La Corte Suprema Usa boccia l’appello di emergenza contro la legge sull’aborto del Texas

Il provvedimento proibisce l'interruzione di gravidanza dopo l'individuazione del battito cardiaco del feto

aborto

La Corte Suprema degli Stati Uniti ha bocciato, con una maggioranza di soli cinque giudici contro quattro, l’appello di emergenza presentato da Democratici e organizzazioni pro-abortiste contro la nuova legge approvata nel Texas che riduce il diritto all’aborto alle prime sei settimane di gravidanza.



Tramite la presentazione di un appello di emergenza, gli oppositori della nuova legge speravano di bloccarne l’entrata in vigore, che invece è scattata ieri, primo settembre. Il provvedimento, firmato dal governatore del Texas Greg Abbott lo scorso maggio, proibisce l’aborto dopo l’individuazione del battito cardiaco del feto, che solitamente può essere avvertito dai medici già dalla sesta settimana di gravidanza. La nuova legge consente anche ai privati cittadini di fare causa ai medici che ritengono aver violato tale limitazione. Più di venti fornitori di servizi abortivi degli Stati Uniti hanno tentato di bloccare l’entrata in vigore della legge, che secondo l’organizzazione Whole’s Women Health bloccherebbe il 90 per cento degli aborti attualmente praticati nel Texas.

La Corte Suprema ha precisato ieri che il suo pronunciamento non costituisce una presa di posizione in merito alla costituzionalità della nuova legge: ad oggi 12 Stati Usa hanno tentato di imporre limiti stringenti all’aborto, ma in tutti i casi tali misure sono state giudicate incostituzionali sulla base della sentenza “Roe v. Wade” del 1973, che ha sancito il diritto all’aborto negli Stati Uniti.



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