India: ultimi quattro caccia Rafale francesi attesi tra l’inizio di febbraio e aprile

L’intera commessa, del valore di circa otto miliardi di dollari, comprende 36 aerei e sui 32 già consegnati

aereo Rafale

Gli ultimi quattro aerei caccia Rafale prodotti dall’azienda francese Dassault Aviation per l’Aeronautica militare indiana arriveranno in India tra l’inizio di febbraio e aprile e saranno tutti equipaggiati con gli aggiornamenti tecnici chiesti da Nuova Delhi. Lo riferisce il quotidiano “Hindustan Times”. Secondo il giornale, tre aerei dovrebbero lasciare la Francia il primo o il 2 febbraio, mentre il quarto ad aprile. L’intera commessa, del valore di circa otto miliardi di dollari, comprende 36 aerei e sui 32 già consegnati dovrebbe essere attuato in seguito un intervento di retrofitting. L’accordo intergovernativo, che ha un posto importante nei rapporti tra India e Francia, è stato firmato nel settembre del 2016 e i primi cinque aerei sono arrivati in India il 29 luglio 2020.



L’appalto era stato deciso dal governo dell’Alleanza progressista unita (Upa), guidato dal Congresso nazionale indiano (Inc), che aveva negoziato un prezzo di 10,2 miliardi di dollari per 126 aerei, ma si era bloccato in seguito al rifiuto di Dassault di assicurare che la produzione sarebbe stata affidata a Hindustan Aeronautics Limited (Hal). L’esecutivo dell’Alleanza nazionale democratica (Nda) guidata dal Partito del popolo indiano (Bjp) di Narendra Modi ha poi modificato l’accordo, riducendo il numero di mezzi e rinunciando al trasferimento di tecnologia. In base all’intesa, la parte francese si è assunta il trenta per cento dell’impegno per la ricerca e lo sviluppo e il venti per cento per la manifattura dei componenti in India. Il Congresso ha chiesto l’istituzione di una commissione parlamentare, accusando il governo di aver concluso la compravendita a “un prezzo molto gonfiato” e di aver aggirato la “procedura d’appalto della difesa” a favore del gruppo industriale Reliance Defence, facendone entrare la controllata Reliance Aerostructure in una joint venture con Dassault. La polemica si è concentrata soprattutto sul mancato ruolo dell’azienda pubblica Hal.

La vicenda è giunta anche all’esame della Corte suprema. La massima autorità giudiziaria ha ammesso all’udienza quattro petizioni, finalizzate a ottenere chiarimenti e un’inchiesta del Central Bureau of Investigation (Cbi). Il collegio giudicante ha chiesto al governo un rapporto sul processo decisionale che ha portato all’acquisto e dopo averlo ricevuto si è espresso a favore della sua condivisione con le controparti, nella misura del possibile. Il 14 dicembre 2018 la Corte ha respinto le petizioni. Nel testo della sentenza, articolato in 34 punti, ha precisato che il materiale esaminato “non rivelava i dettagli sui prezzi, al di là dei prezzi base degli aerei”; che in certe circostanze il giudizio deve “tenere conto della sicurezza nazionale” e che non “è appropriato né nell’ambito dell’esperienza della Corte entrare nel campo di ciò che è tecnicamente fattibile o meno”. Nondimeno, la Corte ha scritto di non aver rilevato motivi per dubitare della regolarità della compravendita e del bisogno di acquisire quelle dotazioni: “non c’è ragione di dubitare del processo seguito e la necessità degli aerei non è in dubbio”. Non è stato ravvisato, inoltre, alcun “favoritismo commerciale”.



In Francia, invece, è stata aperta un’indagine della Procura nazionale delle finanze (Pnf), in seguito a nuovi elementi rivelati nei mesi scorsi dal sito di giornalismo investigativo “Mediapart”, in aggiunta a quelli contenuti nella denuncia presentata alla fine del 2018 dall’organizzazione non governativa Sherpa, specializzata in reati finanziari, e archiviata nel 2019. Stando a quanto riferito dalla stampa francese, l’indagine, per “corruzione” e “favoritismo”, si concentra sulla creazione, nel 2017, della joint venture Dassault Reliance Aerospace tra Dassault Aviation e il conglomerato Reliance dell’imprenditore indiano Anil Ambani, con una quota del 51 per cento per Reliance e dieci milioni di euro investiti, a fronte dei 159 milioni di euro del costruttore francese.

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