La legge sulla cannabis divide il partito islamico al governo in Marocco

Il disegno di legge consente la coltivazione a scopo medico e nella cosmesi

Il disegno di legge sull’utilizzo legale della cannabis in Marocco sta dividendo il partito di governo di orientamento islamico, Partito di Giustizia e Sviluppo (Pjd). Il disegno di legge consente la coltivazione a scopo medico e nella cosmesi con l’obiettivo di trasformare le colture illecite che distruggono l’ambiente in attività legali sostenibili che generano valore e occupazione. In base a quanto riporta la stampa marocchina, dopo la sconfitta subita sul fronte della riforma elettorale, segnata dall’adozione di un nuovo metodo di calcolo delle quote che penalizzerebbe il Pjd, la formazione di orientamento islamico vicina ai Fratelli musulmani ha annunciato battaglia contro il disegno di legge che consente la produzione della cannabis, rendendo legale un prodotto che nel Paese è tollerato nella regione del Rif, regione che si estende per 120 chilometri sulla costa del Mediterraneo e caratterizzata da strette valli e montagne che superano i 2.000 metri. Le coltivazioni presenti nel Rif e altre colture di cannabis illegali fanno del Marocco il secondo produttore al mondo di hashish dopo l’Afghanistan e primo fornitore per i Paesi europei.



Secondo quanto riferisce il quotidiano di Rabat, “Al Ahdath Al Maghribia“, la segreteria generale della formazione islamica ha intenzione quanto meno di rallentarne l’iter già avviato in parlamento. In un comunicato il Pjd ha fatto sapere che “prosegue lo studio degli effetti che potrebbe avere l’applicazione del disegno di legge sull’uso legale della canapa indiana per scopi medici, industriali e cosmetici“, un passo considerato “necessario” prima di una eventuale approvazione. Il Pjd intende quindi studiare gli effetti di questo progetto e anche aprire un dibattito generale nel Paese, allargando le consultazioni istituzionali in questa direzione. Senza presentare alcun argomento per giustificare il disaccordo del partito islamico con il testo proposto dal ministro dell’Interno, Abdelouafi Laftit, la formazione guidata dal premier, Saadeddine el Othmani, ha dunque deciso di proseguire lo studio di questo tema durante i prossimi incontri interni.

La coltivazione della marijuana e la produzione del Kif, droga leggera ricavata dall’intera pianta della canapa tritata finemente (foglie e fiori compresi) e mescolata al tabacco, è “tollerata” nella regione del Rif. Situata tra Tangeri e a Tetouan, il Rif dispone di un litorale di 120 chilometri sul Mediterraneo e montagne che superano i 2000 metri. L’hashish prodotto in queste valli è considerato tra i migliori al mondo. Tra i monti del Rif si produce circa il 40 per cento del quantitativo mondiale di hashish, un settore che impiega circa 800 mila persone. Nella regione la coltivazione della cannabis è fatta risalire al VII secolo dopo la conquista del Maghreb da parte degli arabi. Testimonianze di coltivazioni private diffuse si hanno a partire del XVI secolo, ma solo nel XVIII secolo la regione del Rif diviene uno dei principali centri di produzione della cannabis. La prime norme per regolamentare la produzione nelle coltivazioni risalgono nel 1890, all’epoca del sultano Hassan I, il quale istituisce una serie di regole per produzione e commercio, istituendo allo stesso tempo una serie di privilegi ad alcune tribù del Rif. I privilegi concessi dal sultano Hassan alle tribù del Rif vengono mantenute anche dopo dalla Spagna dopo l’occupazione del 1912, durata fino al 1956.



