Il presidente della Tunisia Saied oggi in Italia: focus su cooperazione, migranti e Libia

Ecco cosa ha appreso “Agenzia Nova” da fonti vicine al dossier

saied di maio

Il presidente della Tunisia, Kais Saied, inizia oggi, 16 giugno, una visita ufficiale di due giorni in Italia con l’obiettivo di ottenere un sostegno tangibile all’economia del suo Paese, possibilmente con la firma di almeno un protocollo d’intesa al riguardo. E’ quanto ha appreso “Agenzia Nova” da fonti vicine al dossier. I dettagli del memorandum sono ancora in via di definizione e non è chiaro quando e se verrà firmato, ma non è un segreto che l’Italia sia uno dei principali donatori della Tunisia, alle prese con una profonda crisi economica, politica e sociale. Il presidente è atterrato questa mattina all’aeroporto di Roma-Ciampino. Accompagnato dal ministro degli Esteri, Othman Jerandi, il capo dello Stato tunisino è stato ricevuto dal titolare della Farnesina, Luigi Di Maio, dall’ambasciatore della Tunisia in Italia, Moez Sinaoui, alla presenza di diversi ambasciatori delle rappresentanze diplomatiche arabe accreditate a Roma e dell’ambasciatore d’Italia a Tunisi, Lorenzo Fanara. Lo ha reso noto la presidenza tunisina in un breve post su Facebook.



La visita di Saied, che avviene su invito del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, avrebbe dovuto tenersi lo scorso autunno ma era sta rimandata a causa della pandemia di Covid-19. Gli altri dossier al centro della due giorni di lavori di Saied in Italia, dove sarà accompagnato dal ministro degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale, Othman Jerandi, sono la lotta ai flussi migratori illegali e la stabilità della Libia. Il programma della visita prevede un colloquio con Mattarella al Quirinale alle ore 12:00, cui seguirà una colazione di lavoro e un successivo incontro a Palazzo Chigi con il presidente del Consiglio, Mario Draghi. “Agenzia Nova” ha interpellato al riguardo il giornalista, scrittore, drammaturgo e analista politico tunisino, Soufiane Ben Farhat.

“Ci sono delle considerazioni da fare, prima di tutto economiche, poi anche politiche e geopolitiche. Al livello economico, l’Italia si appresta ad avere un boom, malgrado tutte le difficoltà dovute alla pandemia. Io credo che la crisi del Covid abbia fatto emergere anche il tema dei rapporti più o meno difficili con la Cina e con l’universo cinese. Ci sono delle agenzie italiane interessate all’internazionalizzazione, soprattutto al livello del Mediterraneo: la Tunisia è nel posto giusto, essendo geograficamente molto vicina all’Italia, basti pensare alle isole di Pantelleria o di Lampedusa. Credo che anche la Tunisia possa giocare un ruolo in questa partita della diplomazia economica nel Mediterraneo, anche se il Paese ora è impantanato in una crisi”, ha detto Ben Farhat ad “Agenzia Nova”. Un altro aspetto da tenere in considerazione è la triangolazione tra la Tunisia, la Libia e l’Italia. “Il sud del Mediterraneo offre molte più opportunità di sviluppo ed economiche di quanto non si pensi. Con la stabilizzazione della Libia, la Tunisia può giocare un ruolo importantissimo. I tunisini conoscono molto bene i libici, siamo partner storici, la manodopera tunisina è molto presente in Libia. L’Italia potrebbe sfruttare queste relazioni privilegiate, come emerso in un recente Business forum trilaterale di alto livello a cui ho preso parte qui a Tunisi. C’è poca informazione sui servizi che può offrire la Tunisia in questo ambito”, aggiunge Ben Farhat.



Sui flussi migratori clandestini, secondo il giornalista, l’Italia è soprattutto interessata alla stabilizzazione della Libia. “Ma io credo che su questo dossier un ruolo possano giocarlo anche Tunisia, Algeria e Marocco. Noi siamo africani: non possiamo ignorare queste persone che vengono dal sud del Sahara. Nello stesso tempo, molti giovani tunisini delusi dalla rivoluzione tentano di arrivare in Europa credendo di trovare l’Eldorado. Credo che una politica solo repressiva, talvolta crudele, non serva a risolvere il problema alla radice”. E’ utile citare, a tal riguardo, la recente missione italo-europea in Tunisia della ministra dell’Interno Luciana Lamorgese e della commissaria europea agli Affari interni, Ylva Johansson. Una missione dal duplice obiettivo: da una parte garantire sostegno a un Paese in profonda difficoltà economica, politica e sociale; dall’altra contrastare il business del traffico di esseri umani, contrastando le organizzazioni criminali e creando le condizioni affinché i tunisini possano trovare un’occupazione in patria, oppure possano arrivare in Europa solo attraverso canali regolari.

