Le società dei social media potranno operare in Nigeria solo se autorizzate dal governo

Lo ha ribadito il portavoce del governo dopo la sospensione di Twitter da parte del governo decretata la scorsa settimana

nigeria

Le società di social media che vogliono operare in Nigeria dovranno ora registrarsi nel Paese ed essere autorizzate dall’Autorità per le comunicazioni locale di Abuja. Lo ha ribadito il portavoce del governo, Lai Mohammed, dopo la sospensione di Twitter da parte del governo decretata la scorsa settimana. “Insistiamo sul fatto che per operare in Nigeria devi prima essere una società nigeriana ed essere autorizzato dalla commissione di radiodiffusione”, ha affermato il portavoce in una nota. Finora non sono state approvate nuove leggi o regolamenti per far rispettare i nuovi requisiti. Nei giorni scorsi l’Autorità nigeriana delle telecomunicazioni ha invitato le emittenti televisive e radiofoniche nazionali a non utilizzare Twitter per raccogliere informazioni ed a disattivare i propri account sulla piattaforma social. In una dichiarazione pubblicata dopo la decisione governativa di sospendere Twitter nel Paese, la Commissione nazionale per le trasmissioni ha imposto alle emittenti di “sospendere immediatamente” il patrocinio di Twitter. “Si consiglia alle stazioni di trasmissione di disinstallare gli strumenti di Twitter e di smettere di utilizzare la piattaforma come fonte di raccolta di informazioni”, si legge nel testo. Come osservato da NetBlocks, piattaforma di monitoraggio della governance di internet, nelle ore che hanno seguito la sospensione si sono moltiplicate le ricerche su internet di Vpn, un dispositivo che permette di crittografare la propria connessione internet come se ci si connettesse da un altro Paese rispetto alla propria reale posizione geografica.

La scorsa settimana il governo nigeriano ha emesso un avviso di sospensione a tempo indeterminato di Twitter per il presunto utilizzo della piattaforma per attività che minacciano l’unità del Paese. La mossa ha fatto seguito alla decisione della piattaforma social di cancellare un tweet del presidente Muhammadu Buhari sugli indipendentisti del Biafra, segnalato come offensivo dagli utenti, motivandola come una misura reciproca per “disinformazione e diffusione di notizie false” tramite la piattaforma. Nel tweet il capo dello Stato aveva annunciato il pugno di ferro nei confronti dei gruppi secessionisti che minacciano la sicurezza del Paese, scatenando la reazione degli utenti e quella della piattaforma stessa che ha eliminato il post incriminato. Nei giorni scorsi il capo dello Stato è tornato sull’argomento pubblicando un post su Facebook, affermando che la politica di censura dell’azienda non è riuscita a comprendere i gravi problemi che la Nigeria deve affrontare. “La rimozione del tweet del presidente Buhari è stata deludente. La censura sembrava basata su un fraintendimento delle sfide che la Nigeria deve affrontare oggi”, si legge in un messaggio di Buhari.

In seguito alla sospensione di Twitter in Nigeria, le missioni diplomatiche di Ue, Regno Unito, Stati Uniti, Canada e Irlanda hanno espresso congiuntamente rammarico per la decisione del governo. Secondo NetBlocks, piattaforma di monitoraggio della governance di internet, la sospensione delle attività di Twitter in Nigeria ha provocato negli ultimi tre giorni perdite all’economia nazionale per 7,5 miliardi di naira (oltre 18,3 milioni di dollari). Per la piattaforma il blocco disposto venerdì scorso sera dalle autorità di Abuja alle attività che sfruttano il servizio di Twitter ha messo a dura prova l’economia del Paese africano nel giro di pochi giorni, con una stima delle perdite legate all’e-commerce pari a 12 miliardi di dollari. Secondo NetBlocks, ogni ora persa su Twitter costa alla Nigeria circa 250 mila dollari, portando la perdita giornaliera ad almeno 6 milioni di dollari. La decisione di sospendere Twitter rischia di ritorcersi contro il governo e di costare economicamente al Paese in termini di nuovi investimenti nel suo settore tecnologico: prima economia continentale, la Nigeria è infatti anche uno dei Paesi africani con le migliori prestazioni nell’attrarre investimenti per le start-up tecnologiche.

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