Iraq: attentato contro il premier Kadhimi a Baghdad

Il primo ministro: "Sto bene, chiedo calma e moderazione da parte di tutti”

Mustafa al Kadhimi - Iraq

“Sto bene, grazie a Dio, chiedo calma e moderazione da parte di tutti per il bene dell’Iraq”: con queste parole il primo ministro dell’Iraq, Mustafa al Kadhimi, ha annunciato via Twitter di essere sopravvissuto stanotte a un attentato compiuto con un drone esplosivo. Il velivolo-bomba pilotato da remoto ha preso di mira la residenza del capo del governo all’interno della Zona verde, la cittadella fortificata che ospita edifici governativi e ambasciate straniere nel centro della capitale irachena Baghdad, nelle prime ore di domenica in quello che l’esercito iracheno ha definito un tentato omicidio. Nessun gruppo ha ancora rivendicato la responsabilità dell’attacco che, secondo fonti della sicurezza irachena, ha ferito diverse guardie del corpo di Kadhimi. L’attentato giunge dopo le violente proteste di venerdì 5 novembre a Baghdad per il risultato delle elezioni generali del mese scorso. Il portavoce del comandante in capo delle Forze armate irachene, il generale Yehya Rasool, ha smentito che il premier sia rimasto ferito, spiegando che sono state dispiegate unità di sicurezza aggiuntive e che i controlli sono stati rafforzati: “La situazione della sicurezza nella Zona Verde ea Baghdad è stabile. Le forze armate irachene continuano a mantenere la sicurezza, l’ordine e la legge”.



Il dipartimento di Stato degli Stati Uniti ha condannato l’attacco e ha offerto assistenza per le indagini. “Questo apparente atto di terrorismo, che condanniamo fermamente, è stato diretto al cuore dello Stato iracheno”, ha detto il portavoce Ned Price in una nota. “Siamo in stretto contatto con le forze di sicurezza irachene incaricate di difendere la sovranità e l’indipendenza dell’Iraq e abbiamo offerto la nostra assistenza mentre indagano su questo attacco”. Parole di condanna sono giunte anche dall’Iran per bocca del segretario del Consiglio supremo di sicurezza nazionale dell’Iran, Ali Shamkhani: “Il tentativo di uccidere Al Kadhimi è una nuova sedizione che deve essere fatta risalire a gruppi stranieri che non hanno portato altro che insicurezza, discordia e instabilità agli oppressi iracheni, attraverso la creazione e il sostegno a gruppi terroristici”.

Centinaia di persone sono state ferite negli scontri di venerdì scorso che, secondo fonti non ufficiali, avrebbero provocato alcuni morti. Le proteste contro i risultati elettorali sono state organizzate dai partiti sciiti iracheni filo-iraniani, in particolare l’Alleanza Fatah, il braccio politico delle Forze di mobilitazione popolare (Pmu, coalizione di milizie a maggioranza sciita), uscito sconfitto dalle elezioni del 10 ottobre ottenendo solamente 15 seggi su 329, rispetto ai 48 ottenuti nelle precedenti elezioni del 2018. I partiti filo-iraniani hanno denunciato brogli e frodi durante le elezioni che sarebbero alla base, secondo loro, del successo ottenuto dalla coalizione Al Sairoon, del leader politico religioso sciita Moqtada al Sadr. Le brigate di Hezbollah hanno definito le elezioni del mese scorso le “peggiori” dal 2003.



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