La Corte suprema del Brasile respinge i ricorsi per l’allarme sanitario, al via la Coppa America

Gli 11 magistrati hanno chiuso i fascicoli certificando la propria incompetenza in decisioni politiche

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La Corte suprema del Brasile ha dato il definitivo via libera allo svolgimento della Coppa America di calcio, il cui fischio d’inizio è atteso per domenica 13. Gli undici magistrati del Supremo tribunal federal (Stf), riuniti in sessione virtuale straordinaria, hanno infatti respinto i tre ricorsi presentati sulla base degli allarmi sanitari legati al perdurare della crisi pandemica. Il governo del presidente Jair Bolsonaro ha offerto la disponibilità ad ospitare l’evento dopo le defezioni dei due paesi organizzatori: la Colombia, per il protrarsi delle proteste sociali, e l’Argentina, per i numeri ancora allarmanti dei contagi. La Corte ha chiuso i fascicoli ora certificando la propria incompetenza in decisioni politiche che ricadono sui singoli Stati della Federazione, ritenendo non titolati i firmatari delle richieste. Dal dibattito è comunque emersa la raccomandazione, non obbligatoria per mancanza dei voti, al governo di rafforzare le misure sanitarie utili al contenimento dell’allarme. La decisione dell’Stf non esime infatti le autorità politiche dalle eventuali responsabilità nella gestione logistica e sanitaria.

La prima richiesta, depositata dal Partito socialista (Psb) si basava sull’allarme che “l’intensa circolazione” dei turisti in occasione dell’evento avrebbe potuto causare “una evidente propagazione del virus della Covid-19 in diversi stati” della Federazione, oltre che rendere possibile l’ingresso di nuove varianti. La domanda è stata respinta con nove voti contrari, sulla base del riconoscimento che la decisione era squisitamente politica, di competenza statale e non della giustizia. La Corte ha poi bocciato all’unanimità la richiesta del sindacato della Confederazione dei lavoratori, ritenuto soggetto inadatto a presentare una denuncia di questo genere. L’ultima denuncia, del Partito dei lavoratori (Pt), puntava a definre la decisione del governo come “inadeguata” con il rischio che si potesse risolvere in una violazione del diritto alla salute. Una richiesta bocciata con un solo voto di scarto, così come la richiesta avanzata dal relatore Ricardo Lewandoski e dalla minoranza di esigere in tempi brevi dal governo un piano per la messa in sicurezza sanitaria dell’evento.

L’offerta avanzata in tempi record dal governo di Jair Bolsonaro alla Confederazione calcistica sudamericana (Conmebol), dopo che crisi sociali ed emergenza sanitaria avevano costretto gli organizzatori a sfilarsi, continua dunque a sollevare numerose polemiche nel Paese. Un dibattito che ha portato, da ultimo, due aziende – Mastercard, la compagnia alimentare Ambev e la società britannica di bevande analcoliche Diageo – a ritirare l’offerta di sponsorizzazione diretta dell’evento: nessuna immagine o logo nei cartelloni a bordo campo o nei pannelli che Fano da sfondo alle interviste dei protagonisti. Il passo indietro, ricostruiscono i media locali, seguirebbe l’iniziativa della procura federale del Brasile, (Mpf), pronta ad aprire un’indagine sulla Confederazione brasiliana di calcio (Cbf), degli sponsor dell’evento e degli enti locali che ospiteranno le partite. In particolare, rivela il quotidiano “Folha de S.Paulo” gli amministratori di stati e i comuni che ospiteranno i giochi saranno indagati per “atti che violino i diritti alla vita e alla salute”, così come le società sponsor e le emittenti che trasmetteranno la competizione delle nazionali sudamericane.

Il caso ha rischiato anche di provocare una inedita scissione all’interno della stessa nazionale verde oro. Adenor Leonardo Bachi, l’allenatore della “selecao” noto con il soprannome di “Tite”, aveva minacciato di ritirarsi dalla competizione, portando gli atleti a fare lo stesso. I calciatori hanno alla fine deciso di non rinunciare, ma la vicenda ha scatenato un altro filone di polemiche. Tite era entrato in diretto contrasto con il presidente della confederazione calcistica brasiliana, Rogerio Cabloco, l’artefice della proposta lanciata alla Conmebol dopo l’uscita di scena di Bogotà e Buenos Aires. Quest’ultimo, a inizio settimana, sarebbe stato sospeso per trenta giorni per una denuncia di molestie sessuali e morali inoltrata da una dipendente del cerimoniale della stessa Cbf. Un passaggio che per incastri temporali e peso dei protagonisti ha suscitato nei media illazioni sulle più disparate trame di tensione all’interno del mondo calcistico locale.

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