Libano: il premier designato Hariri getta la spugna e sprofonda di nuovo la lira

Come la Svizzera del Medio Oriente è finita sul lastrico

Dopo quasi nove mesi di tentativi per formare il governo del Libano, oggi il primo ministro designato libanese, Saad Hariri, ha rinunciato all’incarico affidatogli il 22 ottobre 2020 dal capo dello Stato, Michel Aoun, per dare vita a un nuovo esecutivo. Lo ha annunciato oggi proprio il capo del partito sunnita al Mustaqbal al termine di un nuovo incontro, il secondo in meno di 24 ore, con Aoun. Ieri pomeriggio, di ritorno dall’Egitto, Hariri – dopo diversi annunci a mezzo stampa delle sue “dimissioni” – ha presentato l’ennesima proposta al capo dello Stato, con cui in questi nove mesi non c’è mai stato un totale consenso sulla squadra di governo. Le divergenze tra i due hanno di fatto portato a uno stallo istituzionale che ha peggiorato la situazione economica del Paese dei cedri. Per il Libano, considerato negli anni ’70 la Svizzera del Medio Oriente, sembra non esserci un futuro roseo, e per il momento sembra prevalere l’interesse partitico e confessionale rispetto al benessere dei libanesi.



Uscendo dal palazzo presidenziale a Baabda, Hariri ha spiegato che le differenze politiche e personali con Aoun sembrano aver raggiunto un punto di non ritorno tra di loro. “Durante le nostre discussioni, il presidente ha chiesto modifiche su punti della formazione che considero centrali”, ha detto Hariri ai giornalisti. Il leader sunnita ha aggiunto: “Abbiamo discusso anche di questioni di fiducia e di nomina dei ministri cristiani. Ma è chiaro che non saremo in grado di andare d’accordo. Ecco perché annuncio la mia rinuncia all’incarico. Che Dio abbia pietà dei libanesi“. Vale la pena ricordare che lo scontro tra il leader del partito sunnita Al Mustaqbal e il fondatore del Movimento patriottico libero (Mpl) si è acuito anche per le pressioni fatte dall’attuale capo dell’Mpl, Gebran Bassil, genero del presidente Aoun. L’istituzione di un gabinetto è tuttavia cruciale per attuare le riforme, condizione sine qua non per gli aiuti finanziari internazionali che aiuterebbero il Libano a risollevarsi da una profonda crisi, segnata da iperinflazione, impoverimento di più della metà della popolazione e carenza di beni di prima necessità. Subito dopo l’annuncio di Hariri, sul mercato parallelo la lira libanese viene scambiata 21mila a uno rispetto al dollaro. Al momento non è esclusa neanche la possibilità che lo stallo duri fino alla fine del mandato presidenziale, prevista nel 2022.

La rinuncia all’incarico da parte di Hariri arriva dopo l’ennesimo incontro presso il palazzo presidenziale, per la presentazione di una lista di ministri. “La mossa di Hariri era probabilmente la sola possibilità rimasta per cercare di sbloccare la situazione di stallo creatasi”, ha dichiarato ad “Agenzia NovaRoberta La Fortezza, dottore di ricerca e analista Mena per Ifi Security. Nelle scorse settimane, mentre si susseguivano notizie sulla possibile rinuncia all’incarico da parte di Hariri, era comparso il nome dell’ex premier Najib Mikati come possibile futuro premier incaricato. Secondo l’analista, “è difficile dire al momento chi potrà essere il prossimo primo ministro incaricato dal presidente Aoun di formare un governo”. Tuttavia, ha aggiunto La Fortezza, “appare ormai evidente che nel blocco sunnita, da dove necessariamente il presidente dovrà trovare un nome per la carica, non esistono al momento personalità in grado di presentarsi agli occhi dell’opinione pubblica e degli sponsor esterni come una valida alternativa ad Hariri”.



L’annuncio di Hariri giunge dopo un pellegrinaggio del leader sunnita nella capitali del Golfo, ma anche a Mosca, Il Cairo, Parigi e Ankara avvenuto in questi nove mesi di gestazione dell’incarico per formare il governo. Inoltre, la decisione è stata annunciata anche dopo l’impegno diplomatico di Stati Uniti, Francia e Arabia Saudita per cercare di agevolare la formazione del governo. A tal proposito, l’analista di Ify Security La Fortezza ha dichiarato ad “Agenzia Nova” che Hariri avrebbe compiuto un “colpo di mano” rinunciando all’incarico, “rispondendo a una strategia volta a dimostrare di essere il solo leader sunnita a poter ricoprire la carica di primo ministro, soprattutto nella delicata situazione politica del Paese”. Hariri, ha ricordato La Fortezza, “è ancora oggi la figura di maggior rilievo all’interno della comunità sunnita; anche a livello regionale, sebbene il rapporto tra Hariri e Riad abbia ultimamente dimostrato alcune incertezze, il leader della corrente Futuro (Al Mustaqbal) resta una scelta quasi obbligata per l’Arabia Saudita”.

Dopo la decisione di Hariri, il Libano dovrà fare i conti con una situazione economica e sociale al tracollo. La lira libanese ha perso oltre il 90 per cento del potere d’acquisto e in diverse località del Paese la popolazione è scesa in piazza per protestare. In alcuni casi, il governo in carica per gli affari correnti di Hassan Diab ha schierato persino l’esercito per riportare la calma. A tal riguardo, ha spiegato La Fortezza a “Nova”, “la circostanza che, nonostante il supporto di cui gode sia all’interno della classe politica libanese sia nel contesto regionale e internazionale, Hariri non sia riuscito a formare un nuovo governo, non rende rosee le aspettative per il futuro“. “Tanto più se si considera l’ulteriore deterioramento della situazione economica e sociale registratosi nelle ultime settimane, con un nuovo aumento del prezzo del pane e con le violente proteste a Tripoli – ha aggiunto -. D’altro canto in una simile situazione nessun partito politico appare intenzionato a farsi carico da solo della situazione, poiché questo significherebbe con ogni probabilità diventare il capro espiatorio del fallimento del Paese, ipotecandosi ogni credibilità e possibilità d’azione politica futura”, ha concluso La Fortezza.

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