Rif, la storica regione di produzione della cannabis

Con l’indipendenza del 1956 la coltivazione della cannabis viene proibita, ma a seguito di una rivolta nella regione l’allora re Mohammed V mantiene gli storici privilegi delle tribù del Rif. Oggi la coltivazione di cannabis è illegale in tutto il Marocco, ma continua ad essere “tollerata” in questa zona, dove però permane il divieto di esportazione e consumo al di fuori del Rif. La questione della regione del Rif è stata e continua a rappresentare un problema per il governo di Rabat anche a causa delle cicliche rivolte che vengono organizzate ogni volta che le autorità tentano una stretta sulla produzione di cannabis, come quelle avvenute nel 2013 e nuovamente nel 2017. In questi ultimi anni il governo ha continuamente ridotto l’estensione delle piantagioni proprio perché in violazione della legge gran parte del raccolto viene destinato alla lavorazione dell’hashish e al contrabbando in Europa. Nelle provincie di Nador, Tetouan e Taounate le colture vengono mantenute nelle aree più inaccessibili ed isolate.

Il disegno di legge proposto all’inizio del 2021 mira da un lato a regolamentare la coltivazione e la produzione di derivati della cannabis illegale, dall’altro a mantenere lo sviluppo in una regione come quella del Rif dove a causa della particolare morfologia la cannabis è uno dei pochi prodotti coltivabili e da secoli la principale fonte di reddito per la popolazione. L’esame del disegno di legge sull’uso legale della cannabis è iniziato in Consiglio dei ministri a Rabat il 25 febbraio 2021. La sua adozione, tuttavia, è stata rinviata per la seconda settimana consecutiva. Il progetto sarà sul tavolo del consiglio dei ministri per la terza volta l’11 marzo. Pochi giorni dopo la sua programmazione in Consiglio dei ministri, l’ex segretario generale del Pjd ed ex capo del governo, Abdelilah Benkirane, ha minacciato di lasciare il partito se i suoi membri avessero votato a favore del disegno di legge. Un’opposizione unita a una minaccia che, secondo il quotidiano di Rabat, avrebbe rallentato l’adozione di questo testo in sede di Consiglio dei ministri. Gli osservatori marocchini vedono questo stop al disegno di legge sull’uso della cannabis a scopo medico e industriale come una “ripicca” da parte del Pjd a seguito dell’adozione, contro la sua volontà, del disegno di legge che modifica la legge organica relativa al conteggio dei voti per l’elezione presso la Camera dei Rappresentanti, in particolare sul metodo di calcolo della quota proporzionale. Il testo prevede un calcolo sulla base delle persone iscritte nelle liste elettorali, mentre il Pjd ha difeso con le unghie e con i denti la legge precedente che prevedeva il calcolo sulla base dei voti validi.

Incentrato sulla promozione dei settori della cannabis medica, cosmetica e industriale, il nuovo disegno di legge sull’uso legale di questa pianta tende a convertire le colture illecite che distruggono l’ambiente in attività legali sostenibili che generano valore e occupazione. Secondo quanto riporta l’agenzia di stampa “Map”, questo progetto ha adottato come priorità la creazione di un quadro giuridico che consenta lo sviluppo dei settori della cannabis medica, cosmetica e industriale e di cogliere le opportunità offerte dall’attrazione di operatori internazionali. Secondo i termini del disegno di legge, la produzione di cannabis è autorizzata solo entro il perimetro stabilito dal regolamento. Pertanto, alcune attività legate alla cannabis – come l’importazione e l’esportazione di semi e piante, la creazione e il funzionamento di vivai, la coltivazione e la lavorazione della cannabis – sono soggette ad autorizzazione (della durata di 10 anni rinnovabile). I limiti riguardano anche l’esportazione di cannabis e dei suoi derivati, l’importazione di prodotti a base di cannabis, la commercializzazione e il trasporto di cannabis e dei suoi derivati. Solo gli adulti di nazionalità marocchina che sono membri di una cooperativa creata a questo scopo, secondo il disegno di legge osteggiato dal partito islamico, possono richiedere un’autorizzazione per la coltivazione della cannabis. Gli aspiranti produttori dovranno gestire appezzamenti situati all’interno del perimetro regolamentare ed essere proprietari del lotto oggetto della domanda, autorizzati dal suo proprietario o muniti di documento rilasciato dalle autorità amministrative locali che attesti il funzionamento di tale lotto.

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