Libia: media, Saif al Islam Gheddafi terrà una conferenza stampa sulle elezioni

Il secondogenito del defunto colonello dovrebbe annunciare il suo sostegno a uno dei candidati alle presidenziali

saif al islam gheddafi

Saif al Islam Gheddafi, secondogenito del defunto colonello libico, terrà una conferenza stampa per parlare delle imminenti elezioni in Libia. Lo hanno riferito fonti anonime al sito web d’informazione “Afrigate”. Gheddafi dovrebbe parlare alla stampa la prossima settimana in uno dei Paesi confinanti con la Libia. Le fonti hanno suggerito che Saif al Islam dovrebbe annunciare il suo sostegno a uno dei candidati alle elezioni presidenziali in alternativa alla sua candidatura. Le fonti hanno affermato che la conferenza stampa rivelerà “molti dettagli “dopo le recenti voci circa la presunta candidatura di Saif al Islam alle prossime elezioni.



Nei giorni scorsi, il giornalista libico indipendente Abdelhakim Maatouk ha scritto che Gheddafi potrebbe ritirarsi dalla corsa alle elezioni presidenziali in Libia. L’analista politico ha spiegato che la richiesta della Commissione elettorale ai candidati di presentarsi di persona per presentare la propria candidatura non permetterebbe a Saif al Islam Gheddafi di annunciare la sua candidatura e potrebbe ritirarsi dalla corsa, perché questo richiede una grande protezione sia a livello locale che della missione Onu da un lato, e dall’altro necessita di una posizione chiara della Corte penale internazionale.

Vale la pena ricordare che Saif al Islam è ancora ricercato dalla Corte penale internazionale per presunti crimini contro l’umanità. Gheddafi non appare in pubblico dal 2011, dopo essere stato catturato nel deserto libico dai ribelli in seguito al rovesciamento e alla successiva uccisione di suo padre. Nel 2015, Saif al Islam Gheddafi è stato condannato a morte, salvo poi essere liberato nel 2017 e da allora vivrebbe nascosto nella città nordoccidentale di Zintan. L’11 giugno scorso fonti vicine a Gheddafi hanno riferito al quotidiano britannico “The Times” che il figlio dell’ex rais libico sarebbe pronto a tornare alla vita pubblica.



Il secondogenito del defunto rais aveva recentemente manifestato, attraverso un’intervista concessa al “New York Times” lo scorso maggio (ma pubblicata a luglio), l’intenzione di candidarsi alle elezioni, eventualità che ha suscitato la reazione avversa delle milizie rivoluzionarie di Tripoli e di Misurata. L’11 agosto scorso, l’operazione militare “Vulcano di rabbia” (coalizione militare composta in larga parte da miliziani filo-islamisti) aveva riferito che l’ufficio della Procura militare della Libia avrebbe spiccato un mandato di cattura contro Saif al Islam Gheddafi, richiedendo l’assistenza delle autorità militari e di sicurezza per l’arresto. Nel maggio 2020, il nome di Saif al Islam era tornato a circolare sui media, in particolare a causa delle notizie riguardanti un presunto piano per la sua uccisione ordito dai servizi segreti turchi. Allora, fonti a conoscenza dei fatti contattate da “Agenzia Nova” avevano riferito che il figlio del deposto leader libico aveva iniziato, dopo la sua liberazione da parte delle milizie di Zintan nel giugno 2017, a riprendere la frequentazione di alcuni circoli particolarmente importanti in Libia.

Lo scorso settembre, le autorità della Libia hanno rilasciato Saadi Gheddafi. L’ex calciatore libico, classe 1973, noto in Italia per aver indossato dal 2003 al 2007 le maglie del Perugia, dell’Udinese e della Sampdoria, è stato liberato dopo un verdetto di assoluzione emesso per carenza di prove. La fonte libica ha aggiunto che Saadi Gheddafi è stato poi trasferito in Turchia, dove ha presentato domanda di asilo politico, e da allora si sono perse le sue tracce. Il figlio del rais era stato arrestato con l’accusa di aver partecipato alla repressione delle proteste nel 2011 e in relazione all’omicidio di Bashir al Riyani, calciatore del club Al Ittihad, nel 2005. Gheddafi era stato consegnato alle autorità libiche nel 2014 dal Niger, dove era fuggito dopo la liberazione della capitale, Tripoli, durante la rivoluzione del 17 febbraio. Nell’estate del 2015 alcuni video pubblicati sul web mostravano i funzionari della sicurezza di Tripoli mentre torturavano e minacciavano Saadi Gheddafi nel tentativo di estorcergli una confessione. La scarcerazione avviene a poco più di un mese dal decimo anniversario della morte dell’ex rais, ucciso a Sirte il 25 ottobre 2011.

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