Libia, i nodi della crisi vengono al pettine: attesi sviluppi nei prossimi giorni

Lo stallo politico a Tripoli potrebbe sbloccarsi presto

Libia Dabaiba

Lo stallo politico in Libia relativo all’approvazione del bilancio 2021, la nomina dei vertici delle istituzioni sovrane e la scelta del ministro della Difesa potrebbe sbloccarsi nei prossimi giorni. La Camera dei rappresentanti di Tobruk, il parlamento monocamerale libico eletto nel 2014, ha sospeso la seduta odierna e aggiornato i lavori a lunedì prossimo, 5 luglio, sollecitando il premier del governo di unità nazionale, Abdulhamid Dabaiba, a comparire in aula. Il portavoce del parlamento, Abdullah Blihaq, ha confermato che il governo “parteciperà alla prossima sessione della Camera dei rappresentanti”: un’indicazione che alcuni nodi della crisi libica potrebbero essere sciolti fra pochi giorni, come del resto auspicato (e sollecitato) dalla seconda Conferenza di Berlino sulla Libia del 23 giugno. Nel frattempo, i 74 membri del Foro di dialogo politico libico (Lpdf) stanno ultimando in un incontro dal vivo a Ginevra, tenuto sotto gli auspici delle Nazioni Unite, la proposta di Bozza costituzionale per mettere nero su bianco le “regole” delle elezioni che dovrebbero tenersi in teoria il 24 dicembre 2021, nel 70esimo anniversario dell’indipendenza della Libia. Quanto alla situazione militare, i mercenari restano ancora sul terreno, ma un ritiro almeno parziale (fonti stampa parlano di almeno 600 combattenti per parte) dovrebbe cominciare a stretto giro, come ricordato oggi dal segretario di Stato Usa, Antony Blinken, in un’intervista a “Repubblica”.



Secondo Blihaq, i lavori parlamentari iniziati a Tobruk ieri, 28 luglio, hanno portato ad un accordo di massima tra i deputati sui seguenti punti: primo, rivedere le corrispondenze del Comitato militare 5+5, che chiede alla Camera dei rappresentanti di nominare un ministro della Difesa e di non spendere il bilancio del dicastero della Difesa fino a quando non verrà nominato un ministro; secondo, via libera all’adozione del primo capitolo del bilancio generale relativo alle retribuzioni, purché comprenda le leggi emanate dalla Camera dei deputati per aumentare gli stipendi di alcuni settori, e revisione del bilancio generale dello Stato 2021 da parte della commissione Finanze; terzo, richiedere alla commissione per gli Affari legislativi di completare rapidamente sull’unificazione degli stipendi per tutti i dipendenti statali e di presentarlo quanto prima alla Camera dei rappresentanti, così come la legge sul governo locale; quarto, come detto, convocare il governo a comparire davanti alla Camera dei rappresentanti nella prossima sessione di lunedì; fissare una seduta per decidere sul tema delle cosiddette sette “posizioni sovrane” nonostante i ritardi da parte dell’Alto Consiglio di Stato di Tripoli su questo dossier.

A Ginevra, intanto, il Foro di dialogo politico libico il comitato consultivo “ristretto” incaricato di redigere una proposta di Base costituzionale per andare il prossimo 24 dicembre ha raccomandato, all’unanimità, di tenere elezioni presidenziali “sulla base di liste”. Spiega ad “Agenzia Nova” una fonte vicina al dossier: “Il meccanismo sarebbe simile a quello delle votazioni dell’Lpdf che a febbraio hanno portato all’elezione dell’autorità provvisoria: si vota una lista con presidente, vice e magari un primo ministro”. Secondo Abdullah Othman, membro dell’Lpdf, i membri del comitato consultivo del Foro “hanno raggiunto un accordo sulle condizioni per candidarsi alla carica di capo di Stato”. L’aspirante presidente dovrà essere “un libico musulmano, di genitori libici, che non possiede una nazionalità straniera e che non è stato precedentemente condannato con sentenza definitiva del tribunale”. In caso d vittoria alle elezioni, ha aggiunto Othman, il neo eletto capo dello Stato dovrà “dimettersi da qualsiasi incarico politico o militare”.



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