Iran: un audio “rubato” a Zarif mette in difficoltà i pasdaran a poche settimane dal voto

I file hanno scatenato un vero e proprio caso in Iran, mettendo in difficoltà il ruolo del governo uscente

zarif

Le dichiarazioni espresse dal ministro degli Esteri dell’Iran, Mohammad Javad Zarif, sul ruolo predominante dei Guardiani della rivoluzione iraniana (pasdaran) in tutti gli aspetti della politica della Repubblica islamica, potrebbero favorire il fronte moderato e riformista alle prossime elezioni presidenziali del 18 giugno. I file “rubati” contenenti una lunga intervista di tre ore con l’economista iraniano Saeed Leylaz hanno scatenato un vero e proprio caso in Iran, mettendo in difficoltà il ruolo del governo uscente, ma allo stesso tempo hanno fatto luce su uno scenario noto e alla base delle manifestazioni organizzate tra il 2019 e il 2020 proprio contro lo strapotere delle élite religiose e militari. La pubblicazione degli audio avviene inoltre mentre a Vienna proseguono i delicati incontri indiretti tra Iran e Stati Uniti nell’ambito della Commissione mista del Piano globale d’azione congiunto mirata rilanciare l’accordo sul nucleare iraniano.

Ad avvalorare la tesi di un vantaggio per Zarif derivante dalle dichiarazioni è stato per primo Mohammad-Ali Abtahi, teologo e vicepresidente dal 2001 al 2004 nel governo guidato da Ali Khatami. “I file trapelati di Zarif non favoriscono i fondamentalisti. Più esprimeranno critiche e attacchi contro Zarif a causa di queste dichiarazioni, più aumenterà la sua base di voti popolari, in caso di candidatura alle presidenziali”, ha affermato in un messaggio sul suo profilo Twitter. Del resto anche i conservatori, sostengono che Zarif sia stato in qualche modo uno strumento usato dal fronte riformista per screditare i pasdaran e le forze di sicurezza in chiave elettorale. Intervistato dall’agenzia di stampa iraniana “Mehr”, Manouchehr Mottaki, ministro degli Esteri durante il primo mandato di Mahmoud Ahmandinejad, ha osservato che le registrazioni audio trapelate sui media sono state “studiate” in precedenza dal fronte riformista: il capo della diplomazia di Teheran, secondo Mottaki, sarebbe stato “usato come uno strumento”.

Va notato che a differenza di altre occasioni, il governo non ha negato le parole di Zarif, divulgate nei giorni scorsi dal quotidiano in lingua farsi con sede a Londra “Iran International”. L’esecutivo si è limitato a sottolineare che quanto affermato dal ministro contro i cosiddetti pasdaran e lo stesso generale Qassem Soleimani – ucciso a Baghdad nel gennaio 2020 – erano frutto di un discorso più articolato che è stato tagliato e male interpretato. “Il ministro Zarif spiegherà questi malintesi”, ha dichiarato oggi in una conferenza stampa il portavoce del governo Ali Rabiei, precisando che “sono stati pubblicati estratti selezionati di un dialogo molto lungo in modo fuorviante” e che al momento è in corso una indagine per individuare i responsabili del “complotto”.

Rabiei, quindi, non ha messo in dubbio le dichiarazioni di Zarif, specificando inoltre che l’intervista rilasciata all’economista Leylaz fa parte di un documentario dal titolo “Beyond the Goverment” in cui sono state raccolte ben 33 interviste a ministri, vicepresidenti e funzionari per raccontare il lavoro dei due mandati del governo guidato dal presidente Hassan Rohani. Il portavoce del governo ha osservato che le interviste, tra cui quella a Zarif, hanno lo scopo di tratteggiare e descrivere tutti gli aspetti della politica dei due governi Rohani in modo innovativo, analizzandone anche le difficoltà del processo decisionale, con l’obiettivo di fornire anche un aiuto ai futuri governi. “Nessuno può dubitare della obbedienza di Zarif alla sua guida suprema (ayatollah Ali Khamenei) e della profondità della sua amicizia con tutti i soldati della patria, compreso il generale Soleimani”.

Il rapporto complesso tra Zarif e Soleimani era già emerso con forza nel febbraio del 2019 quando il responsabile della diplomazia di Teheran aveva annunciato le sue dimissioni proprio per uno scontro con il potente generale della Forza Qods dei Guardiani della rivoluzione. Zarif, al pari di altri membri del governo, non erano stati invitati all’incontro, avvenuto a Teheran il 25 febbraio 2019 tra la Guida suprema Ali Khamenei e il presidente siriano Bashar al Assad a cui invece aveva partecipato il generale Soleimani. Le tensioni tra governo e pasdaran, che in Iran controllano buona parte dei settori vitali dell’economia, tra cui quello petrolifero, sono ben delineate dallo stesso Zarif nelle registrazioni trapelate. Infatti, il ministro degli Esteri ha sottolineato di aver agito sotto la pressione dei Guardiani della rivoluzione iraniana, la cui forte influenza ha spesso annullato molte decisioni del governo e ignorato deliberatamente le indicazioni dell’esecutivo.

Nella registrazione Zarif ha accusato direttamente il generale della Qods dei pasdaran Soleimani di aver minato in molte occasioni le azioni del governo. Per Zarif, infatti, Soleimani avrebbe lavorato con la Russia per tentare di sabotare l’accordo sul nucleare raggiunto nel luglio 2015 a Vienna, e compiuto azioni volte a prolungare l’impegno dell’Iran nella guerra in Siria. Zarif ha affermato che la Russia non voleva che l’accordo avesse successo e “ha messo tutto il suo peso” dietro la creazione di ostacoli perché non era nell’interesse di Mosca che l’Iran normalizzasse le relazioni con l’Occidente. A tal fine, ha aggiunto il ministro degli Esteri, il generale Soleimani si è recato in Russia per “demolire i nostri risultati”. Zarif ha inoltre contestato la condotta di Soleimani su altri fronti, criticandolo per aver permesso agli aerei da guerra russi di sorvolare l’Iran per bombardare la Siria e per aver spostato attrezzature militari e personale in Siria tramite la compagnia aerea di proprietà statale Iran Air all’insaputa del governo e per aver dispiegato Forze di terra iraniane in Siria. Nella Repubblica islamica il campo militare governa”, ha dichiarato Zarif.

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