Il giornalista tunisino ha poi ricordato le parole pronunciate dal presidente Saied durante la visita, domenica 2 agosto 2020, alle due città costiere di Sfax e Mahdia. “Piuttosto che stanziare più fondi per migliorare solo le capacità materiali e le risorse umane delle guardie costiere, dovremmo pensare a eliminare alla radice le cause che spingono le persone a gettarsi in mare”, aveva detto il capo dello Stato di Tunisi, invitando a riflettere “sulle vere ragioni che hanno portato a questa emigrazione”, come l’iniqua distribuzione della ricchezza e delle risorse a livello nazionale, ma anche internazionale, e la rigida procedura dei visti. “Oggi l’immigrazione irregolare o clandestina è stata creata da alcuni per motivi politici. E ne hanno la piena responsabilità”, aveva detto Saied.

La visita di oggi, ha aggiunto Ben Farhat, “sarà più orientata allo sfruttamento delle possibilità future, che sulle incomprensioni del passato”. L’Italia “aiuta molto la Tunisia, ci sono molti legami stretti tra i tunisini del nord e gli italiani del sud: viviamo nello stesso clima, le nostre genti si assomigliano sempre di più, eppure ci sono sempre barriere”. Ora, secondo lo scrittore e giornalista, c’è una “reale volontà di superare le difficoltà soprattutto nel dopo-Covid per lo sviluppo del Mare Nostrum, che non è un grido di guerra dei Romani, ma una reale possibilità e speranza” di fronte all’emergere di nuovi attori come Russia, Cina e Turchia in questo spazio geopolitico. “Non capisco come i nostri Stati, che sono qui da secoli, abbiano permesso interventi esterni di questo tipo. Credo ci sia ora la giusta occasione per un migliore sfruttamento delle possibilità, ma bisogna superare le politiche repressive e i discorsi politici elettorali a vuoto”, ha concluso il giornalista.

Per quanto riguarda le relazioni economiche, la Tunisia ha sempre presentato caratteristiche ideali per gli investitori italiani, grazie alla vicinanza geografica, ad una normativa locale che favorisce gli investimenti e al costo molto competitivo dei fattori di produzione. Il Paese nordafricano rappresenta un ponte per l’Italia sul Mediterraneo, una piattaforma produttiva naturale per le imprese italiane impegnate a diversificare le proprie attività e a introdursi in nuovi mercati nel Maghreb, Africa subsahariana e Golfo. I vantaggi comparati della Tunisia per le nostre imprese sono costituiti dalla prossimità geografica con importanti mercati in Europa e Africa, la manodopera qualificata e la presenza di filiere produttive competitive ad alto valore aggiunto (in particolare per tessile, aeronautico, automotive, energie rinnovabili e telecomunicazioni). I rapporti commerciali tra Italia e Tunisia sono ottimi: il nostro Paese è primo fornitore della nazione nordafricana con una quota di mercato del 14 per cento a ottobre 2020 ed è il suo secondo partner commerciale, con un interscambio bilaterale nel 2020 attorno ai 4,4 miliardi di euro (fonte Istat) e un saldo in attivo.

La Tunisia è il quinto mercato di destinazione delle esportazioni italiane nell’area Mena nel 2020, il secondo in Nord Africa. Secondo l’Istat, le esportazioni in valore dall’Italia verso lo Stato africano nel 2020 sono state di 2,4 miliardi di euro (-24 per cento rispetto al 2019), mentre le importazioni di 2,1 miliardi (-14 per cento rispetto al 2019): contrazioni che non destano sorpresa nel contesto Covid-19. Ci sono settori nei quali la presenza italiana è preponderante: un capo di abbigliamento su cinque importato dalla Tunisia è realizzato da imprese italiane, come lo è un macchinario su tre per l’agricoltura (39,2 per cento nel 2019). In un’ottica di accorciamento delle catene del valore, la Tunisia può vedere nei prossimi anni incrementi importanti dei propri flussi con l’Italia. La presenza economica italiana in Tunisia è solida e dinamica, annoverando circa 800 società (la maggior parte delle quali sono totalmente esportatrici). La Tunisia continua a rappresentare per il nostro Paese una costante priorità, circostanza ribadita nel corso delle ricorrenti visite politiche.

