La Marina britannica invierà navi nell’Indo-Pacifico per almeno cinque anni

Lo ha annunciato l'ammiraglio della Marina britannica Tony Radakin

portaerei Queen Elizabeth

La Marina militare del Regno Unito intende stazionare unità di pattugliamento marittimo nell’Indo-Pacifico “almeno per i prossimi cinque anni”, a sostegno dello sforzo di contenimento della Cina intrapreso dagli Stati Uniti e dagli altri Paesi alleati nella regione. Lo ha annunciato l’ammiraglio della Marina britannica Tony Radakin. Londra ha progressivamente rafforzato la propria presenza nell’Indo-Pacifico sin dall’uscita dall’Unione europea, e il mese scorso ha inviato nella regione il gruppo da battaglia della sua nave ammiraglia, la portaerei Queen Elizabeth. Radakin ha dichiarato che lo Stretto di Taiwan è chiaramente “parte integrante dell’Indo-pacifico libero e aperto”: “E’ palese che quelle dello Stretto di Taiwan sono acque internazionali. Si tratta di una via marittima che può essere utilizzata da diversi Paesi”. Le dichiarazioni dell’ammiraglio seguono il comunicato congiunto diffuso dai leader del G7 lo scorso giugno, che per la prima volta ha esplicitamente menzionato “l’importanza della pace e della stabilità attraverso lo Stretto di Taiwan”.



All’inizio di settembre la portaerei britannica Queen Elizabeth ha gettato l’ancora a Yokosuka, in Giappone, dove ha sede la principale base navale degli Stati Uniti nel Paese e dove è stanziata una portaerei Usa della Flotta del Pacifico. La visita del gruppo navale britannico in Giappone è parte di un itinerario regionale che esibisce la rinnovata centralità attribuita da Londra alle dinamiche strategiche nel Mar Cinese Meridionale, principale teatro delle ambizioni della Cina. In un video pubblicato su Twitter, il commodoro Steve Moorhouse, comandante del gruppo da battaglia della della Queen Elizabeth, ha dichiarato che il Regno Unito intende elevare le relazioni coi suoi partner regionali ad un nuovo livello, ed ha ribadito il sostegno di Londra alla libertà di navigazione e alla sicurezza delle rotte marittime, così come l’appoggio ad un sistema di diritto internazionale che regoli le interazioni tra tutti i Paesi dell’Indo-Pacifico.

Il presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, il primo ministro britannico, Boris Johnson, e il premier australiano, Scott Morrison, hanno annunciato il 15 settembre nuova intesa fra i tre Paesi sulla condivisione di tecnologie avanzate nell’ambito della difesa, in quella che ha tutta l’aria di un’iniziativa volta a contrastare l’influenza della Cina nell’Indo-Pacifico, anche se l’annuncio ufficiale non menziona Pechino esplicitamente. L’accordo punta a facilitare la condivisione di informazioni in aree strategiche come l’intelligenza artificiale e la tecnologia per i sottomarini nucleari. L’iniziativa si concentrerà inizialmente sull’aiutare la marina australiana a procurarsi una flotta di sottomarini a propulsione nucleare, una mossa che Pechino considererà probabilmente aggressiva. In una dichiarazione congiunta, Johnson, Biden e Morrison hanno affermato: “Lo sforzo che lanciamo oggi aiuterà a sostenere la pace e la stabilità nella regione indo-pacifica. Per oltre 70 anni, Australia, Regno Unito e Stati Uniti hanno lavorato insieme ad altri importanti alleati e partner per proteggere i nostri valori condivisi e promuovere la sicurezza e la prosperità. Oggi, con la formazione di Aukus – il nome del nuovo patto generato dalle iniziali dei tre Paesi – dobbiamo impegnarci nuovamente in questa visione”.



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