La Turchia intende collaborare con la Russia per la produzione di aerei da guerra

Lo ha dichiarato Ismail Demir, presidente delle Industrie della difesa di Ankara

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La Turchia intende cooperare con la Russia su un programma per la produzione dei propri caccia. Lo ha dichiarato Ismail Demir, presidente delle Industrie della difesa della Turchia (Savunma Sanayii Baskanligi, Ssb), secondo quanto riferisce il quotidiano turco “Hurriyet”. “Ci sono molti punti di cooperazione nei nostri negoziati con la Russia. Includono anche alcuni punti relativi allo sviluppo del nostro aereo militare nazionale, che lascerà l’hangar nel 2023. Vi sono ad esempio alcune tipologie di motore e sistemi avionici che abbiamo scelto. Ma nel tempo ci saranno cambiamenti, sviluppo, rinnovamento di alcuni sistemi. Durante questo processo potrebbero anche aver luogo negoziati con la Russia”, ha dichiarato Demir, già posto sotto sanzioni da parte degli Stati Uniti insieme alla Ssb nel dicembre del 2020. In precedenza, il ministro turco dell’Industria e della Tecnologia Mustafa Varank aveva dichiarato all’agenzia di stampa russa “Ria Novosti” che Ankara non avrebbe escluso la possibilità di acquistare caccia russi Su-35 e Su-57, precisando tuttavia che al momento la priorità è sviluppare i propri caccia di quinta generazione. A sua volta, il direttore generale della principale compagnia aerospaziale turca Tusas, Temel Kotil, aveva dichiarato, sempre a “Ria Novosti” che il caccia nazionale turco effettuerà il suo primo volo nel 2025 e nel 2029 si prevede di trasferirlo alle Forze armate turche.



Turchia già sanzionata dagli Usa per caso S-400

Nel dicembre del 2020 gli Stati Uniti hanno sanzionato la Ssb e i suoi alti funzionari per l’acquisto dei sistemi missilistici di fabbricazione russa S-400, dopo un accordo del valore di 2,5 miliardi di dollari con Rosoboronexport (Roe), la principale entità di esportazione di armi della Russia. Gli Stati Uniti hanno dichiarato che la Turchia si è impegnata intenzionalmente in una transazione significativa con la Russia e quindi è stata soggetta a sanzioni ai sensi del Countering America’s Adversaries Through Sanctions Act (Caatsa). L’acquisto degli S-400 da parte di Ankara, membro della Nato, è valso l’espulsione della Turchia dal programma Joint Strike Fighter (Jsf) per la produzione del caccia di quinta generazione F-35, prodotto da Lockheed Martin, in cui il governo del presidente turco Recep Tayyip Erdogan aveva investito 1,4 miliardi di dollari e prevedeva di generare 11 miliardi di dollari di entrate dalle esportazioni. Come parte delle sanzioni, gli Stati Uniti hanno imposto sanzioni contro Demir e altri tre funzionari delle industrie della difesa: Faruk Yigit, vicepresidente della Ssb; Serhat Gençoglu, capo del Dipartimento della Difesa aerea e dello spazio della Ssb; Mustafa Alper Deniz, responsabile del programma per la Direzione regionale dei sistemi di difesa aerea della Ssb.

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