La manifattura italiana recupera
i livelli pre-crisi e traina l’intera Europa

E' quanto emerge dal rapporto sugli scenari industriali del Centro studi di Confindustria

manifattura

La manifattura italiana, dopo il tracollo di oltre 40 punti percentuali nel bimestre di marzo e aprile del 2020, non solo ha recuperato stabilmente i livelli di attività precedenti lo scoppio della pandemia, ma è diventata uno dei principali motori della crescita industriale nell’Eurozona. E’ quanto emerge dal rapporto sugli scenari industriali del Centro studi di Confindustria (Cnc). Secondo l’analisi, invece, in Germania e Francia, “nonostante un calo meno drastico dei volumi di produzione nei mesi più critici del 2020, il pieno riassorbimento dello shock appare ancora lontano.



I risultati preliminari dell’analisi relativa ai processi di backshoring in corso nella manifattura italiana, rivelano che il fenomeno del rientro in Italia di forniture precedentemente esternalizzate non è marginale. Tra i rispondenti che avevano in essere rapporti di fornitura estera, il 23 per cento ha già avviato, negli ultimi cinque anni, processi totali o parziali di backshoring. Al primo posto tra le motivazioni addotte per spiegare il fenomeno compare la disponibilità di fornitori idonei in Italia (il che significa che la passata esternalizzazione non ha determinato la scomparsa di reti di fornitura nazionale nell’ambito in cui opera l’impresa) e la possibilità di abbattere i tempi di consegna (il che implica che il ricorso alla fornitura nazionale è rimasto efficiente sul piano operativo).

Gli Investimenti diretti esteri (Ide), che rappresentano uno dei principali mezzi attraverso cui si sono costruite le catene globali del valore e sono al centro dell’accelerazione della dinamica del commercio mondiale, sono crollati del 35 per cento, sotto il peso dell’incertezza esplosa con la pandemia. L’inversione di tendenza sembra già iniziata nei primi due trimestri del 2021, essendo i flussi mondiali di ide tornati a crescere ai livelli pre-Covid. Secondo i dati di Confindustria, le prospettive per l’anno in corso, secondo l’unctad12, sono migliorate sensibilmente. Infatti, secondo l’analisi, per il 2021 si prevede una crescita degli Ide nel mondo tra il 10 e il 15 per cento; di questo aumento beneficeranno maggiormente le economie sviluppate (con un tasso di crescita tra il 15 e il 20 per cento) rispetto a quelle emergenti e in via di sviluppo (tra il 5 e il 10 per cento). I comparti maggiormente beneficiari dei capitali esteri investiti sono quelli della salute e della transizione ecologica”.



La tenuta della capacità produttiva in Italia, sostenuta anche da un massiccio ricorso ai prestiti garantiti dallo Stato (il nuovo debito netto contratto dalle imprese manifatturiere italiane nel 2020 è stato pari a 4,1 punti di fatturato, rispetto ad appena 0,3 nel 2019), ha scongiurato una forte ondata di chiusure ed evitato così pesanti ricadute negative sul fronte dell’occupazione. Alla fine del secondo trimestre 2021, le ore lavorate nell’industria risultavano sotto dei livelli pre-pandemici del 4,2 per cento rispetto allo stesso periodo del 2019, gli occupati dell’1,1 per cento. Per la seconda parte dell’anno, le attese delle imprese manifatturiere sul fronte della domanda di lavoro restano positive.

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