Libia, braccio di ferro tra ministro Petrolio e presidente National Oil Corporation

Il rapporto tra i due pesi massimi del settore si è deteriorato nel corso dei mesi

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Continua in Libia il braccio di ferro tra il ministro del Petrolio del Governo di accordo nazionale (Gun, l’esecutivo in carica fino alle elezioni di dicembre), Mohamed Aoun, e il presidente della National Oil Corporation (Noc, l’ente petrolifero statale), Mustafa Sanallah. Il rapporto tra i due pesi massimi del settore petrolifero del Paese membro dell’Opec si è deteriorato nel corso dei mesi ed è precipitato negli ultimi giorni, in particolare dopo il 24 agosto, quando Aoun ha emesso una decisione per estromettere Sanallah e nominare un nuovo presidente della compagnia petrolifera libica statale: Jadallah al Awkali, membro del Consiglio di amministrazione in quota Cirenaica. Il nuovo presidente, tuttavia, non può esercitare le sue funzioni perché Sanallah si rifiuta di lasciare l’incarico. Il 29 agosto, il ministro ha quindi ordinato al sospensione del capo uscente della Noc, ordinando un’indagine amministrativa, ma anche in questo caso l’ordine del dicastero è rimasto lettera morta. In una intervista alla stampa internazionale, Sanallah ha detto che lascerà eventualmente l’incarico solo con una delibera del Consiglio dei ministri.



La resa dei conti è prevista il 5 settembre prossimo, quando il primo ministro Abdulhamid Dabaiba riunirà i vertici delle istituzioni petrolifere del Paese. A favore di Aoun si è espressa l’Autorità di controllo amministrativo, che dopo una breve indagine sull’operato di Sanallah ha chiesto al premier di accelerare il processo di formazione del nuovo consiglio di amministrazione della National Oil Corporation. Secondo l’ente amministrativo libico, la legislazione stabilisce che la Noc sia legata al ministro del Petrolio e che abbia l’autorità di supervisionare il suo lavoro. In un’intervista rilasciata ieri, primo settembre, all’emittente televisiva libica “Libya Al Ahrar”, Aoun ha lanciato un altro duro attacco contro Sanallah, reo di aver essersi recato “senza permesso” a Milano per un importante incontro con i vertici della compagnia italiana Eni e di Mellitah Oil and Gas (Mog, joint-venture paritetica tra le due compagnie), incentrato sullo sviluppo delle strutture offshore “A&E”, che mirano ad evitare eventuali carenze di quantitativi di gas per rifornire il mercato libico e internazionale. “Gli incontri di Sanallah a Milano e a Tripoli sono inaccettabili e calpestano le leggi dello Stato”, ha detto Aoun.

Intanto, la Arabian Gulf Oil Company (Agoco, sussidiaria della Noc nell’est della Libia) ha recentemente annunciato la sospensione di tutti i suoi lavori e attività a causa della mancata assegnazione dei fondi necessari e del mancato invio dei bilanci per gli anni 2020 e 2021, circostanza che ha portato all’accumulo di debiti. La controllata orientale della Noc vanta una produzione di circa 200-250 mila barili di petrolio al giorno. La produzione greggio in Libia, Paese membro del Cartello petrolifero Opec ma esentato dai tagli, è stata pari in media a circa 1,3 milioni di barili al giorno ad agosto: l’output è destinato a scendere in assenza di interventi urgenti per risolvere questa situazione.



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