L’eurodeputata Von Cramon a Nova: “L’allargamento dell’Ue ai Balcani è una questione geopolitica”

La relatrice per il Kosovo nel Parlamento Ue in un'intervista ad "Agenzia Nova"

Viola Von Cramon

L’allargamento dell’Unione europea alla regione dei Balcani va trattato come una questione geopolitica e non di politica interna dei Paesi membri. E’ quanto affermato in un’intervista ad “Agenzia Nova” dall’eurodeputata Viola Von Cramon, relatrice per il Kosovo nel Parlamento Ue. L’eurodeputata tedesca ha in questo modo espresso l’auspicio che la liberalizzazione dei visti per i cittadini del Kosovo possa avvenire durante la presidenza di turno slovena del Consiglio dell’Ue, ovvero entro la fine del secondo semestre del 2021, osservando che per tale obiettivo “serve un approccio costruttivo da parte di tutti i Paesi membri”. Il Kosovo, secondo Von Cramon, ha dato adempimento a tutte le riforme necessarie per ottenere la liberalizzazione dei visti per cui ora l’ago della bilancia per concretizzare tale risultato è il voto favorevole di tutti i Paesi membri dell’Ue. Il ruolo decisivo, a suo modo di vedere, spetta dunque alla Francia, che assumerà a sua volta la presidenza di turno del Consiglio dell’Ue nel primo semestre 2022.



“La presidenza francese è sotto pressione della destra” per non concedere la liberalizzazione dei visti al Kosovo, ha affermato Von Cramon. auspicando che il capo dello Stato Emmanuel Macron confermi invece la sua visione favorevole all’allargamento dell’Ue ai Balcani occidentali e che politica estera e interna vengano mantenute “su piani separati”. “Spero che Macron veda l’allargamento come un processo geopolitico e non come questione di politica interna”, ha dichiarato Von Cramon, secondo cui ne va della credibilità della stessa Ue. Il governo tedesco, ha spiegato, è molto attivo nel fare lobbying in favore della liberalizzazione dei visti per i cittadini kosovari nell’Ue “ma quando si tratta del confronto con la Francia si fermano”.

La relatrice per il Kosovo nel Parlamento Ue ha poi affrontato il tema della normalizzazione dei rapporti tra Pristina e Belgrado, sostenendo che ciò sarà più difficile se i cinque Paesi membri dell’Ue (Spagna, Slovacchia, Romania, Grecia e Cipro) che ancora non riconoscono l’indipendenza kosovara non cambieranno la loro posizione. “La normalizzazione dei rapporti tra Pristina e Belgrado è una precondizione per l’integrazione europea”, ha osservato Von Cramon, evidenziando che è “frustrante” in particolare per il Kosovo aver fatto molte riforme e non riuscire ad ottenere nemmeno la liberalizzazione dei visti per i viaggi dei suoi cittadini nell’Ue. L’eurodeputata ha aggiunto che il governo guidato dal premier kosovaro Albin Kurti è molto attivo e “può ottenere dei risultati”, ma il processo di integrazione europea è “ancora più duro se vedi che fai riforme” e queste non vengono riconosciute.



Commentando il “non paper” sulla modifica dei confini nei Balcani, circolato nelle scorse settimane, Von Cramon ha parlato di un contenuto “irritante, confuso e orribile”. Si tratta, ha osservato, di un documento che include contenuti politici del passato che intendono tracciare i confini su “linee etniche” per cui è un qualcosa di assolutamente “negativo e pericoloso” in particolare per la Bosnia Erzegovina e per il Kosovo. Secondo l’eurodeputata, il solo parlare di modifiche ai confini nei Balcani dovrebbe comportare “terrore psicologico” per le tragedie avvenute nel recente passato. “Nell’Ue dobbiamo impedire che ciò accada”, ha affermato Von Cramon, secondo cui i Paesi dei Balcani devono essere inclusi nell’Ue e questo deve essere il focus della prossima presidenza di turno slovena. “La Slovenia, dal momento che è un player della regione e sa cosa significa escludere questi Paesi nel lungo termine, dovrà porre il tema dell’allargamento al centro della sua presidenza, con un chiaro cronoprogramma”, ha affermato Von Cramon. Oltre alla liberalizzazione dei visti per i cittadini kosovari, durante la prossima presidenza di turno slovena dell’Ue, l’eurodeputata ha detto di aspettarsi “progressi significativi” nelle riforme in Serbia e riguardo la riforma elettorale in Bosnia Erzegovina.

Von Cramon ha infine parlato del debito da quasi un miliardo di euro contratto dal Montenegro con la Cina per la costruzione dell’importante autostrada tra il porto di Antivari (Bar) e la località di Boljare. “Non possiamo compensare i governi che falliscono nel trattare con cinesi”, ha affermato l’eurodeputata osservando tuttavia che “se vogliamo essere credibili come Ue dobbiamo sostenere il Montenegro”. A suo modo di vedere, si tratta di una “sfida politica”, ovvero che non bisogna lasciare soli i Paesi balcanici in quanto altrimenti essi si rivolgeranno ad altri attori internazionali. “La responsabilità è ora del Montenegro”, ha detto Von Cramon facendo notare che l’Ue non può intervenire sempre in circostanze come questa. Per evitare tali situazioni, secondo l’eurodeputata, l’Ue deve essere più presente nella regione balcanica. “Se non siamo attivi loro salteranno dentro. La Cina ha provato a farlo anche nella prima crisi finanziaria in Grecia ed è ha ottenuto diversi successi come attestato dal porto del Pireo”, ha dichiarato. “Se non abbiamo un piano sarà difficile”, ha aggiunto Von Cramon, specificando che l’Ue deve essere un partner credibile per i Paesi della regione anche in quanto è impegnata al contrasto della corruzione per cui può vincolare i finanziamenti a risultati sulle riforme. “Il nostro denaro è più economico e conveniente anche se poniamo delle condizioni”, ha concluso l’eurodeputata.

 

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