Italia-Cina, presidente Copasir: “Accordi Nuova via della seta sono atto di sottomissione”

E' quanto dichiarato dal senatore Adolfo Urso al termine dell'evento Countering China’s influence in Europe and Italy

adolfo urso (copasir)

Gli accordi sulla Nuova via della seta sottoscritti nel 2019 dall’Italia sono stati “un atto di sottomissione politica” nei confronti di un Paese, la Cina, che con la sua nuova postura costituisce una “minaccia di sistema” da affrontare in maniera coordinata. Lo ha dichiarato il senatore Adolfo Urso, esponente di Fratelli d’Italia e presidente del Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica (Copasir), al termine dell’evento Countering China’s influence in Europe and Italy, una due giorni di dibattiti organizzata in collaborazione con Fondazione Farefuturo, International republican institute e Comitato atlantico italiano. Un confronto “importante”, ha evidenziato Urso, anche “per quanto riguarda l’indirizzo che parlamento e governo hanno assunto in materia di utilizzo della tecnologia cinese nel sistema delle telecomunicazioni e nell’utilizzo della Golden power per bloccare l’acquisizione di imprese strategiche da parte della Cina in Italia”. Secondo il senatore, “parlare di questi argomenti è fondamentale, così come è decisivo comunicarli a opinione pubblica e parlamento: non possono restare un dibattito per cerchie ristrette”.



Questo vale in particolare per l’Italia, Paese nel quale la Cina proietta il proprio “soft power” attraverso accordi sui media. “Nel 2019, quando furono firmati gli accordi sulla Nuova via della seta, pochi compresero la portata politica di quelle intese. Tra i tanti protocolli collaterali vi era anche un accordo sullo scambio di informazioni sui media che riguardava sia le agenzie di stampa che le reti radiotelevisive. Noi siamo diventati megafoni della Cina, le nostre agenzie, i nostri giornali e anche la Rai trasmettono comunicati e notizie fornite dal sistema cinese in maniera acritica”, ha osservato Urso. Il presidente del Copasir ha anche ricordato che in Italia vi è “la più grande rete di istituti Confucio in Europa. Dobbiamo essere consapevoli che non si tratta solo di una competizione commerciale, tecnologica o industriale. Bisogna tutelare un sistema costruito nell’arco dei millenni, quello sulla base del quale è nata l’Alleanza atlantica”, ha aggiunto Urso.

Il senatore ha ricordato che nel 2001 era a Doha quando fu sottoscritto l’accordo per l’adesione della Cina all’Organizzazione mondiale del commercio (Omc), al termine di una trattativa durata oltre un decennio. “Ma la Cina di allora non è la Cina di oggi”, ha spiegato Urso. “All’epoca non aveva una visione egemonica. La sua postura è cambiata con l’ascesa del presidente Xi Jinping. Lo dimostra inserimento della Nuova via della seta come rotta per il dominio globale nei preamboli dello statuto del Partito comunista”. La Cina “ha investito nel riarmo, costruito sommergibili, portaerei, basi militari come a Gibuti, creato una politica della sottomissione del debito. Ha una postura imperiale, aggressiva, tesa a diventare non una potenza globale, ma la superpotenza globale. Questa postura si coniuga con un fenomeno di trasformazione potere cinese. Xi ha inserito il suo pensiero nella Costituzione cinese al pari di Mao Tsedong e Deng Xiaoping, e ha eliminato il limite dei due mandati. È diventato, di fatto, un imperatore. Questo crea una miscela esclusiva e pericolosa, perché non c’è più controllo del partito sul presidente”. Secondo Urso si tratta, nel complesso, di una “minaccia di sistema che va affrontata in con un coordinamento globale”. “Se l’Italia sottoscrive l’accordo sulla Nuova via della seta da sola, fa un atto di sottomissione. Se tratta insieme ai suoi partner, è in grado di governarne gli esiti”, ha concluso.



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