Kosovo-Serbia: nuova tappa del dialogo a Bruxelles il 16 novembre

Lo ha confermato il governo di Pristina tramite una nota

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La prossima tappa del dialogo tra Kosovo e Serbia mediato dall’Unione europea a Bruxelles si terrà martedì 16 novembre. Lo ha confermato il governo di Pristina tramite una nota. A rappresentare i due Paesi, secondo quanto spiegato, saranno il vicepremier kosovaro Besnik Bislimi e il capo dell’ufficio serbo per il Kosovo Petar Petkovic. “Gli argomenti di discussione nell’incontro bilaterale includeranno le sparizioni forzate durante la guerra, l’energia e la libertà di movimento”, ha dichiarato un portavoce governativo di Pristina al portale d’informazione “Kosovapress”. Nei giorni scorsi il premier kosovaro Albin Kurti ha detto che è prematuro pensare all’organizzazione di un incontro diretto tra lui ed il presidente serbo Aleksandar Vucic. Uno dei temi di maggiore divergenza tra Pristina e Belgrado rimane quello dell’attuazione dell’Associazione dei comuni a maggioranza serba in Kosovo.



Secondo quanto affermato nei giorni scorsi da Kurti all’emittente tedesca “Deutsche Welle”, l’Associazione dei comuni a maggioranza serba non potrà mai essere integrata nell’ordinamento giuridico e costituzionale del Kosovo, come previsto dalla sentenza della Corte costituzionale kosovara del 2015. Secondo Kurti, mentre la Corte costituzionale non ha affrontato l’accordo del 2013 per la costituzione dell’Associazione serbo-comune, “ha praticamente dato un duro colpo anche all’accordo del 2013”. “Secondo la Costituzione del Kosovo non ci può essere associazione su base etnica. Questo è stato fatto a Dayton quando è stata eretta su base etnica una costruzione che oggi si chiama Republika Srpska e che è lì per Belgrado e non per i serbi. Ne vogliono una simile in Kosovo”, ha dichiarato il capo del governo di Pristina. “Sta diventando sempre più evidente che la Serbia si sta comportando nei Balcani occidentali come la Federazione Russam per cui la Republika Srpska in Bosnia sta tentando di trasformarsi in una Bielorussia, mentre il Montenegro in una Ucraina. Quindi il punto della questione è che la Serbia non accetta come Stati reali Paesi che non fanno parte dell’Unione europea, vale a dire Bosnia ed Erzegovina, Montenegro, Kosovo e persino Macedonia del Nord.”

Sul dialogo tra Kosovo e Serbia, Kurti ha affermato che il processo è in stallo da anni a causa di ciò che ha affermato essere la “colpa” della Serbia. “Prima di tutto, non vogliono una soluzione per i serbi del Kosovo, ma un risarcimento per la Serbia”, ha detto il premier aggiungendo: “Indubbiamente, Kosovo e Serbia non possono raggiungere un accordo al di fuori del quadro dell’Ue. L’Unione europea dovrebbe essere il mediatore e il facilitatore di questo accordo e questo accordo dovrebbe concentrarsi sul riconoscimento reciproco”. “Attualmente – ha proseguito – abbiamo un reciproco non riconoscimento, la Serbia non riconosce l’indipendenza del Kosovo, il Kosovo come Repubblica non riconosce la Serbia e questa è una relazione che abbiamo ormai da 13 anni, insostenibile, ma che ha a che fare con la recente guerra in Kosovo per la quale la Serbia non vuole assumersi la responsabilità, quindi non riconoscere i crimini in Kosovo e non riconoscere l’indipendenza non sono due cose molto diverse, in quanto l’una è causata dall’altra”. Secondo Kurti, “non riconoscendo i crimini commessi in Kosovo, crimini contro l’umanità, crimini di guerra e genocidio, la Serbia non riconosce l’indipendenza del Kosovo perché la considera un risultato della nostra guerra di liberazione ma sembra dimenticare che è anche una conseguenza dei suoi crimini che hanno costretto la Nato a intervenire in Europa contro uno Stato le cui forze non hanno scelto i mezzi per espellere la popolazione, ucciderla e violentarla”.



In una intervista concessa nei giorni scorsi al quotidiano britannico “The Daily Telegraph”, il premier Kurti ha affermato che la Serbia “minaccia una terza guerra balcanica”. Kurti ha accusato il presidente serbo Alexander Vucic di agire come “la Germania tra le due Guerre mondiali” e ha avvertito che le recenti crisi in Kosovo e Bosnia potrebbero aggravarsi se i governi occidentali “non le prenderanno sul serio”. Secondo il premier kosovaro, Vucic sarebbe incoraggiato dal presidente russo Vladimir Putin nel favore un simile scenario di tensione, avvertendo che le crisi in Kosovo e Bosnia-Erzegovina potrebbero aggravarsi se l’Occidente non presterà la dovuta attenzione.

Il primo ministro del Kosovo ha affermato che la situazione è più pericolosa di prima e ha ricordato che la Serbia ha aumentato la spesa per i suoi militari che sono stati schierati lungo la linea di confine tra i due Paesi. Kurti ha inoltre respinto le accuse di Vucic, secondo cui il capo di governo kosovaro starebbe preparando un’altra operazione di polizia per prendere il controllo di una centrale elettrica nel nord del Kosovo. Il capo dell’ufficio serbo per il Kosovo, Petar Petkovic, ha reagito alle dichiarazioni di Kurti dicendo che il “mondo deve rendersi conto che il primo ministro del Kosovo è un uomo pericoloso”.

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