Italia-Emirati: diplomazie al lavoro per superare le incomprensioni

Secondo fonti "Nova", l’ultimatum per lo sgombero della base di Al Minhad sarebbe stato ordinato dall’erede al trono di Abu Dhabi

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Italia ed Emirati stanno cercando di recuperare lo strappo nei rapporti a seguito della revoca alle autorizzazioni per l’esportazione di missili e bombe verso il Paese del Golfo (e l’Arabia Saudita) firmato dal governo Conte il 29 gennaio 2021. In questo contesto l’ultimatum dato dagli Emirati Arabi Uniti all’Italia di sgomberare la base aerea di Al Minhad entro il 2 luglio, pur avendo posto seri problemi al ritiro delle forze italiane dall’Afghanistan brillantemente superate però grazie ad una immediata azione di adattamento del piano di ritiro posto in essere dagli esperti pianificatori del Comando Operativo di Vertice Interforze (COI), rappresenta l’ultimo atto di un clima di tensione tra i due Paesi che, se non risolto, potrebbe avere serie conseguenze sul fronte della cooperazione, anzitutto economica. L’ambasciata degli Emirati in Italia non ha confermato la decisione del governo di Abu Dhabi, ma fonti ufficiose, sia emiratine che italiane, hanno confermato ad “Agenzia Nova” che l’ultimatum per lo sgombero della base aerea di Al Minhad, dal 2015 utilizzata dalle Forze armate italiane impegnate in Afghanistan come scalo logistico, sarebbe stato ordinato direttamente dall’erede al trono di Abu Dhabi e comandante in capo delle Forze armate emiratine, Mohamed bin Zayed al Nahyan. Il dossier è stato discusso a margine della riunione, a livello di ministri degli Esteri, della Coalizione internazionale contro lo Stato islamico organizzato oggi a Roma, e sarebbe già stato affrontato a livello di responsabili della Difesa. Secondo quanto appreso da “Nova”, Al Nahyan starebbe attendendo un passo da parte del presidente del Consiglio, Mario Draghi, che possa sbloccare la situazione.



L’ordine di sgombero della base aerea di Al Minhad pur generando un impatto negativo sul piano di rientro dal teatro afgano, comunque, è stato rapidamente assorbito e superato come si diceva grazie ad un rapido riadattamento e nuove soluzioni adottate dal Comando Operativo di vertice interforze, comandato dal Generale di Corpo d’Armata Luciano Portolano. Infatti, le operazioni di ritiro delle forze e degli assetti italiani della missione Resolute Support (Rsm) dalla base afgana di Herat, che hanno preso il via all’inizio di maggio, sarebbero in fase ormai avanzata. Inoltre, i pochi mezzi e materiale logistico presenti ancora ad Herat possono essere trasferiti utilizzando altri scali, in particolare la base aerea kuwaitiana di Alì al Salem, sede dell’Italian National Contingent Command Air – Task Force Air Kuwait, impegnata nell’operazione internazionale Inherent Resolve in Iraq. Le conseguenze più gravi della frattura tra Italia ed Emirati potrebbero riguardare invece l’ambito della cooperazione economica. Nel 2019 il valore dell’export dell’Italia verso gli Emirati si è attestato a 4,6 miliardi di euro, in particolare per quanto riguarda prodotti di alta tecnologia e macchinari. Nonostante le conseguenze della pandemia, nel 2020 l’interscambio è stato pari a 8,4 miliardi di euro, con l’Italia divenuta ottavo partner commerciale degli Emirati ed il primo tra gli Stati membri dell’Ue. Inoltre, nel Paese sono 600 le imprese italiane attive in vari settori: infrastrutture, energia, beni di consumo, sicurezza e difesa, aerospazio, bancario e assicurativo.

Secondo quanto si apprende, la decisione dell’erede al trono di Abu Dhabi di ordinare lo sgombero di Al Minhad non sarebbe legata solamente alla revoca delle autorizzazioni alle esportazioni di missili e bombe verso il Paese. Infatti, a suscitare forte irritazione da parte dei vertici emiratini sarebbe stato anzitutto il blocco dei pezzi di ricambio dei velivoli della pattuglia acrobatica dell’Aeronautica emiratina (basata su Aermacchi MB 339, il medesimo velivolo utilizzato dalle Frecce Tricolori), che non hanno alcun ruolo offensivo, e il fatto che la revoca delle forniture militari sia stata cavalcata politicamente. Da notare che anche l’amministrazione statunitense guidata da Joe Biden ha congelato nel gennaio 2021 le vendite di armi agli Emirati Arabi Uniti e all’Arabia Saudita. In particolare, l’amministrazione Biden ha sospeso, senza farne un caso politico, l’accordo firmato dal predecessore Donald Trump per la vendita di caccia F-35 e i droni MQ-9B agli Emirati, mentre in Arabia Saudita, oltre a bloccare le vendite di armamenti, ha predisposto anche il ritiro di sistemi di difesa antimissile Patriot e Thaad.



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