Landini: “Un’Agenzia pubblica per il rilancio dell’industria nazionale”

La proposta del segretario della Cgil raccolta nel libro pubblicato da Agenzia Nova “Dieci idee per il rilancio del Paese”

Landini Cgil

Una nuova Agenzia pubblica per lo sviluppo che abbia una chiara azione di indirizzo, sappia individuare i settori strategici e favorisca i processi di transizione. E’ la proposta del segretario nazionale della Cgil, Maurizio Landini, raccolta nel libro pubblicato da Agenzia Nova “Dieci idee per il rilancio del Paese” (CLICCA QUI PER SCARICARE GRATUITAMENTE IL LIBRO).



“Il ruolo del pubblico è decisivo – spiega il sindacalista -. Non dovrebbe essere la finanza a decidere quali politiche industriali i Paesi devono mettere in campo ma, viceversa, creare le condizioni per cui sia la politica, frutto delle scelte che le persone fanno andando a votare, a determinare le regole economiche”. “Il cambiamento – per il leader della Cgil – deve essere indirizzato dal pubblico, dallo Stato, lasciarlo alle leggi del libero mercato sarebbe un errore molto grave. Del resto la pandemia ci ha dimostrato che la finanziarizzazione dell’economia ha creato disuguaglianze sociali, frammentazione e precarietà del mondo del lavoro, perdita di fiducia nella politica”. “Oggi – prosegue il segretario – viviamo in una piramide capovolta: la finanza determina le politiche industriali e questo ha generato un aumento delle disuguaglianze, l’indebolimento dei sistemi democratici e dell’idea stessa di tenuta democratica dei Paesi”.

Ecco perché in questa riflessione “si deve tenere assieme, in modo integrato, lo sviluppo economico e un nuovo modello sociale per il nostro Paese. Nell’era post-pandemia – spiega infatti Landini – diventa centrale il concetto di democrazia economica con uno Stato capace di dettare indirizzi al mercato e un mondo del lavoro che renda le persone partecipi e attive nel processo di cambiamento, nella consapevolezza che il libero mercato da solo, come avvenuto in questi anni, non è in grado di poter guidare la complessità dei temi che un nuovo modello di sviluppo richiede. Anche il sindacato, inteso come rappresentanza del mondo del lavoro, è chiamato a partecipare a questa operazione coinvolgendo attivamente i cittadini nei processi di transizione”.



Per Landini, sono tre gli ambiti che richiedono necessariamente un cambiamento: il digitale, l’ambiente e i servizi pubblici, intesi come luoghi di tutela dei diritti fondamentali della persona. Un processo che richiederà una trasformazione anche delle organizzazioni sindacali e del lavoro: “Va ripensato il modo con cui si qualificano e convertono le competenze dei lavoratori, rendendoli partecipi allo stesso tempo del processo di cambiamento: il tema della conoscenza e del diritto alla formazione permanente diventa decisivo”, conclude.

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