La crisi tra Marocco e Algeria potrebbe rilanciare il gasdotto Galsi

Il Galsi prevede una condotta sottomarina di 284 chilometri, con una profondità massima di ben 2.880 metri

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La crisi diplomatica tra Marocco e Algeria potrebbe rilanciare il progetto Galsi, il gasdotto Algeria-Sardegna-Italia concordato nel lontano 2001 e mai realizzato. Dopo aver interrotto i rapporti con il Marocco, l’Algeria ha deciso di non pompare altro gas attraverso il gasdotto Maghreb-Europa (Gme), che dal 1996 collega i giacimenti algerini di Hassi-R’Mel all’Europa attraverso Marocco per un tratto di 540 chilometri. Il contratto per questo gasdotto scade il 31 ottobre e l’Algeria ha chiarito che tutte le sue esportazioni di gas verso la Spagna saranno effettuate esclusivamente tramite il gasdotto MedGaz, che collega la costa occidentale dell’Algeria direttamente alla penisola iberica.



Secondo i dati del cartello petrolifero Opec, l’Algeria vanta circa 4.500 miliardi di metri cubi di riserve di gas naturale. I dati dell’agenzia di stampa algerina “Aps”, tuttavia, parlano di riserve di gas stimate a circa 8.500 metri cubi. Il primo deposito gasifero algerino risale al 1956, scoperto nel campo di Hassi R’Mel. A fine 2020, la produzione di gas naturale in Algeria ha raggiunto quota 81,5 miliardi di metri cubi, contro gli 87 miliardi di metri cubi dell’anno precedente. Tuttavia, il consumo di gas naturale dell’Algeria è stato di soli 43,2 miliardi di metri cubi alla fine dello scorso anno, ovvero meno della metà della produzione. Nel 2020 l’Algeria ha esportato attraverso i suoi gasdotti circa 26,1 miliardi di metri cubi di gas naturale, oltre a 15 miliardi di metri cubi sotto forma di gas naturale liquefatto. L’Europa è il maggior importatore di gas naturale algerino con 21 miliardi di metri cubi circa, con Italia e Spagna i maggiori importatori, rispettivamente con 11,5 e 9,1 miliardi di metri cubi.

L’Algeria dispone attualmente di tre gasdotti per esportare il proprio gas in Europa. La condotta principale è il Transmed, conosciuta anche come gasdotto Enrico Mattei, che parte dall’Algeria, attraversa la Tunisia e approda in Italia. Entrato in servizio nel 1983, il gasdotto che porta il nome del fondatore di Eni vanta una lunghezza di 2.475 chilometri e una capacità di esportazione di 30,2 miliardi di metri cubi all’anno. Il secondo gasdotto è il Medgaz. Lungo 210 chilometri, con una capacità di 10,5 miliardi di metri cubi all’anno, il metanodotto Algeria-Spagna è entrato in servizio nel 2011. L’Algeria trasporterà fino al 31 ottobre il proprio gas naturale nella penisola iberica via Marocco attraverso il sopracitato gasdotto Maghreb-Europa, lungo 1.300 chilometri e con capacità di 8,5 miliardi di metri cubi l’anno. C’è poi un quarto progetto, ormai prossimo alla fase di realizzazione, che potrebbe rivelarsi strategico: si tratta il gasdotto transahariano, che dovrebbe trasportare il gas dalla Nigeria attraverso il Niger, per raggiungere l’Algeria, dove potrebbe essere esportato in l’Europa tramite altri gasdotti che collegano il Paese nordafricano al Vecchio Continente.



L’amministratore delegato della compagnia energetica statale algerina Sonatrach, Toufik Hakkar, ha recentemente annunciato che “lo studio di fattibilità del progetto del gasdotto transahariano (Tsgp), che collega la Nigeria all’Europa attraverso Algeria e Niger, è stato completato e sarà sottoposto alle società del due Paesi africani”. L’accordo tra Nigeria e Algeria per la realizzazione del Tsgp risale al 2009. Dopo un decennio di stallo, il 16 ottobre 2018 il progetto è stato sottoposto all’attenzione di una riunione co-presieduta dai ministri degli Esteri dei due Paesi. Il 26 novembre 2020, il gasdotto è stato pubblicamente riesumato dall’ex ministro degli Esteri, Sabri Boukadoum, durante un incontro con l’omologo nigeriano ad Abuja. Vi è poi infine il progetto Galsi (Gasdotto Algeria Sardegna Italia), che dovrebbe collegare gli impianti algerini da Koudiet Draouche a Piombino in Italia, passando per la Sardegna e sotto il Mar Mediterraneo.

