La disfatta dei Democratici a Seul e Busan può cambiare gli equilibri politici della Corea del Sud

Secondo diversi analisti, il risultato delle elezioni rischia di fare del presidente Moon una "anatra zoppa"

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La disfatta subita dal Partito democratico di Corea (Dp) alle elezioni amministrative di Seul e Busan – le due maggiori città della Corea del Sud – accelera la corsa del fronte conservatore in vista delle elezioni politiche del 2022 e innesca un immediato ripensamento degli indirizzi e delle priorità politiche che hanno guidato sinora l’azione di governo del presidente Moon Jae-in. Il risultato del voto di domenica 6 aprile rischia di avere pesanti ripercussioni sul futuro di un Paese di primaria importanza per gli equilibri politici dell’Estremo Oriente e che negli ultimi anni Moon ha mantenuto in una posizione strategicamente ambigua tra le pressioni degli Stati Uniti e quella della Cina. I Conservatori, che hanno soffiato in questi mesi sul fuoco del crescente sentimento anti-cinese in Corea del Sud, sembrano ora più vicini ad assumere la guida del Paese e, potenzialmente, a indirizzarlo verso una posizione più filo-Usa.



Dopo la vittoria alle elezioni generali del 2016, il Partito democratico era riuscito ad imporsi alle presidenziali del 2017, alle amministrative del 2018 e alle legislative di aprile 2020. A seguito della schiacciante vittoria alle elezioni dello scorso anno, i Democratici hanno visto però crollare il loro consenso sotto i colpi della pandemia di coronavirus, di scandali corruttivi interni, dell’incapacità di far fronte efficacemente alla bolla dei prezzi degli immobili urbani, e dello stallo apparentemente irrecuperabile del dialogo con la Corea del Nord. Come anticipato dai sondaggi dei giorni scorsi, questi fattori e la figura ormai indebolita del presidente Moon, cui l’elettorato imputa una scarsa efficacia decisionale, hanno concorso a rilanciare il fronte conservatore, impegnato in una vasta operazione di consolidamento che ha portato alla nascita del Partito del potere dei nazionali (Ppp).

Sono stati proprio i candidati del Ppp ad imporsi alle elezioni di ieri: Oh Se-hoon, già sindaco di Seul dal luglio 2006 all’agosto 2011, è stato rieletto sindaco della capitale, battendo il candidato democratico, Park Yong-sun, con il 57,5 per cento delle preferenze contro il 39 per cento dell’avversario. A Busan, il candidato conservatore Park Heong-joon ha sconfitto a sua volta il rivale del Dp Kim Young-choon, aggiudicandosi il 63 per cento dei consensi. Il peso della disaffezione dell’elettorato progressista nei confronti del governo in carica emerge dai dati relativi all’affluenza alle urne, che è stata inferiore a quella delle elezioni amministrative del 2018, fatti salvi i distretti Gangnam, Seocho e Songpa a Seul, di orientamento tradizionalmente conservatore.



Secondo il leader ad interim del Partito del potere dei nazionali, Kim Chong-in, l’esito delle elezioni riflette “la rabbia della gente nei confronti dell’amministrazione” del presidente Moon Jae-in. “Credo che le elezioni segnino una vittoria del senso comune della popolazione”, ha aggiunto Kim. Moon sconta da mesi un brusco calo del consenso; un ulteriore colpo all’immagine del presidente è giunto il mese scorso dallo scandalo dei funzionari ministeriali coinvolti nella compravendita di appezzamenti edificabili urbani a fini speculativi. Lo scandalo ha indebolito l’amministrazione democratica, che da oltre un anno tenta senza successo di contenere la bolla dei prezzi degli immobili nelle grandi città del Paese. Proprio il tema dei prezzi degli immobili, e la tiepida reazione dell’elettorato alle soluzioni promosse dall’amministrazione presidenziale in carica – incentrate sull’intervento regolatorio – segnala però un cambio di sensibilità politica nell’elettorato della Corea del Sud, che si evince anche dalla schiacciante vittoria di Oh alle elezioni municipali di Seul.

