Le modifiche alla normativa sulle Dta scuotono il risiko bancario: più vicino il salvataggio di Mps

Un vero e proprio “tesoretto” dal valore che si aggira intorno agli 11,6 miliardi di euro per le banche italiane

A pochi giorni dall’arrivo in Consiglio dei ministri del decreto Sostegni bis, previsto per giovedì, le modifiche alla normativa sulle imposte differite attive (Deferred tax asset – Dta) – ovvero le perdite fiscali che possono essere trasformate in credito d’imposta in caso di aggregazioni – scuotono il grande risiko bancario. Un vero e proprio “tesoretto” dal valore che si aggira intorno agli 11,6 miliardi di euro per le banche italiane, e che in base all’ultima legge di bilancio avrebbe potuto essere convertito in capitale per operazioni di fusione da realizzarsi entro il 31 dicembre 2021. Ma se la normativa attuale voleva essere un incentivo al consolidamento del settore bancario – del resto la necessità di due nuovi, grandi gruppi di portata internazionale e in grado di competere con Intesa Sanpaolo è stata ribadita a più riprese negli ultimi mesi – le modifiche introdotte sembrerebbero avvalorare ulteriormente l’ipotesi di un salvataggio da parte di Unicredit. Non è un caso che nella bozza della scorsa settimana la scadenza per presentare la business combination sia stata prorogata a giugno 2022: un provvedimento teso a dare più spazio di manovra agli istituti per organizzare al meglio le fusioni dopo i recenti cambi ai vertici di alcune banche (primo fra tutti l’arrivo di Andrea Orcel alla guida di Unicredit), e dal momento che per operazioni di questo tipo occorrono normalmente cinque o sei mesi di lavori per arrivare all’approvazione assembleare.



“La bozza sembra dimostrare la volontà del governo di rendere più appetibile Mps nei confronti di eventuali acquirenti: la proroga della scadenza potrebbe avvalorare ulteriormente l’ipotesi Unicredit, dal momento che Orcel è arrivato da poco e avrebbe bisogno di calarsi nel ruolo per organizzare al meglio l’operazione”, ha spiegato Patrizio Pazzaglia, analista finanziario indipendente, parlando con “Agenzia Nova” e sottolineando la necessità di “completare il puzzle” in tempi congrui, in vista della scadenza di fine anno per la dismissione della quota detenuta dal ministero dell’Economia nella banca senese, pari al 64 per cento. Non solo: la bozza ha anche innalzato la soglia delle Dta convertibili dal due al tre per cento del totale degli attivi della banca più piccola coinvolta nella fusione. Dettaglio che va a sostegno particolarmente di una soluzione per Mps, che attualmente ha “in dote” Dta potenzialmente convertibili per 3,8 miliardi di euro, e che è stato valutato positivamente anche dal mercato. “Se approvata, la norma fornirebbe ulteriore impulso al consolidamento del settore e sosterrebbe in particolar modo una soluzione per Mps, con tempistiche che tuttavia potrebbero essere più lunghe rispetto a quanto inizialmente previsto”, scrivono gli analisti di Equita.

“La convenienza di un’eventuale operazione tra Unicredit e Mps c’è, e si può ravvisare concretamente in questi numeri: si avrebbe un beneficio complessivo di circa 3,4 miliardi di euro, più di uno in più rispetto alla normativa vigente sulle Dta”, ha spiegato Pazzaglia, aggiungendo che andranno valutate le economie di scala ma “il tesoretto fiscale in dote ad Mps esiste ed è allettante essendo soggetto a scadenza”. Va anche detto, ha continuato, che “il percorso di razionalizzazione e ristrutturazione industriale di Mps è già in corso, e ciò potrebbe contribuire a far trovare a potenziali acquirenti un bilancio pulito e più sano rispetto al passato”. Tutta una serie di dettagli, ha spiegato, che contribuiscono a rendere Mps una “preda” più appetibile per potenziali acquirenti e soprattutto per Piazza Gae Aulenti: guardando infatti ad un’eventuale operazione con Banco Bpm – tra le ipotesi più in voga nelle ultime settimane – si avrebbe un beneficio di circa 4,1 miliardi e quindi superiore rispetto ad una fusione con Mps, ma che deriverebbero principalmente dalle Dta di Unicredit (circa 4,35 miliardi) e non della banca guidata da Giuseppe Castagna, pari a circa un miliardo.



“Una fusione con Banco Bpm potrebbe sembrare più conveniente per Unicredit nell’immediato, ma dall’operazione con Mps potrebbero derivare vantaggi interessanti se consideriamo un orizzonte temporale più allargato, ipotizzando i benefici che deriverebbero dal cuscinetto fiscale”, ha continuato Pazzaglia, aggiungendo che un fattore importante sarà rappresentato dal valore assegnato alla banca oggetto dell’acquisizione. “Una banca sana e ben posizionata avrà un prezzo più elevato, mentre Mps sarebbe a buon mercato essendo in difficoltà: non va svenduta, ma bisogna comunque tenere conto dei danni sul piano reputazionale e del processo di ristrutturazione in corso”, ha spiegato. Un rischio, quest’ultimo, che potrebbe essere compensato con una valutazione inferiore, ma anche con il mantenimento (anche temporaneo) di una presenza statale minima come garanzia. Altrettanto significativo, secondo Pazzaglia, è l’andamento positivo che ha interessato i titoli di molte banche coinvolte nel dibattito. “Il mercato sembrerebbe non essere più scettico in merito a Mps, e più propenso ad accettare un’operazione di questo tipo”, ha detto.

Con l’approvazione delle modifiche si avrebbe quindi una maggiore appetibilità dell’operazione Unicredit-Mps rispetto ad altre che prima della bozza erano considerate più sensate, soprattutto nella logica degli azionisti. Oltre a Banco Bpm, le ipotesi vedevano anche una possibile operazione tra Unicredit e Mediobanca, il cui amministratore delegato Alberto Nagel però ha dichiarato oggi che “non avrebbe molto senso dal punto di vista industriale”, data la differenza tra i due modelli di business. “Il mercato è pronto per nuove operazioni di M&A: Intesa Sanpaolo ha aperto la strada con l’operazione di Ubi Banca, ma restano situazioni difficili come Mps o Carige che è necessario sistemare, per snellire la presenza statale nel settore e garantirne la stabilità”, ha affermato Pazzaglia, spiegando che la risoluzione del nodo Mps potrebbe innescare un nuovo processo virtuoso di aggregazioni nel comparto bancario. “La nascita di grandi campioni nazionali è funzionale al superamento di una crisi industriale del settore: in questo senso, le norme contenute nella bozza del decreto Sostegni bis potrebbero contribuire a sbrogliare la matassa”, ha concluso.

Leggi anche altre notizie su Nova News
Seguici anche sui canali social di Nova News su Facebook, Twitter, LinkedIn, Instagram, Telegram