L’Iran dovrebbe riprendere i colloqui sul nucleare a Bruxelles il 21 ottobre

Lo ha dichiarato oggi parlamentare iraniano, Ahmad Alirezabeigui

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L’Iran dovrebbe riprendere i colloqui con i membri dell’accordo sul nucleare (Cina, Francia, Germania, Regno Unito e Russia) a Bruxelles il prossimo 21 ottobre. Lo ha dichiarato oggi parlamentare iraniano, Ahmad Alirezabeigui, all’agenzia di stampa iraniana “Fars”, dopo un’audizione in parlamento del ministro degli Esteri iraniano, Hossein Amirabdollahian. I negoziati per il rilancio dell’accordo sul nucleare iraniano sono ripresi a Vienna lo scorso aprile, ma si sono interrotti a giugno. “Il ministro degli Esteri iraniano Hossein Amirabdollahian ha dichiarato detto che i colloqui con il gruppo 4+1 inizieranno a Bruxelles giovedì”, ha dichiarato il parlamentare. Per 4+1 il ministro fa riferimento ai quattro Paesi membri permanenti del Consiglio di sicurezza dell’Onu – Francia, Regno Unito, Russia, Cina – e Germania. Un altro parlamentare iraniano ha confermato la ripresa dei negoziati la prossima settimana. “Tutti hanno ricevuto un messaggio chiaro e serio. Il governo (iraniano) inizierà i colloqui questa settimana (iraniana che inizia il sabato)”, ha dichiarato il deputato Behrouz Mohebbi Najmabadi sul suo account Twitter.



Lo scorso 15 agosto, l’Alto rappresentante dell’Ue per la politica estera e di sicurezza, Josep Borrell, si è detto “pronto” a ricevere la leadership iraniana a Bruxelles, invitando l’Iran a non perdere altro tempo per tornare al tavolo dei negoziati sul suo programma nucleare. “So che gli iraniani vogliono tenere dei colloqui preliminari con me, come coordinatore, e con alcuni altri membri del consiglio” dell’accordo nucleare iraniano del 2015, ha dichiarato Borrell parlando ai giornalisti a Washington. “Sono pronto”, “ma il tempo stringe” per salvare questo accordo, ha aggiunto. Il negoziatore dell’Unione europea responsabile del dossier, Enrique Mora, si è recato il 14 ottobre a Teheran per sollecitare il governo iraniano a riprendere i negoziati sospesi da giugno per rilanciare l’accordo sul nucleare, di fatto sospeso dopo l’uscita unilaterale degli Stati Uniti dall’intesa e la conseguente imposizione di sanzioni economiche nel maggio del 2018.

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