Libia: cosa c’è dietro la dichiarazione internazionale sulle elezioni

Le indiscrezioni apprese da "Agenzia Nova" da fonti libiche vicino al dossier

Libia

La dichiarazione sulle elezioni presidenziali in Libia pubblicata ieri dai Paesi occidentali del gruppo P3+2 (tre membri del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, Stati Uniti, Francia e Regno Unito, più Italia e Germania) è il frutto di un negoziato “difficile” che ha prodotto un “testo equilibrato” con un chiaro obiettivo: evitare che le elezioni vengano rimandate o, peggio ancora, contestate. E’ quanto appreso da “Agenzia Nova” da fonti libiche vicine al dossier. Lo scorso 8 ottobre il presidente della Camera dei rappresentanti di Tobruk, Aguila Saleh, ha trasmesso all’inviato delle Nazioni Unite, Jan Kubis, una bozza di legge presidenziale che l’Alto Consiglio di Stato (il “Senato” libico con sede a Tripoli) ha considerato come irricevibile. Come anticipato da “Agenzia Nova”, il documento – che a quanto si apprende non è stato votato né dalla commissione parlamentare “ad hoc”, né dalla sessione plenaria – introduce in Libia una sorta di sistema semipresidenziale alla francese, con il presidente della Repubblica presente al Consiglio dei ministri, un mandato di quattro anni estendibile, ma soprattutto consente la candidatura di Saif al Islam Gheddafi, secondogenito del defunto rais che nutre ancora ambizioni politiche, e del generale Khalifa Haftar, l’uomo forte della Cirenaica al comando dell’autoproclamato Esercito nazionale libico (Lna), qualora quest’ultima decida di “autosospendersi” per le elezioni.



Una simile legge, se approvata, rischia di produrre un risultato contestato, con il rischio di ulteriori divisioni in Libia. L’impressione è che la bozza trasmessa da Saleh all’inviato Onu intenda deliberatamente provocare un ritardo del processo elettorale, facendo ricadere la colpa su chi non è d’accordo, in particolare negli ambienti di Tripoli. E’ questo il motivo per cui il testo dei Paesi del P3+2 non menziona mai la parola “legge” riferendosi piuttosto alle “regole per le elezioni presidenziali rese pubbliche dallo Speaker (cioè il presidente del parlamento Saleh) l’8 settembre”. Un’attenzione ai dettagli non casuale, che secondo le fonti libiche di “Agenzia Nova” sottende un altro messaggio: finché non ci sarà un passaggio nella sessione plenaria del Parlamento e senza un’intesa con il Consiglio di Stato, la comunità internazionale non riconoscerà mai la “bozza di Saleh” come una vera e propria legge elettorale. Non a caso, il testo afferma che le leggi delle elezioni in Libia sono scadute, invitando tutti gli attori (incluso il Consiglio di Stato) a impegnarsi e determinare il quadro elettorale e a tenere conto di tutte le legittime preoccupazioni dei libici per lo svolgimento delle elezioni. “Un Paese in particolare non era d’accordo con la dichiarazione ed era più aperto alla proposta di Saleh, ma poi ha prevalso l’equilibrio”, ha commentato la fonte libica.

Leggi anche altre notizie su Nova News
Seguici sui canali social di Nova News su Facebook, Twitter, LinkedIn, Instagram, Telegram



TAGS