Libia, il Consiglio presidenziale vieta ogni movimento militare senza permesso

L’ordine afferma la necessità di ottenere il benestare del comandante supremo dell'Esercito

Il Consiglio presidenziale della Libia, in qualità di comandante supremo delle Forze armate libiche, ha annunciato il divieto di ogni movimento militare senza permesso. “E’ assolutamente vietato riposizionare unità militari, qualunque sia lo scopo, o effettuare qualsiasi movimento di convogli militari, o trasferire personale, armi o munizioni”, si legge nel testo della decisione, recante il timbro del Consiglio presidenziale, datata 17 giugno 2021. L’ordine afferma la necessità di ottenere il benestare del comandante supremo dell’Esercito (ovvero del Consiglio presidenziale, composto dal presidente Momahed Menfi e dai due vice Moussa Kuni e Abdullah Lagi) in caso di necessità di riposizionamento o spostamento in convogli militari. Il Consiglio presidenziale, infine, sollecita tutte le unità militari a conformarsi immediatamente alla dichiarazione e a metterla in pratica. La nota sembra essere indirizzata al generale Khalifa Haftar, comandante dell’autoproclamato Esercito nazionale libico (Lna), che ha recentemente inviato rinforzi nel sud-ovest della Libia ufficialmente per “combattere il terrorismo, eliminare la presenza di mercenari africani nel sud della Libia e mantenere la sicurezza e la stabilità del Paese”.



Secondo Musa Tehu Say, scrittore e giornalista esperto di affari africani, l’operazione militare dell’Lna nel sud-ovest della Libia è stata condotta con l’obiettivo di fare piazza pulita dei suoi oppositori prima delle elezioni del 24 dicembre. “C’è una grande contraddizione nell’operazione di Haftar: come fa a dire che l’operazione intende espellere i mercenari africani dal sud è lui stesso ad averli portati nel Paese e li ha usati in tutte le sue guerre?”, si è chiesto Musa Tehu Say, parlando ad “Agenzia Nova. “I residenti del sud – ha aggiunto – non possono essere convinti che Haftar stia combattendo il terrorismo, perché sanno bene che e le sue milizie controllano il traffico di droga e di carburante. E’ stato lui a sostenere l’opposizione ciadiana che poi ha rovesciato il regime di Idriss Deby e ha esacerbato il problema del terrorismo e dei gruppi estremisti non solo in Libia ma in Africa”. Il riferimento è al Fronte per l’alternanza e la concordia del Ciad (Fact), il gruppo armato considerato responsabile della morte del presidente Deby.

In un’intervista concessa il 17 giugno ad “Agenzia Nova” Ahmid al Ataibi, comandante della regione militare di Sebha sotto il ministero della Difesa del governo di unità nazionale libico, ha rivelato che i miliziani della Settima Brigata, meglio nota come Brigata Kanyat, comandati dai “fratelli Kani”, sospettati delle fosse comuni ritrovate a Tarhuna, sarebbero giunti nella città di Sebha, capoluogo della regione meridionale libica del Fezzan, con una colonna di mezzi dell’autoproclamato Esercito nazionale libico del generale Haftar: uno dei loro compiti sarebbe quello di fare piazza pulita degli ufficiali vicini al precedente Governo di accordo nazionale (Gna). “Lunghe colonne di mezzi giungono in continuazione dalla regione orientale quasi ogni giorno”, afferma Al Ataibi, indicando come una settimana fa siano giunte nuove unità dalla regione di Jufra. L’ufficiale militare riferisce di aver tentato ripetutamente di contattare, senza successo, il ministero della Difesa e il capo di Stato maggiore a Tripoli per avvertirli di questa situazione disperata: “Non c’è stata alcuna risposta da questo governo. Eppure, gli abbiamo scritto e li abbiamo avvertiti più volte”. Al Ataybi aggiunge a “Nova” che uno dei ministri del governo di unità nazionale si sarebbe recato nella città di Bengasi, roccaforte di Haftar, con un membro del Foro di dialogo politico libico (l’organismo patrocinato dall’Onu che ha nominato le attuali autorità esecutive ad interim) dove ha incontrato Saddam Haftar, figlio del comandante dell’Lna, chiedendogli di inviare forze a Merzuq e Sebha “per ragioni sconosciute”.



Vale la pena ricordare che nella zona lo scorso 6 giugno, un attentato terroristico suicida rivendicato dallo Stato islamico ha colpito un posto di blocco nei pressi di Sebha, il capoluogo della regione meridionale del Fezzan, la vasta regione desertica della Libia sud-occidentale ricca di petrolio e risorse naturali ma povera di servizi, generando scalpore tra la popolazione e sui social media. L’agenzia “Amaq”, braccio mediatico dello Stato islamico, ha pubblicato alcuni dettagli dell’attentato contro “i miliziani del tiranno Haftar”. “Il fratello Muhammad al Muhajir, che Dio lo accetti, ha diretto con la sua auto-bomba verso un posto di blocco della milizia del tiranno Haftar nella zona settentrionale di Maziq, nella città di Sebha e, dopo essersi avvicinato, ha fatto esplodere la sua auto-trappola, uccidendo almeno quattro di loro, tra cui un ufficiale che occupa la posizione di capo del ramo investigativo criminale e un altro ufficiale a capo degli affari amministrativi, oltre a ferire diversi altri elementi, distruggendo tre veicoli e causando grande distruzione nel luogo dell’attacco”, si legge nel comunicato del gruppo jihadista, rilanciato dall’agenzia “Amaq” sui suoi canali social.

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