Iraq: Kadhimi a Roma mentre l’Italia si appresta a guidare la missione Nato nel Paese

Il premier dovrebbe recarsi anche in Vaticano e incontrare papa Francesco

kadhimi

Il primo ministro dell’Iraq, Mustafa al Kadhimi, è atterrato a Roma per dare il via alla sua visita ufficiale. Lo apprende “Agenzia Nova” da fonti irachene. Il viaggio del premier iracheno a Roma avviene mentre l’Italia si appresta a guidare la missione Nato in Iraq. Quella in Italia è la seconda tappa del viaggio di Al Kadhimi in Europa iniziato con la visita a Bruxelles dove il capo del governo di Baghdad ha avuto incontri con la presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, il segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg e l’omologo Belga, Alexander De Croo. Secondo fonti governative citate dai media dell’Iraq, il premier dovrebbe recarsi anche in Vaticano e incontrare papa Francesco, protagonista lo scorso marzo di una storica visita nel Paese mediorientale. Al centro dell’agenda, nel caso di eventuali incontri con le autorità italiane, potrebbero esservi il dossier della Nato, il ruolo svolto dalle imprese italiane nella ricostruzione dell’economia dell’Iraq, profondamente danneggiata dalle guerre degli ultimi 20 anni, e il sostegno di Roma nella lotta allo Stato islamico (Is).



Kadhimi in Italia, momento cruciale per l’Iraq

La possibile espansione della missione Nato in Iraq giunge in un momento critico per la sicurezza del Paese, alla luce del ritiro progressivo delle forze statunitensi, contro le cui strutture proprio di recente i gruppi armati filo-iraniani hanno intensificato gli attacchi, effettuati tramite razzi o (più spesso) droni. Durante l’incontro con Stoltenberg, ieri, Al Kadhimi ha invitato la Nato ad ampliare il quadro della sua missione in Iraq e a continuare a sviluppare le capacità delle forze irachene; d’altra parte, l’Alleanza ha ribadito il suo continuo sostegno a Baghdad nella lotta al terrorismo. Al Kadhimi ha discusso delle misure per ampliare il quadro della missione Nato in Iraq, secondo le priorità di sicurezza irachene e in coordinamento preventivo con il governo, sottolineando che l’importanza di sviluppare relazioni è nell’interesse del popolo iracheno e della stabilità della regione e del mondo. Inoltre, il primo ministro ha sottolineato l’importanza che l’Iraq non sia un teatro per la risoluzione dei conflitti, o una base di lancio per l’aggressione contro nessuno dei Paesi vicini.

D’altra parte, l’Italia sta pensando di “aumentare la sua partecipazione e di assumere il comando della missione Nato in Iraq”, dato che la lotta contro lo Stato islamico ha ottenuto “importanti successi, ma molto resta da fare”. Lo ha detto il ministro degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale, Luigi Di Maio, nell’intervento introduttivo della riunione ministeriale della Coalizione globale anti-Daesh, acronimo arabo di Stato islamico dell’Iraq e del Levante, tenuto a Roma lo scorso 28 giugno. Di Maio ha ricordato come l’Italia stia già ampiamente facendo la propria parte nella lotta contro le bandiere nere, “con oltre 800 unità tra Iraq e Kuwait, nel rispetto della sovranità irachena e in accordo con le autorità di Baghdad”. Si tratta, secondo il titolare della Farnesina, di un “significativo contingente militare a supporto della popolazione e delle istituzioni locali con l’obiettivo di rendere il Paese capace di affrontare le minacce in autonomia”.



Questioni in sospeso dall’embargo contro Saddam

Un’altra questione sul tavolo, affrontata il mese scorso dal ministro degli Esteri di Baghdad, Fuad Hussein, durante una visita ufficiale a Roma, riguarda i circa 60 milioni di dollari congelati nelle banche italiane a causa dell’acquisto, alla fine degli anni ’80 del secolo scorso, di armi prodotte da aziende italiane e mai consegnate, a causa dell’embargo imposto contro l’ex presidente Saddam Hussein. Al tempo di Saddam Hussein “sono state acquistate delle armi e altre forniture e l’Iraq le ha pagate”, ha detto il ministro degli Esteri iracheno il mese scorso, durante un incontro con la stampa a Roma. “A causa dell’embargo imposto nel 1991 l’Iraq non è riuscito a prendere le forniture”, e il denaro “è ancora congelato nelle banche italiane”. Tra le opzioni prese in considerazione dalle due parti, ad oggi, vi è quella di una consegna effettiva delle forniture, oppure quella di una restituzione del denaro “bloccato”.

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