Marò: l’India chiuderà il caso dopo che l’Italia depositerà l’indennizzo

Così si è pronunciato oggi un collegio della Corte suprema dell'India

caso Marò

La Corte suprema dell’India dichiarerà chiuso il caso Enrica Lexie quando la Repubblica Italiana depositerà l’indennizzo concordato per le vittime. Così si è pronunciato oggi un collegio presieduto dal giudice capo, Sharad Arvind Bobde, aggiungendo che entro una settimana dal deposito della somma, il ministero degli Esteri dell’India dovrà a sua volta depositarla presso il conto corrente della Corte. Lo riferisce il sito di informazione giudiziaria indiano “Live Law”.



Il procuratore generale, Tushar Mehta, ha dichiarato alla massima autorità giudiziaria del Paese che in giornata sarà indicato al governo italiano le coordinate bancarie per il versamento. L’avvocato Sohail Dutta, che ha rappresentato l’Italia, ha convenuto che il trasferimento di denaro sarà effettuato nel conto indicato. Mehta ha anche letto una comunicazione inviata dal governo del Kerala al ministero degli Esteri di Nuova Delhi in cui si afferma che le famiglie delle vittime hanno accettato il risarcimento. Sono comparsi in aula anche gli avvocati Jaideep Gupta, in rappresentanza dello Stato del Kerala, e C. Unnikrishnan, in rappresentanza della vedova di uno dei marinai deceduti. Bobde è stato affiancato dai giudici Ajjikuttira Somaiah Bopanna e V. Ramasubramanian.

Il caso risale al 2012: il 15 febbraio di quell’anno i fucilieri della Marina militare Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, in servizio antipirateria sulla petroliera italiana Enrica Lexie, furono arrestati dalle autorità indiane con l’accusa di avere ucciso due pescatori imbarcati su un peschereccio indiano Saint Anthony al largo della costa dello Stato del Kerala, arresto contestato dal governo italiano per il quale i fatti erano avvenuti in acque internazionali. Nel 2015 l’Italia ha attivato la procedura di arbitrato internazionale nel quadro della Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare (Unclos), rivolgendosi al Tribunale internazionale del diritto del mare (Itlos) di Amburgo; nell’ambito della procedura, a l’Aja è stato costituito il tribunale arbitrale presso la Corte permanente di arbitrato (Cpa). Latorre è tornato in Italia nel 2014 per motivi di salute, Girone nel 2016 in attesa della sentenza.



La sentenza arbitrale, il cui dispositivo è stato pubblicato il 2 luglio 2020, ha stabilito che i due marò godono dell’immunità in relazione ai fatti accaduti durante l’incidente e che all’India è pertanto precluso l’esercizio della propria giurisdizione nei loro confronti. Il Tribunale arbitrale ha dunque accolto la tesi sempre sostenuta dall’Italia in tutte le sedi giudiziarie – indiane e internazionali – e cioè che i due fucilieri di Marina erano funzionari dello Stato italiano, impegnati nell’esercizio delle loro funzioni, e pertanto immuni dalla giustizia straniera. Tuttavia è stato anche stabilito che l’Italia ha violato gli articoli 87 e 90 della Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare e che deve compensare l’India per la perdita di vite umane, i danni fisici, il danno materiale all’imbarcazione e il danno morale sofferto dal comandante e altri membri dell’equipaggio del peschereccio. Al riguardo, il Tribunale ha invitato le due parti a raggiungere un accordo attraverso contatti diretti.

La vicenda ha avuto per anni un impatto negativo sulle relazioni tra Italia e India. Dopo la visita di Romano Prodi nel 2007, nessun presidente del Consiglio italiano ha visitato il Paese asiatico per dieci anni, fino a Paolo Gentiloni, il 30 ottobre 2017. Esattamente un anno dopo il rilancio delle relazioni bilaterali è proseguito con la visita a Nuova Delhi dell’allora presidente del Consiglio, Giuseppe Conte. Un ulteriore passo è stato fatto lo scorso 6 novembre col vertice, tenutosi in modalità virtuale, tra lo stesso Conte e il primo ministro indiano, Narendra Modi, nel quale è stato adottato un piano d’azione per il periodo 2020-24 per un partenariato rafforzato.

 

Leggi altre notizie su Nova News
Seguici su Facebook, Twitter, LinkedIn, Instagram