Libia: portavoce Alto consiglio di Stato nega voci su richiesta rinvio elezioni di tre mesi

Le indiscrezioni erano filtrate sul sito web libico “Al Marsad”, vicino alle posizioni del generale Khalifa Haftar

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Il portavoce dell’Alto consiglio di Stato libico di Tripoli, Mohamed Bennis, ha negato in una dichiarazione ad “Agenzia Nova”, le notizie riportate da diversi media libici, secondo cui il presidente dell’organismo, Khaled al Mishri, starebbe lavorando per far rinviare le elezioni del 24 dicembre di almeno tre mesi. “L’Alto consiglio di Stato ha respinto semplicemente le leggi elettorali emanate dalla Camera dei rappresentanti di Tobruk”, ha sottolineato il portavoce. Ieri, il sito web libico vicino alle posizioni del generale Khalifa Haftar “Al Marsad” ha affermato, citando fonti anonime, che Al Mishri sta lavorando con l’appoggio della Turchia per bloccare le elezioni e l’Alta commissione elettorale. Secondo “Al Marsad”, durante la sua recente visita in Turchia, dove ha incontrato il presidente Recep Tayyip Erdogan, Mishri avrebbe assicurato al leader turco che il governo e quelle che avrebbe descritto come “le forze rivoluzionarie” sul campo non avrebbero permesso alcuna modifica degli accordi firmati nell’ottobre 2020 a Istanbul dall’allora premier del Governo di accordo nazionale (Gna), Fayez al Sarraj, che hanno consentito l’ingresso dei militari turchi in Libia.



Mishri contrario alle modalità delle elezioni

Lo scorso 9 novembre, Mishri ha pubblicamente espresso la sua contrarietà alle elezioni in Libia nella modalità annunciata dall’Alta commissione elettorale, con un primo turno per le presidenziali il 24 dicembre e un secondo turno più avanti in simultanea con le elezioni parlamentari. Il Consiglio di Stato, che svolge le funzioni di “Senato” libico basato a Tripoli, vorrebbe che si votasse prima per rinnovare il Parlamento, rimandando le elezioni presidenziali dopo un referendum costituzionale. Mishri, politico affiliato alla Fratellanza musulmana al potere in Turchia e appoggiata dal Qatar, ha inoltre sollecitato a boicottare il voto per impedire la candidatura di personalità ritenute dei “criminali”, tra cui il comandante dell’autoproclamato Esercito nazionale libico (Lna), generale Khalifa Haftar.

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