Libia: attese oggi a Tobruk importanti modifiche delle leggi elettorali

Secondo quanto appreso da “Nova”, ieri solamente 30 deputati hanno partecipato ai lavori del Parlamento

tobruk

Prosegue oggi a Tobruk, nella Libia orientale, l’esame del quadro legislativo per le elezioni previste a fine anno fortemente incoraggiate dalla comunità internazionale. La sessione della Camera dei rappresentanti tenuta ieri, 25 ottobre, si è conclusa con l’approvazione di una la modifica per dell’età minima per candidarsi alla presidenza, ridotta da 40 a 35 anni. Secondo quanto appreso da “Agenzia Nova”, solamente 30 deputati hanno partecipato ai lavori del Parlamento, ben al di sotto del quorum minimo legale. L’esame delle leggi si è svolto alla presenza del presidente dell’Alta commissione elettorale (Hnec) della Libia, Imad al Sayeh, e del primo vice presidente della Camera, Fawzi al Nuwairi, entrambi giunti appositamente da Tripoli. Fonti politiche libiche indicano che altri emendamenti alle leggi elettorali potrebbero essere approvati quest’oggi, ma senza essere sottoposti al voto della sessione plenaria.



Francia, Germania, Italia, Regno Unito e Stati Uniti, attraverso le loro ambasciate a Tripoli, hanno esortato ieri la Libia a proseguire il “percorso positivo verso lo svolgimento delle elezioni presidenziali e parlamentari del 24 dicembre”. E’ quanto si legge in un comunicato odierno del gruppo di Paesi P3+2, ovvero Francia, Regno Unito e Stati Uniti (membri permanenti del Consiglio di sicurezza Onu), più Germania e Italia. Come anticipato da “Agenzia Nova”, la nota congiunta sottolinea che le consultazioni presidenziali e parlamentari nel Paese nordafricano dovranno essere contestuali, ovvero simultanee. “La conferenza ospitata in Libia il 21 ottobre ha permesso al mondo di riconoscere il grande potenziale per la Libia se la sua traiettoria positiva dovesse continuare verso lo svolgimento delle elezioni presidenziali e parlamentari del 24 dicembre. Tali elezioni, come stabilito nella tabella di marcia del Forum di dialogo politico libico (Lpdf) a Tunisi nel novembre 2020 e affermato nella risoluzione 2570 del Consiglio di Sicurezza, sono un passo essenziale nell’ulteriore stabilizzazione e unificazione della Libia e i loro risultati dovrebbero essere rispettati da tutti”, aggiunge la nota.

Le nazioni occidentali maggiormente coinvolte nel dossier libico sembrerebbero contrari alla soluzione preannunciata dal presidente dell’Alta commissione elettorale della Libia, Imad al Sayeh. Quest’ultimo ha spiegato che, in base alle controverse leggi elettorali emanate dalla Camera dei rappresentanti di Tobruk, bisognerebbe votare prima per le presidenziali il 24 dicembre, e poi per il secondo turno delle presidenziali e delle parlamentari insieme un mese dopo. Al Sayeh si trova in Cirenaica per cercare di modificare le parti più contestate della legislazione elettorale, in particolare l’articolo 20 della legge sulle parlamentari che prevede, appunto, di rinnovare la Camera trenta giorni dopo il voto per le presidenziali. “Invitiamo tutti gli attori a prestare attenzione ai consigli tecnici dell’Hnec a rispettare la sua esperienza; condanniamo tutti gli attori che minacciano o ostacolano la sua azione”, aggiunge la nota delle cinque nazioni occidentali. “Crediamo che i libici siano pronti a godere della prosperità che deriva sia dalla stabilità che da una leadership responsabile, e invitiamo tutti gli attuali leader della Libia a riconoscerlo e a lavorare per elezioni libere ed eque il 24 dicembre”, conclude il comunicato.



Secondo quanto appreso da “Nova”, i cinque Paesi ritengono che votare per le presidenziali prima e le parlamentari poi possa avvelenare e complicare il clima politico in Libia. Le fonti libiche riferiscono che non è escluso, infatti, che il vincitore delle presidenziali, grazie a poteri molto forti conferiti dalla controversa legge sulle elezioni presidenziali emanata dal Parlamento di Tobruk, possa dichiarare lo Stato di emergenza e impedire al nuovo parlamento di insediarsi. D’altra parte, tenere solo le consultazioni parlamentari è altrettanto rischioso perché potrebbe produrre una situazione simile a quella del 2014, quando i risultati del voto non vennero accettati, causando poi la guerra civile conclusa con la distruzione dell’aeroporto internazionale di Tripoli e la “spaccatura” del Paese in entità parallele. “Tenere insieme le due elezioni consentirebbe invece di ridurre la tensione in un quadro elettorale estremamente confuso”, aggiungono le fonti.

Ad oggi le probabilità che in Libia si tengano elezioni presidenziali e parlamentari nella data concordata del 24 dicembre però ridotte al lumicino. “La data del 24 dicembre non è più realistica. C’è un 95 per cento di probabilità che le elezioni vengano rimandate”, spiegano ancora le fonti. Il problema è che in base alle leggi elettorali attualmente in vigore alcuni fra i candidati più forti, come ad esempio il premier Abdulhamid Dabaiba, verrebbero esclusi dalla competizione elettorale. La contestata legge sulle consultazioni presidenziali obbliga infatti i canditati a sospendere per tre mesi ogni attività pubblica, cosa che il capo del governo di unità nazionale – principale favorito secondo i sondaggi riservati – non ha fatto. Questa ed altre criticità del caotico quadro elettorale libico saranno oggi al centro di una sessione plenaria del Parlamento di Tobruk alla presenza Al Sayeh, carica di molte attese.

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