Procuratore di Viterbo: “Il Covid ha richiesto sforzi su codice rosso e tutela del lavoro”

Paolo Auriemma a 'Nova' spiega su cosa si sia concentrata la procura di Viterbo in epoca di pandemia

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Codice rosso e sfruttamento del lavoro sono le voci su cui, in epoca di pandemia, si è concentrata la procura di Viterbo. Ma non solo, anzi, lo sforzo maggiore è stato fatto per reggere “l’urto” dovuto al cambiamento necessario per affrontare la nuova realtà dettata dall’emergenza Covid. Procure e tribunali svuotati per ridurre al minimo i contagi facevano temere la paralisi della giustizia. “Le crisi” però “vanno sfruttate come opportunità che ci permettono di modificare le nostre abitudini di vita, o delle prassi organizzative, che si devono confrontare alla nuova realtà. Per far questo certamente occorre volontà, impegno, assunzione di responsabilità”. Lo dice ad “Agenzia Nova” il procuratore capo di Viterbo Paolo Auriemma.



La procura che dirige, così come tutto il mondo, ha dovuto far fronte ai cambiamenti dettati dalle restrizioni per contrastare la pandemia ma la crisi “è stata – lui dice – anche l’occasione per affrontare nuove sfide con decisione”. Un lavoro che non è stato semplice e neanche agevole, anche perché le risorse sono sempre limitate. “In un ufficio pubblico – dice però Auriemma – nessun risultato può esser raggiunto senza la sinergia tra tutti i dipendenti ed in accordo con soggetti esterni. La Procura di cui sono responsabile ha saputo raccogliere la sfida e trasformare in tempi brevi, con il fondamentale apporto del personale della amministrazione, la propria struttura organizzativa puntando su una marcata informatizzazione”.

Così si è colta l’opportunità “di ristrutturare il sistema di acquisizione delle ‘notizie di reato’, oggi trasmesse dalle forze dell’ordine, non più soltanto in forma cartacea, ma in tempi rapidi con sistemi informatici e ciò ha, a cascata, comportato una ancor più rapida individuazione del magistrato a cui la denunzia viene assegnata”. Ed ancora, “i difensori oggi dialogano con rapidità con singoli pubblici ministeri inviando difese e documentazioni con il mezzo telematico così da far confluire immediatamente gli atti nel fascicolo delle indagini preliminari e a breve, potranno consultare gli atti dal proprio studio professionale. Risultati questi -riconosce Auriemma – che non possono essere raggiunti se non la con il fondamentale contributo della polizia giudiziaria e della avvocatura che, a Viterbo, ha avuto sempre un franco e completo dialogo con i magistrati. Non è stato piccolo lo sforzo fatto per giungere a questo risultato, ma certamente oggi la soddisfazione è notevole perché sappiamo che abbiamo fatto da apripista, addirittura anticipato riforme normative che oggi sono andate a regime”.



In merito alle attività della Procura “abbiamo approfondito indagini sulla materia dello sfruttamento del lavoro, sia dal punto di vista della sicurezza dei lavoratori che da quello di prestatori d’opera che hanno subito particolari vessazioni finalizzate a comprimere i più fondamentali diritti, riducendo alcuni a situazioni di sottomissione fisica e morale al datore di lavoro”. Aspetti riscontrati dagli inquirenti viterbesi “nel settore agricolo dove, tra l’altro sono stati applicati nuovi strumenti giuridici che hanno portato al sequestro di intere aziende agricole che oggi, sia chiaro, continuano ad operare sotto il controllo di amministratori giudiziari per non frustrare gli interessi economici dell’intera collettività”. Stessi tipi di attenzioni anche “nel settore del commercio dove amministratori di grandi società sono stati sospesi dall’esercizio delle funzioni per evitare che i reati contestati potessero continuare a produrre effetti”.

Inoltre nel territorio di competenza della provincia di Viterbo “abbiamo osservato – dice Auriemma – un incremento dell’attività dell’ufficio conseguente e all’entrata in vigore della legge 173/2019” il così detto Codice rosso. Si tratta di un provvedimento volto a rafforzare la tutela delle vittime dei reati di violenza domestica e di genere, inasprendone la repressione tramite interventi sul codice penale e sul codice di procedura penale. “La nuova legge ha imposto dei tempi serrati sul controllo della denuncia. Provvedimento legislativo che ha inteso tutelare beni primari e che rispetta la sensibilità culturale che nella collettività è andata maturando, ma che forse – sottolinea Auriemma – non ha fatto i conti con studi di fattibilità”. Il procuratore lo afferma sostenendo che la sua procura ha adottato, così come altre, una pluralità di provvedimenti organizzativi per avere un continuo dialogo con polizia giudiziaria preparata specificamente. “Non si tratta, infatti, di una materia su cui si può improvvisare o di provvedimenti che possono essere affrontati da personale non specializzato, vi sono delicati interessi personali sottostanti che non possono certo essere ignorati”. Certamente, però, rileva Auriemma “vi è stato un assorbimento delle forze dell’Ufficio che è stato compensato con non poco sforzo perché non si penalizzasse la gestione delle indagini su altri reati”.

Quando si parla di Procura della Repubblica troppo spesso si pensa soltanto alla fase delle indagini. “Ma è dovere di ogni magistrato dell’ufficio, a cominciare dal Procuratore, riflettere anche sulla gestione dei tempi del dibattimento” la parte del processo che si svolge davanti al giudice ed in contraddittorio tra il pubblico ministero ed avvocato. “La Procura di Viterbo ha già da tempo sottoscritto un protocollo organizzativo con il Tribunale che permette di far sì che il Pubblico ministero che è stato delegato a svolgere le indagini segua nei procedimenti davanti al giudice collegiale, svolga le proprie funzioni anche davanti al Tribunale”, ha aggiunto Auriemma.

Poi ci sono le riforme normative che hanno portato ad un rallentamento dell’attività processuale. “Senza che questo voglia suonare come una critica all’attività delle legislatore, libero nelle proprie scelte politiche, certamente – rileva ancora Auriemma – l’aver precluso la possibilità di adottare riti alternativi, particolarmente il giudizio abbreviato, per reati particolarmente gravi quali, tra gli altri, gli omicidi”, scelta motivata dal legislatore perché finalizzata ad impedire sconti di pena ritenuti da non concedere, in caso di condanna, ad imputati per reati gravi, “certamente ha inciso, in ogni tribunale italiano, soprattutto di medie dimensioni, sulla organizzazione degli uffici. Basti dire che nell’anno 2020, procedimenti che si sarebbero potuti concludere davanti al giudice (monocratico) delle indagini preliminari, si stanno celebrando con il complesso rito che si svolge davanti alla corte di assise e ciò ha avuto evidenti (ma anche logiche) ricadute su tutti i ruoli dei giudici costretti a rimodulare la propria attività tenendo in considerazione il moltiplicarsi degli impegni in udienza. Ripeto – ribadisce il procuratore di Viterbo – questo non è problema soltanto del Tribunale, ma anche della Procura che in tutti i modi ha cercato di creare le condizioni per una più rapida risposta giudiziaria definitiva, quantomeno in primo grado”.

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