Libia, consigliere di Stato: “La conferenza di Parigi va boicottata”

Lo ha detto ad “Agenzia Nova” il membro dell’Alto Consiglio di Stato, Abdul Rahman Al Shater

Libia

La conferenza internazionale sulla Libia prevista a Parigi il prossimo 12 novembre “è una palese interferenza negli affari interni libici” e boicottarla “è un dovere nazionale”. Lo ha detto oggi ad “Agenzia Nova” il membro dell’Alto Consiglio di Stato, Abdul Rahman Al Shater. “La presenza di qualsiasi funzionario o partito politico libico a questa conferenza è un riconoscimento dell’amministrazione fiduciaria internazionale della Libia”, ha aggiunto l’esponente dell’organo consultivo di Tripoli che fa da contraltare alla Camera dei rappresentanti di Tobruk. “Boicottare questa conferenza è un dovere nazionale per consolidare la sovranità libica e respingere i dettami stranieri”, ha concluso il membro del “Senato” libico basato in Tripolitania.



Parte dei politici libici non vede di buon’occhio la conferenza che la Francia intende ospitare a Parigi il prossimo 12 novembre. L’iniziativa era stata annunciata dal ministro degli Esteri francese, Jean-Yves Le Drian, in occasione dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite lo scorso settembre. “Agenzia Nova” ha appreso da fonti diplomatiche europee che la Francia ha offerto la co-presidenza dell’evento di Parigi anche a Italia e Germania. La proposta dell’Eliseo, tuttavia, presenta almeno due elementi di criticità: primo, si tiene a poco più di un mese dalla data delle elezioni parlamentari e presidenziali del 24 dicembre che, allo stato attuale, non è affatto scontato che si tengano in simultanea ed entro la scadenza prefissata; secondo, la conferenza è percepita come un “doppione” di un analogo incontro internazionale organizzato a Tripoli dal Governo di unità nazionale lo scorso 21 ottobre.

Il ministro degli Esteri greco, Nikos Dendias, ha detto in un’intervista concessa ad “Agenzia Nova” a Roma che la prossima conferenza di Parigi è “davvero necessaria”, perché “l’ultima cosa che dobbiamo fare è dimenticarci della Libia e lasciare che la situazione prenda il suo corso automaticamente”. “La situazione in Libia necessita di una guida e la società libica ha bisogno dell’aiuto dall’Unione europea per ricreare uno Stato giusto. Dobbiamo creare un nuovo Stato in Libia. Ciò non accadrà da solo ma l’Ue deve restare impegnata in Libia ma bisogna essere onesti e questo deve essere un impegno a lungo termine e non a breve termine”, ha spiegato Dendias. “Se l’Ue trascurerà i suoi doveri verso la Libia, altri attori, non necessariamente con le ragioni più chiare, saranno lì coinvolti e creeranno altri problemi”, ha aggiunto. Il capo della diplomazia di Atene ha ricordato che la Libia per motivi geografici e culturali è molto vicina all’Unione europea e per questo motivo l’Unione non può non guardare a cosa accade su quel territorio. “Noi non dovremmo vedere il Mediterraneo come un’area che divide la Libia dall’Unione europea. Il Mediterraneo ha storicamente connesso i popoli del Nord Africa e dell’Europa”, ha evidenziato Dendias. Secondo il ministro greco, “avere questa percezione che dovremmo restare impegnati in Libia con un impegno nel lungo periodo” sarà funzionale a “ricreare lo Stato e ad aiutare a favorire l’uscita dei mercenari dal Paese e trasformare la Libia in una vibrante e moderna democrazia in cui la popolazione possa esprimere la propria volontà”.



La conferenza di venerdì dovrebbe riunire una ventina di capi di Stato regionali e internazionali. Come per la riunione di Tripoli, tuttavia, saranno assenti i leader di Turchia e Russia, i due Paesi maggiormente coinvolti nel conflitto militare libico del 2019-2020: per Mosca andrà il ministro degli Esteri Serej Lavrov, mentre da Ankara non è ancora chiaro chi andrà. Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha dichiarato la scorsa settimana di aver detto all’omologo francese Emmanuel Macron che il suo Paese non parteciperà alla Conferenza internazionale di Parigi sulla Libia prevista il 12 novembre a causa della presenza della Grecia, di Israele e dell’amministrazione greco-cipriota: “Se questi Paesi parteciperanno alla conferenza, non è necessario inviare rappresentanti speciali di Turchia”.

No del Consiglio di Stato alle elezioni

Intanto dal Consiglio di Stato è arrivato un secco “no” alle elezioni nelle condizioni attuali. A poco più di un mese dalle elezioni del 24 dicembre, lo scenario libico appare molto teso, con la candidatura del generale Khalifa Haftar a preoccupare parte delle istituzioni e della popolazione dell’ovest del Paese. Vi sono quindi ancora incertezze sullo svolgimento delle elezioni, così come sugli altri dossier principali, tra cui la riconciliazione nazionale e il ritiro di mercenari e truppe straniere dal suolo libico. “Affermiamo che le elezioni si terranno puntualmente, il 24 dicembre, e che non saranno ostacolate o svuotate del loro contenuto”, si legge in una nota diramata dal Consiglio di Stato. “Ci impegniamo a tenere elezioni su basi costituzionali e in conformità con la road map, che devono essere trattate come un unico pacchetto e non in modo selettivo. Le elezioni presidenziali senza costituzione o fondamento costituzionale sono un progetto di dittatura, indipendentemente dai risultati”, prosegue la dichiarazione.

“Rifiutiamo le attuali leggi elettorali emanate dalla presidenza della Camera dei rappresentanti per la loro violazione della Dichiarazione Costituzionale e dell’Accordo politico, e perché sono legalmente contestate e non si basano sul consenso politico”, aggiunge la nota, spiegando che “rifiutare le leggi elettorali non significa rifiutare il principio delle elezioni, e chi ha emanato le leggi è il primo ostacolo alle elezioni”. Nella nota, viene sottolineano che “l’Alta commissione elettorale (Hnec) dovrebbe essere imparziale e le sue decisioni dovrebbero essere conformi alla dichiarazione costituzionale e all’accordo politico”. Nella dichiarazione si legge inoltre che il presidente della Hnec, Imad al Sayeh, e i deputati che lo appoggiano devono essere considerati pienamente responsabili delle gravi conseguenze che potrebbero minare completamente tutti i passi positivi che sono stati compiuti a sostegno della stabilità, del rafforzamento della fiducia per alleviare la polarizzazione tra i libici.

Secondo alcune recenti dichiarazioni di Al Sayeh, le elezioni in Libia si terranno non prima di metà febbraio, in concomitanza con il ballottaggio per scegliere futuro il capo dello Stato e ben 52 giorni dopo il primo turno delle presidenziali previste il 24 dicembre. Le candidature alle elezioni presidenziali e parlamentari sono aperte a partire da ieri, lunedì 8 novembre. Le domande per le presidenziali continueranno ad essere accettate fino al 22 novembre, mentre per le legislative la scadenza è stata fissata al 7 dicembre. Le candidature per il capo dello Stato saranno accettate nei tre uffici della Hnec a Tripoli, Bengasi e Sebha, mentre le domande per le elezioni parlamentari saranno accolte in tutti gli uffici delle amministrazioni elettorali affiliate alla Commissione. In un primo momento, Al Sayeh aveva detto che le consultazioni parlamentari si terranno un mese dopo, simultaneamente al secondo turno per eleggere il capo dello Stato, salvo poi aggiungere di ritenere che siano necessari almeno 52 giorni.

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