Il Galsi prevede una condotta sottomarina di 284 chilometri, con una profondità massima di ben 2.880 metri, e dovrebbe collegare il porto algerino di Koudiet Draouche, nel nord-est del Paese, a quello di Porto Botte, nella Sardegna sud-occidentale. Da qui, dovrebbe partire una sezione onshore fino a Olbia, attraversando tutta la Sardegna. Infine, da Olbia dovrebbe partire un altro metanodotto sottomarino fino alla località toscana di Piombino, presso il quale avverrà il collegamento con la rete nazionale italiana. La finalità del progetto è “fornire una nuova fonte di approvvigionamento di gas naturale al mercato italiano ed europeo con l’obiettivo di contribuire al progresso economico e al benessere della comunità garantendo una sicurezza di approvvigionamento energetico”, si legge in uno studio risalente al 2008. L’infrastruttura dovrebbe consentire, una volta a regime, l’importazione in Italia di circa 8 miliardi di metri cubi di gas all’anno.

L’accordo tra Algeria e Italia per il progetto Galsi era stato concluso nel 2009, con la messa in servizio prevista per il 2012 e un budget di 3 miliardi di dollari. L’azionariato prevedeva la partecipazione di Sonatrach (Algeria) con il 41,60 per cento, la Regione Sardegna (Italia) con l’11,60 per cento, Enel Power (Italia) con il 15,60 per cento, Edison (Italia) con il 20,80 per cento ed Hera SpA (Italia) con il 10,40 per cento. L’ex presidente francese Nicolas Sarkozy aveva persino annunciato nel febbraio 2010 l’impegno della Francia a collegare la Corsica al gasdotto Galsi. Già nel 2011, tuttavia, il progetto aveva cominciato a subire la forte concorrenza del colosso russo Gazprom, circostanza che aveva spinto Sonatrach ad annunciare nel 2012 che i lavori sarebbero iniziati non prima del 2013: il Galsi è stato poi sospeso “sine die” in seguito all’accordo tra Gazprom e l’Italia nel 2014.

Il professore universitario di economia ed esperto internazionale Abderrahmane Mebtoul ha detto ad “Agenzia Nova” che il gasdotto Galsi non è stato completato a causa dell’offensiva di Gazprom per mantenere le quote di gas russo in Europa. Mebtoul ha sottolineato che la realizzazione di questo progetto richiede il rispetto di un certo numero di condizioni, la più importante delle quali è la partecipazione dell’Europa al suo finanziamento. “Non dovremmo lasciarci influenzare da illusioni irrealistiche, soprattutto con i problemi finanziari che hanno colpito tutti i Paesi senza eccezioni”, ha commentato Mebtoul. Il sito d’informazione algerino “Algérie Patriotique”, che cita fonti proprie a Roma, ha indicato che il gasdotto Galsi potrebbe rinascere a breve, spiegando che “politicamente l’Italia è ancora interessata alla realizzazione del gasdotto Galsi, giudicandolo come un ottimo bonus per diversificare i propri fornitori di risorse energetiche”.

Una fonte del ministero dell’Energia algerino ha detto ad “Agenzia Nova” che il progetto Galsi “non è all’ordine del giorno” e che “le autorità algerine stanno attualmente lavorando per rafforzare il gasdotto Medgaz”, dopo la decisione di esportare il gas in Spagna esclusivamente attraverso questo gasdotto. Tuttavia, la stessa fonte ha dichiarato che “Algeri tiene ancora a questo progetto, che fa parte delle discussioni di Sonatrach con i suoi partner italiani”. Il direttore dei progetti di Sonatrach, Lazhar Mahboubi, ha confermato che l’idea di collegare l’Algeria alla Sardegna “non è mai stata cancellata”, ma si è rifiutato di fornire ulteriori spiegazioni sui motivi del congelamento del progetto. Un ex amministratore delegato di Sonatrach ha riferito a “Nova” che ora i tempi potrebbero essere maturi per rilanciare il Galsi: “Non credo che la Russia possa opporsi adesso, ma deve esserci volontà politica da parte di Algeria e Italia”.

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