La Libia invia rinforzi al confine con il Ciad

Sia il Gun di Dabaiba che l'Lna di Haftar hanno deciso di inviare forze nel sud della Libia

Sia il Consiglio presidenziale del Governo unitario libico (Gun) che l’autoproclamato Esercito nazionale libico (Lna) del generale Khalifa Haftar hanno deciso di inviare forze nel sud della Libia per proteggere i confini meridionali con il Ciad. Il Consiglio presidenziale libico ha tenuto, ieri sera, un incontro con il premier del Governo di unità nazionale, Abdulhamid Dabaiba, per discutere degli eventi in corso in Ciad e del loro impatto sulla sicurezza nel sud della Libia. Il Consiglio di presidenza ha chiesto, in una dichiarazione ufficiale oggi, a tutte le unità militari presenti nella regione meridionale di adottare “misure immediate per mettere in sicurezza e proteggere i confini del Paese“. In qualità di comandante supremo delle Forze armate libiche, il Consiglio presidenziale ha sottolineato di essere pronto ad affrontare eventuali obiettivi ostili, chiedendo la massima cautela e la disponibilità a far fronte a qualsiasi emergenza. Tuttavia, poche ore dopo anche l’autoproclamato Esercito nazionale libico ha annunciato che si sta preparando a inviare le sue unità al confine con il Ciad. “L’Esercito nazionale libico sta preparando le sue unità da inviare nel sud della Libia per proteggere il confine“, ha detto una fonte all’agenzia di stampa russa “Sputnik”, aggiungendo che l’Lna non esclude attacchi dell’opposizione ciadiana.

Ciò è avvenuto dopo scontri scoppiati in Ciad nei giorni scorsi, vicino al confine con la Libia, che hanno provocato la morte del presidente ciadiano Idriss Deby, a seguito di un attacco delle forze di opposizione ciadiane provenienti dai territori libici. A sua volta, il parlamento della Libia ha chiesto l’unificazione dell’establishment militare al fine di proteggere i confini meridionali del Paese. “La Camera dei rappresentanti sta seguendo l’accelerazione degli eventi nel vicino Ciad e monitora le possibili conseguenze derivanti dall’insicurezza o dallo sfollamento della popolazione”, si legge in un comunicato. Il parlamento ha invitato tutte le autorità interessate alla protezione e alla sicurezza del Paese ad adottare misure urgenti al fine di proteggere il Paese, assicurare i confini meridionali e preservare la sovranità nazionale. Il parlamento ha altresì invitato il Comitato militare congiunto 5+5 (cinque membri delle forze della Tripolitania, cinque ufficiali fedeli al generale Haftar) ad “accelerare l’unificazione dell’establishment militare per garantire la sicurezza e la stabilità della Libia, proteggere i suoi confini e preservare la sua sovranità”.

Secondo il rapporto finale sulle violazioni dell’embargo sulle armi in Libia, redatto da un gruppo di esperti delle Nazioni Unite e relativo al 2019-2020, i gruppi armati del Ciad “sono onnipresenti nel sud della Libia e sono diventati parte della vita sociale”. Città come Hun e Murzuq hanno visto un numero crescente di cittadini ciadiani e la cui presenza armata è fortemente notata. Il report identifica in particolare due gruppi ciadiani, denominati “Ccmsr” e “Fact”. Il primo, affiliato al Governo di accordo nazionale, il 26 giugno ha emesso un comunicato per annunciare la propria “neutralità nel conflitto inter-libico”: la maggior parte degli elementi del gruppo ha attualmente sede nell’area di confine tra Libia e Ciad, nella zona di Kouri Bougoudi, e può contare su almeno 100 veicoli. Il secondo gruppo, che aveva sede ad Al Jufra, ha ampliato i suoi campi a Sebha, Tamenhint e Brak Shati. Secondo quanto riferito, il Fact ha spostato la sua base di comando nell’area di Jabal al Aswad. I leader del Fact rivendicano la neutralità nel conflitto libico, tuttavia le loro forze hanno presidiato alcune basi dell’Esercito nazionale libico del generale Haftar, mentre elementi di questo gruppo servono anche nei Battaglioni 116 e 128 dell’Lna.

Vale la pena ricordare che i legami tra Haftar il Ciad sono di lungo corso. Ex fiancheggiatore del defunto colonnello Muammar Gheddafi in occasione del colpo di stato militare del 1969, il generale Haftar, classe 1943, ha sempre ricoperto ruoli marginali nell’establishment del regime fino agli anni Ottanta, quando fu nominato, con il grado di colonnello, comandante delle operazioni militari della Libia contro il Ciad. Il conflitto per il possesso della striscia di Aouzou, area ricca di risorse naturali al confine tra i due paesi nordafricani, terminò nel 1987 con la sconfitta libica e Haftar cadde prigioniero. Dopo essere stato liberato, disertò e si rifugiò negli Stati Uniti, dove aderì all’opposizione in esilio.

Intanto le tribù della Libia meridionale, preoccupate per la recrudescenza del conflitto nel vicino Ciad che vede coinvolta indirettamente anche la Francia, hanno chiesto al nuovo Governo di unità nazionale del premier Dabaiba di riattivare gli accordi con l’Italia per mettere in sicurezza i confini meridionali. Il consiglio degli anziani e dei notabili della città di Murzuq, nel sud della Libia, ha ufficialmente chiesto alle autorità di aumentare il livello di allerta presso la frontiera con il Ciad, dove sono recentemente ripresi gli scontri tra ribelli e governo. In particolare, il Consiglio di Murzuq mette in guardia dagli scontri militari nel nord del Ciad che potrebbero causare “un’altra ondata di sfollati in Libia”. La nota afferma che il sud della Libia è diventato “un incubatore per bande ciadiane, criminali, Stato islamico e terroristi”, anche a causa di “ambizioni coloniali straniere che mirano dominare il paese e saccheggiare le sue risorse”. Il Consiglio si rivolge poi direttamente al nuovo Governo di unità nazionale del premier Dabaiba: “È diventato chiaro che il Paese abbia bisogno di proteggere in particolare i suoi confini meridionali: chiediamo alle autorità libiche di attivare l’accordo libico-italiano firmato nel 2008 nel settore della sicurezza. Proteggere i confini è un dovere nazionale per eccellenza”. Vale la pena ricordare che nel 2010 l’Italia aveva cominciato a fornire alla Libia delle sofisticate attrezzature per il controllo radar dei porosi confini meridionali: gli equipaggiamenti, del valore complessivo di 300 milioni di euro, sono andati perduti a Bengasi durante la rivoluzione del 2011.

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