India-Cina: concluso l’undicesimo ciclo di colloqui militari sui confini

Il completamento del disimpegno in altre aree spianerebbe la strada a una de-escalation

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Si è concluso l’undicesimo ciclo di colloqui di livello militare sulla contesa di confine tra l’India e la Cina, sul lato indiano della frontiera Chusul-Moldo. Secondo quanto riferisce un comunicato congiunto le parti hanno convenuto sulla necessità di “risolvere rapidamente le questioni in sospeso, conformemente agli accordi esistenti”. E’ stato anche evidenziato che “il completamento del disimpegno in altre aree spianerebbe la strada a una de-escalation” e “consentirebbe di fare progredire le relazioni bilaterali”. Le parti hanno inoltre convenuto di “proseguire il dialogo” ed “evitare nuovi incidenti nelle zone di confine”.



Il disimpegno è stato avviato il 10 febbraio. L’11 febbraio il ministro della Difesa indiano, Rajnath Singh, ha informato il Consiglio degli Stati, la camera alta del parlamento, dell’accordo e ne ha illustrato i dettagli: “la parte cinese manterrà la presenza delle sue truppe nell’area della riva settentrionale a est del Finger 8”, la più orientale delle otto scogliere del bacino, mentre “le truppe indiane saranno basate nella loro base permanente al Posto Dhan Singh Thapa vicino al Finger 3”; “un’azione simile sarà intrapresa nell’area della riva meridionale da entrambe le parti”; “tutte le strutture che sono state costruite da entrambe le parti dall’aprile del 2020 nelle aree a nord e a sud saranno rimosse”; infine, “è stata anche concordata una moratoria temporanea delle attività militari da ambo le parti sulla riva nord, incluso il pattugliamento”. “Sarà sostanzialmente ripristinata la situazione esistente prima dell’inizio dello stallo dell’anno scorso”, ha sintetizzato l’esponente del governo indiano, ribadendo tutte le rivendicazioni territoriali dell’India e assicurando che non sono state fatte concessioni.

Le contese di confine tra India e Cina hanno una storia pluridecennale ma si sono riaccese da maggio dell’anno scorso, in seguito a due episodi contrapposizione fra truppe. Il 6 giugno 2020, in seguito a quegli episodi, si è tenuto il primo incontro di livello militare ed è stato concordato il disimpegno della Valle del Galwan, ma le truppe si sono scontrate proprio mentre avevano cominciato ad arretrare. Il 15 giugno una squadra indiana di circa 50 uomini, guidata dal colonnello Santosh Babu, e una cinese si sono contrapposte in un sito noto come punto di pattugliamento 14 in un corpo a corpo durato alcune ore con pietre e mazze (i soldati non erano armati, in base a un protocollo esistente tra i due paesi). L’Esercito indiano ha reso noto di aver perso 20 militari, tra cui Babu, riferendo al tempo stesso di perdite da entrambe le parti; la Commissione militare centrale cinese ha ammesso mesi dopo, il 19 febbraio, che quattro militari cinesi morirono nello scontro, rivelando anche le loro identità e il conferimento di onorificenze al merito.



I successivi colloqui militari si sono svolti il 22 e il 30 giugno, il 14 luglio, il 2 agosto, il 21 settembre, il 12 ottobre, il 6 novembre e il 24 gennaio. Sul fronte diplomatico, si sono tenute sei riunioni del Meccanismo operativo di consultazione e coordinamento India-Cina sugli affari di confine (Wmcc), l’ultima il 18 dicembre. A livello ministeriale, c’è stata una lunga videoconferenza, il 5 luglio 2020, tra i rappresentanti speciali per le questioni dei confini, il consigliere per la Sicurezza nazionale indiano Ajit Doval e il ministro degli Esteri cinese Wang Yi. I ministri degli Esteri, l’indiano Subrahmanyam Jaishankar e il cinese Wang, che avevano avuto un colloquio telefonico il 17 giugno, poco dopo i fatti del Galwan, si sono incontrati il 10 settembre a Mosca a margine di una riunione dell’Organizzazione per la cooperazione di Shanghai (Sco). Le parti hanno sempre attribuito la responsabilità l’una all’altra.

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