Oh torna a guidare la capitale sudcoreana dieci anni dopo essersi dimesso nel 2011, in polemica con un piano per l’introduzione di servizio di mensa scolastica cittadino; il sindaco neoeletto amministrerà la capitale sino alla naturale scadenza del mandato del suo predecessore, a giugno 2022. Noto in Corea del Sud per il suo profilo convintamente liberista, Oh ha affermato oggi di voler affrontare anzitutto “le difficoltà delle persone che soffrono gli effetti economici della pandemia”. Il nuovo sindaco introdurrà una serie di mutamenti significativi negli orientamenti dell’amministrazione cittadina, a cominciare dalla revoca dei regolamenti che vincolano lo sviluppo urbano: durante la campagna elettorale, Oh ha infatti promesso di cancellare le norme che impongono limiti all’altezza degli edifici residenziali, così da poter fornire un maggior numero di unità abitative nella città. Tra le altre iniziative, Oh intende abrogare un regolamento urbanistico del 2014 che vincola gli edifici entro 500 metri dal fiume Han ad una altezza non superiore a 35 piani. Oh intende anche porre il suo peso politico a sostegno di un piano per la realizzazione di 360mila nuove unità abitative tramite misure di deregolamentazione, ricostruzione e recupero urbanistico.

L’esito delle elezioni amministrative, così come l’agenda politica del sindaco Oh, trovano riscontro in un sondaggio pubblicato proprio oggi da quattro società demoscopiche sudcoreane: Embrain Public, Kstat Research, Korea Research International e Hankook Research. Il sondaggio ha interessato un campione di 1.004 persone all’inizio di questa settimana, e ne emerge un sentimento diffuso di insoddisfazione nei confronti dell’operato del governo in carica. Per l’86 per cento degli elettori consultati, l’amministrazione del presidente Moon dovrebbe cambiare in parte o del tutto l’indirizzo della propria azione di governo. Secondo il 51 per cento dei partecipanti al sondaggio, il governo potrebbe mantenere la direzione di alcune delle sue principali politiche di Stato, mentre il 35 per cento dei partecipanti al sondaggio esprime una bocciatura completa dell’amministrazione in carica. Solo il 5 per cento degli intervistati, invece, si dice pienamente soddisfatto dell’indirizzo politico dell’esecutivo. Dal sondaggio emerge ancora una volta la centralità della questione immobiliare tra le priorità politiche dell’elettorato sudcoreano: secondo il 46 per cento degli intervistati, le politiche immobiliari dell’amministrazione Moon sono “del tutto errate”, mentre un altro 34 per cento le ritiene “errate”. Appena il 15 per cento degli elettori consultati ritiene che il governo abbia agito “abbastanza bene” o “bene” per rendere più sostenibili i costi degli alloggi nelle città del Paese.

Secondo diversi analisti, il risultato delle elezioni amministrative rischia di fare del presidente Moon Jae-in, una “anatra zoppa” a più di un anno dalla fine del suo mandato quinquennale; il Partito democratico potrebbe presto entrare in una fase di ridefinizione degli equilibri interni potenzialmente caotica. Moon ha dichiarato oggi che la durissima sconfitta subita dal suo partito rappresenta un “rimprovero” alla sua amministrazione da parte dell’opinione pubblica. In una nota pubblicata dalla presidenza sudcoreana, Moon afferma che proseguirà l’adempimento dei suoi doveri “con umiltà e un pesante senso di responsabilità”. In particolare, il presidente si impegna a intensificare gli sforzi per rispondere alle “domande più disperate” dei cittadini: dalla fine dell’emergenza pandemica, alla rivitalizzazione dell’economia, la stabilizzazione del tenore di vita delle persone e del mercato immobiliare, e il contrasto alla corruzione”. Secondo le anticipazioni di stampa, la sconfitta elettorale subita dal Partito democratico innescherà probabilmente un nuovo rimpasto di governo e dell’ufficio di presidenza.

I Conservatori possono invece proseguire con decisione il percorso di riorganizzazione intrapreso dopo le elezioni del 2020: oggi il leader ad interim del Partito del potere dei nazionali, Kim Chong-in, ha annunciato le proprie dimissioni, sull’ondata della vittoria alle urne. Kim aveva assunto la guida del Ppp nella veste di curatore dopo la sconfitta elettorale dello scorso anno, con l’impegno di recuperare la fiducia pubblica ancora minata dagli scandali corruttivi del 2016. Annunciando le proprie dimissioni, Kim ha sollecitato il partito a proseguire con decisione sulla via del rinnovamento: “Se il Ppp fraintendesse questa vittoria elettorale come propria, e non come una vittoria dei cittadini, finirebbe per rallentare il suo cammino di innovazione, che rappresenta una preziosa opportunità di mutare per il meglio il governo di questo Paese e di recuperare il tenore di vita delle persone”, ha affermato Kim. L’elezione del nuovo leader del Ppp potrebbe tenersi il prossimo maggio.

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