Secondo i dati dell’Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane – Ice sull’interscambio commerciale tra i due Paesi nel trimestre gennaio-marzo 2021, il valore totale delle esportazioni verso il Paese nordafricano ammonta a 695 milioni di euro, in calo del 4,2 per cento rispetto allo stesso periodo del 2020. Tra i prodotti con il più alto valore di esportazione figurano i prodotti metallurgici (98,6 milioni di euro) e le apparecchiature elettriche e quelle per uso domestico non elettriche (con 87,8 milioni di euro). I dati delle importazioni in Italia invece hanno toccato quota 610,6 milioni di euro, in aumento del 3,7 per cento rispetto a un anno fa. Fra i prodotti con il più alto valore di importazione vanno segnalati gli articoli di abbigliamento (con 114,4 milioni di euro) e le apparecchiature sopra citate (con 82 milioni di euro). Il saldo commerciale si attesta sugli 84,3 milioni di euro, rispetto agli 136,8 milioni del 2020. L’Italia rappresenta il secondo partner commerciale della Tunisia ormai da diversi anni: tuttavia il valore dell’export è passato da 3,3 miliardi di euro nel 2008 a 1,93 miliardi nel 2017.

Una menzione particolare, infine, per l’industria energetica e in particolare le energie da fonti rinnovabili, la cui produzione è ferma al 3,2 per cento. Un risultato assai basso, nonostante l’ambizioso obiettivo di soddisfare con le fonti rinnovabili il 30 per cento del fabbisogno di elettricità interno entro il 2030, raggiungendo così il duplice scopo di ridurre il carbon footprint del Paese e migliorare la bolletta energetica nazionale, ad oggi fortemente gravata dall’importazione di ingenti volumi di gas dall’Algeria. A tal fine è stato definito un quadro normativo volto alla liberalizzazione del mercato dell’energia elettrica e sono in fase di studio progetti infrastrutturali importanti. Dal 2018 in poi, il ministero dell’Industria/Energia ha avviato una serie di gare per l’assegnazione di capacità di generazione elettrica sia solare che eolica destinata ad investitori privati sia nazionali che internazionali, e gli attuali programmi prevedono per il quinquennio ‘21 – ‘25 la messa all’asta di licenze per ulteriori 2 Gigawatt (Gw) tra solare ed eolico. Ad oggi sono state assegnate licenze per oltre 700 Mw di solare e 120 Mw di eolico a vari investitori sia locali che stranieri, tra i quali Scatec, Amea Power, Engie, Abo Wind, ed il consorzio Eni-Etap. Al numero di licenze assegnate però, non ha fatto seguito una crescita della potenza installata.

Ad oggi sono state assegnate licenze per oltre 700 Megawatt (Mw) di solare e 120 Mw di eolico a vari investitori sia locali che stranieri, tra i quali Scatec, Amea Power, Engie, Abo Wind, ed il consorzio Eni-Etap. Al numero di licenze assegnate però, non ha fatto seguito una crescita della potenza installata ed in questo senso un caso emblematico è quello recentemente raccontato dal portale web tunisino “Tunisie Numerique”, secondo cui l’iniziativa intrapresa da Eni-Etap nel Paese è divenuta ostaggio di dispute tra sindacati e istituzioni che sono estranee al progetto. Il progetto realizzato da Eni in partnership con la compagnia di Stato Etap consiste di una centrale elettrica fotovoltaica con una capacità installata di 10 Mwp (potenza nominale di generatore di picco) presso la città di Tataouine, nel sud del Paese. L’impianto prevede la fornitura di energia elettrica verde alla società di stato Société Tunisienne de l’Electricité et du Gaz (Steg), la quale però non ha ancora provveduto a dare il consenso all’avvio della centrale, e ciò in aperta violazione dei propri obblighi. Il risultato è che l’impianto – assegnato a seguito di una gara bandita dalle autorità tunisine nel 2018 nell’ambito dei programmi di sviluppo del settore delle energie rinnovabili e completato nel giugno del 2020 – da un anno a questa parte non ha ancora prodotto un kilowattora di energia rinnovabile.

Fonti di “Agenzia Nova” spiegano che dietro allo stallo imposto dalla Steg ci sarebbe la volontà delle organizzazioni sindacali di categoria di ostacolare le politiche istituzionali funzionali alla liberalizzazione del mercato dell’energia elettrica. Il messaggio per gli investitori internazionali del settore, che da alcuni mesi ormai restano in attesa di vedere una soluzione a questa situazione, non è certo dei migliori. Il rischio è quello che le aziende straniere siano così costrette investire i propri capitali altrove. Peccato che nella visita di Saied non ci sarà spazio per un incontro con le imprese italiane. Un confronto, su questo tema, potrebbe esserci a inizio luglio con la prevista missione a Roma del premier Hichem Mechichi.

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