Libia, l’ombra della Francia nel Fezzan dietro la visita di Menfi a Parigi

Moussa Tihu Say ad Agenzia Nova: "Tentativo francese di riposizionarsi e di controllare il sud della Libia”

Mohammed al Menfi - Macron

La Francia tenta di cancellare con un colpo di spugna il sostegno garantito al generale Khalifa Haftar ospitando la prima visita all’estero del nuovo capo del Consiglio presidenziale, Mohammed al Menfi. Accompagnato dal suo vice Moussa al Kuni, rappresentante della regione meridionale del Fezzan, l’ex ambasciatore libico in Grecia è stato ricevuto all’Eliseo dal presidente della Francia, Emmanuel Macron, e ha incontrato anche il ministro della Difesa francese, Florence Parly. Dalle dichiarazioni ufficiali post-colloqui emerge un tentativo neanche tanto velato (e la cui riuscita è tutta da verificare) da parte di Parigi di mettere le mani sul controllo dei flussi migratori illegali non tanto a nord, dove è possibile intervenire solo ex post, quanto a sud lungo i porosi confini desertici con paesi francofoni come il Niger o il Ciad: un dossier cruciale soprattutto per l’Italia. La visita di Menfi, tuttavia, appare tutt’altro che riuscita. In molti ambienti della Tripolitania, infatti, l’appoggio francese al generale Haftar, comandante dell’autoproclamato Esercito nazionale libico (Lna) che ha cercato senza successo di conquistare il potere con la forza, non è stato dimenticato e resta una ferita aperta.



Un membro dell’Alto Consiglio di Stato libico (il “Senato” che fa da contraltare alla Camera dei rappresentanti di Tobruk), Abd al Rahman al Shater, ha commentato la visita di Menfi a Parifi affermando: “Manca il senso politico di questo viaggio”, descrivendo come “infruttuosa” la prima uscita all’estero del nuovo presidente del Consiglio di presidenza. Al Shater ha scritto in un tweet: “Ascoltare le assurdità di Macron che afferma di sostenere la stabilità non ha senso di fronte a quanto accaduto in Libia”. Il consigliere di Stato libico ha proseguito: “Quello che la Francia ha fatto è una forma di un vergognoso intervento armato. Macron avrebbe dovuto ammettere la sua sconfitta prima di affermare di essere un sostenitore della pace”.

Moussa Tihu Say, notabile del Fezzan, ha detto ad “Agenzia Nova” che l’accoglienza riservata dall’Eliseo al numero due del Consiglio di presidenza libico rappresenta “un tentativo francese di riposizionarsi e di controllare il sud della Libia”. Secondo Tiho Say, la Francia cerca con i soliti slogan incentrati sulla sicurezza dei confini desertici di dominare la regione meridionale della Libia, ricca di enormi ricchezze naturali come petrolio, gas, oro, terre rare e persino uranio. Il politico libico ha sottolineato che Macron intende usare Al Kuni come uno dei personaggi chiave per penetrare nel sud e ottenere vantaggi in una regione dove la popolazione ha sofferto di difficili crisi umanitarie per decenni. La Francia, a detta del dignitario libico, è alla ricerca di una figura leale in Libia il cui ruolo sia funzionale ai propri interessi, dopo la sconfitta strategica in Libia a seguito della ritirata del generale Haftar da Tripoli.



In una conferenza stampa congiunta tenuta ieri, il vicepresidente libico Moussa al Kuni ha rivelato di aver ricevuto da Macron la promessa di un impegno francese per l’addestramento delle unità della Guardia di frontiera specializzata nella zona del sud della Libia e per il suo equipaggiamento. Al Kuni ha inoltre parlato di un “sostegno europeo” al processo elettorale libico “che è ciò che ci aiuterà a superare questa breve fase che precede l’organizzazione delle elezioni”. Il politico libico originario del Fezzan ha spiegato che “dopo la formazione del nuovo governo, resta da fare ciò che è necessario sul campo per alleviare le sofferenze dei cittadini: il 24 marzo (oggi, ndr) è prevista la prima riunione del gabinetto del governo unificato”. Il vicepresidente ha poi fatto riferimento al confine meridionale della Libia, oltre a parlare di immigrazione e dei confini che vengono spesso valicati dai gruppi terroristici e criminali. Al tal riguardo, Al Kuni ha ribadito la necessità per la Libia e per i Paesi vicini come il Niger e il Ciad di “lavorare insieme” per fermare questi fenomeni. Macron, da parte sua, ha promesso che la Francia offrirà “opportunità di lavoro” ai giovani che entrano in quelle aree remote, oltre ad equipaggiare e addestrare un’unità per presidiare i confini, in particolare lungo il deserto.

Nell’incontro con ministro della Difesa francese, Florence Parly, stando al resoconto del quotidiano online libico “Al Wasat”, gli esponenti del Consiglio presidenziale hanno discusso dei meccanismi di cooperazione tra i due Paesi nella protezione dei confini meridionali e della Marina libica. Secondo una dichiarazione dell’ufficio stampa di Menfi, nell’incontro di Parigi si è parlato degli aspetti della cooperazione tra i due Paesi in vari campi, in particolare nell’assistenza per proteggere e rendere sicuri i confini meridionali, della Marina libica e di come combattere il flusso delle migrazioni illegali. Il ministro francese Parly ha offerto la disponibilità a garantire “ogni aiuto alla Libia per superare questa difficile fase”, affermando il proprio “pieno sostegno” alla nuova autorità esecutiva in Libia.

 

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