La Corte suprema spagnola ha riconosciuto il diritto delle prostitute ad avere un sindacato

La decisione della Corte suprema revoca una precedente sentenza della Corte nazionale

La Corte suprema spagnola ha riconosciuto il diritto delle prostitute a formare un sindacato. I giudici hanno concordato con l’Unione delle lavoratrici del sesso (Otras) sul fatto che i membri del sindacato “godano del diritto fondamentale alla libertà di associazione e abbiano il diritto di organizzarsi”, senza che ciò determini “la legalità (o l’illegalità)” della loro attività, decisione che spetta al potere legislativo, avverte il tribunale. Il sindacato, quindi, può solo integrare la prostituzione praticata in autonomia, e non per conto di terzi, sottolineano i magistrati, poiché tale attività lavorativa non è riconosciuta dalla legge spagnola. La decisione della Corte suprema revoca una precedente sentenza della Corte nazionale che aveva annullato lo statuto del sindacato non ritenendo “ammissibile” che la prostituzione avesse un contratto di lavoro valido. Nel mese di novembre del 2018, la Corte ha ammesso la causa contro Otras formulata dalla Commissione per le indagini sul maltrattamento delle donne (Cimtm) e la Piattaforma 8 de Marzo de Sevilla, che è integrata nella Piattaforma statale delle organizzazioni delle donne per l’abolizione della prostituzione (Pap). I due enti hanno chiesto di annullare lo statuto e l’atto costituzionale dell’ente in modo che le persone iscritte all’Otras venissero cancellate dal registro del ministero del Lavoro.



Il Cimtm non ha voluto commentare la decisione della Corte suprema, riservandosi il diritto di esprimere un’opinione in merito solo quando avrà avuto accesso all’intera sentenza. Il Pap, invece, ha fatto sapere di ritenere che il fatto che la sentenza non riconosca la prostituzione per conto terzi garantisca che essa non è “un lavoro, ma una delle forme più estreme di violenza patriarcale e, quindi, inaccettabile da parte di uno Stato democratico fondato sul principio di uguaglianza tra donne e uomini”. Anche il ministero del Lavoro ha respinto le richieste di commentare la vicenda sino a quando non sarà noto il contenuto completo della sentenza.

 



Leggi anche altre notizie su Nova News
Seguici anche sui canali social di Nova News su Facebook, Twitter, LinkedIn, Instagram, Telegram