Kazakhstan: Tokayev accelera per chiudere i conti con la crisi e con Nazarbayev

Il capo dello Stato è intervenuto alla camera bassa del parlamento dove ha annunciato la nomina di un nuovo primo ministro, Alihan Smailov

almaty kazakhstan

Mentre la situazione sul terreno sembra tornare lentamente alla normalità, il presidente del Kazakhstan, Kassym-Jomart Tokayev, cerca di accelerare i tempi per chiudere i conti con la crisi che ha scosso il Paese centrasiatico nei primi giorni di gennaio e, soprattutto, con il suo scomodo predecessore Nursultan Nazarbayev. Questa mattina il capo dello Stato è intervenuto alla camera bassa del parlamento, il Majilis, dove ha annunciato la nomina di un nuovo primo ministro, Alihan Smailov, ha anticipato il ritiro a partire dal 13 gennaio delle truppe dell’Organizzazione del trattato di sicurezza collettiva (Csto) e, soprattutto, ha puntato il dito contro il sistema di potere che, nel corso degli anni, si era cristallizzato attorno alla figura di Nazarbayev. Quest’ultimo aveva continuato a dominare la vita politica ed economica del Kazakhstan anche dopo le dimissioni a sorpresa nel marzo del 2019, creando un sistema di potere diarchico che si è tuttavia sgretolato con i disordini di questi giorni.



Il conflitto è apparso chiaro quando, mercoledì 5 gennaio, Tokayev ha rimosso dal suo ruolo il capo dell’intelligence interna, Karim Masimov, uno degli uomini considerati da sempre più vicini a Nazarbayev, successivamente arrestato e accusato di alto tradimento. Oggi Tokayev non è arrivato ad attaccare direttamente Nazarbayev, ma nel suo intervento ha descritto per la prima volta gli squilibri economici e sociali di un Paese nel quale, “grazie al primo presidente”, si sono affermate “aziende molto potenti” e “persone tra le più ricche al mondo”, oligarchi che hanno “danneggiato la concorrenza”. “È giunto il momento di dare al popolo quel che gli spetta, di aiutarlo in maniera sistematica. Il governo deve guardare con attenzione a queste aziende per definire quale debba essere il loro contributo al Fondo per il popolo kazakho”, ha detto Tokayev annunciando un programma governativo volto a distribuire più equamente le ricchezze e a ridurre la disoccupazione.

Le agenzie governative, ha proseguito Tokayev, “tendono a nascondere la situazione reale con termini come auto-impiego produttivo, impiego informale e così via. Il risultato è che molti vengono lasciati da soli in uno stato di disoccupazione e insicurezza sociale. Questo rende necessario un rinnovamento qualitative delle politiche sociali e occupazionali”, ha spiegato il presidente kazakho, dando istruzione al nuovo governo di lavorare con il settore privato per redigere un piano da presentare entro due mesi. Tokayev non ha tuttavia fatto marcia indietro rispetto alla lettura degli eventi dei giorni scorsi, in base alla quale dietro la rivolta vi sarebbe una cospirazione cui hanno preso parte gruppi terroristici addestrati all’estero. Secondo il capo dello Stato, la responsabilità del mancato intervento preventivo contro questo “tentativo di colpo di Stato” è da attribuire alla Commissione per la sicurezza nazionale (Knb), l’agenzia d’intelligence interna che era guidata da Masimov e che ora invece è stata affidata a Ermek Sagimbayev, un uomo che fino alla scorsa estate era responsabile delle guardie del corpo di Tokayev.



La Commissione per la sicurezza nazionale, ha incalzato il presidente, “poteva, ma non ha voluto lanciare l’allarme su questo disegno eversivo. Non vedeva minacce alla sicurezza nazionale. In diverse città i capi della Knb hanno lasciato gli edifici senza dare battaglia, nonostante avessero sufficienti quantità di armi che sono state abbandonate assieme a documenti segreti”. Il presidente kazakho ha quindi indicato come soluzione un “rafforzamento quantitative e qualitativo” della Guardia nazionale, di cui “occorre formare nuove divisioni e puntellare quelle esistenti”. Al momento Masimov resta l’unico alto funzionario ufficialmente implicato nella presunta cospirazione. Alcuni media e commentatori locali, come riferisce il portale “Eurasianet”, hanno fatto anche il nome dell’ex vice di Masimov, Samat Abish, nipote di Nazarbayev, e di un altro parente dell’ex presidente, Kayrat Satybaldy, che tuttavia non sembrano essere nel mirino delle autorità.

Allo stesso modo, fino a questo momento Tokayev non ha fornito precisazioni rispetto alle “forze straniere” che avrebbero sostenuto i rivoltosi. Oggi il quotidiano indiano “The Economic Times” ha tuttavia indicato tra i protagonisti dei disordini islamisti provenienti dal Pakistan e dall’Afghanistan. Un ruolo importante, secondo le fonti citate, sarebbe rivestito dal movimento religioso sunnita della Jamaat Tabligh pachistana, che “da tempo cerca di allargare la propria influenza in Asia centrale”, dove l’organizzazione è considerata illegale. Secondo “The Economic Times”, le attività della Jamaat Tabligh sono appoggiate dal governo pachistano. Islamabad è anche il principale alleato nella regione della Cina, Paese che ha importanti e crescenti interessi in Kazakhstan (Paese dal quale proviene un quinto del gas consumato nella Repubblica popolare) e con il quale, peraltro, aveva strette relazioni Karim Masimov.

Al momento, tuttavia, la potenza che sembra guadagnare più influenza in Kazakhstan è la Russia, tempestivamente intervenuta nella crisi con l’invio di un contingente sotto l’egida della Csto. Un contingente che, ha annunciato oggi Tokayev, dovrebbe iniziare a ritirarsi già a partire dal 13 gennaio, a dimostrazione di come la crisi sul terreno sembra sul punto di rientrare e di come la presenza di truppe straniere in territorio kazakho rischi presto di diventare scomoda per il presidente in una fase così delicata. La crisi è destinata in ogni caso a lasciare strascichi importanti sia nella regione – dove il Kazakhstan ha sempre rappresentato un pilastro di stabilità – che all’interno del Paese, dove sono state registrate 164 vittime e dove quasi 10 mila persone sono state arrestate.

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