La giunta militare del Myanmar richiama 100 diplomatici anti-golpisti

Lo rivela un documento interno al governo birmano

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La giunta militare che ha preso il potere in Myanmar lo scorso primo febbraio ha richiamato a Naypyidaw circa cento diplomatici che si sono opposti al colpo di Stato e che hanno aderito al movimento di disobbedienza civile. Lo rivela un documento interno al governo birmano che è stato pubblicato oggi dall’agenzia di stampa giapponese “Kyodo”, secondo cui tuttavia alcuni dei diplomatici non avrebbero rispettato l’ordine e sarebbero rimasti nei Paesi di assegnazione, continuando a esprimersi contro il golpe. Tra costoro vi è il rappresentante permanente del Myanmar alle Nazioni Unite, Kyaw Moe Tun, che ha reso nota la propria posizione contro la giunta militare nel corso di un incontro informale dell’Assemblea generale Onu il 26 febbraio scorso: l’ambasciatore ha ignorato il richiamo arrivato da Naypyidaw e invitato la comunità internazionale a sostenere le forze democratiche in Myanmar.

Thet Htar Mya Yee San, seconda segretaria all’ambasciata birmana negli Stati Uniti, ha pubblicato un articolo sul quotidiano “Washington Post” il 29 aprile scorso, nel quale ha dichiarato la propria opposizione alla giunta. Altri diplomatici richiamati si trovano in circa 20 Paesi, inclusi gli Stati Uniti, il Regno Unito, il Giappone e Singapore. Già noto è il caso dell’ambasciatore a Londra, Kyaw Zwar Minn, chiuso fuori dalla sede diplomatica dopo aver diramato un comunicato critico nei confronti del colpo di Stato. L’episodio più recente, invece, è quello del licenziamento di due diplomatici di stanza a Tokyo che avevano scioperato in segno di protesta contro la repressione dei manifestanti anti-golpisti. Il ministero degli Esteri birmano, controllato dalla giunta, ha ritirato lo status diplomatico e revocato i passaporti dei due, impedendo il loro accesso al compound dell’ambasciata nel quale vivevano dall’inizio di marzo.

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