Libia, premier Dabaiba: “Vogliamo continuare, no alla guerra, sì alle elezioni”

Il premier sembra intenzionato a proseguire il mandato nonostante il voto di sfiducia del parlamento di Tobruk

Dabaiba Libia

Il primo ministro del Governo di accordo nazionale (Gnu) della Libia, Abulhamid Dabaiba, sembra intenzionato a proseguire il suo mandato nonostante il contestato voto di sfiducia del parlamento di Tobruk. “Siamo determinati a continuare ciò che abbiamo iniziato e desideriamo proteggere le proprietà della patria e respingere lo spettro della guerra”, ha detto Dabaiba, come confermato ad “Agenzia Nova” dal portavoce del Gnu, Mohamed Hamouda. “Non intendiamo rinunciare ai nostri principi: no alla guerra, no alla divisione e sì alle elezioni”, ha detto il premier a Zawiya, città costiera della Libia occidentale, dopo aver assistito a una partita di calcio con apparente indifferenza rispetto alla grave crisi politica scoppiata oggi nel Paese nordafricano. La Camera dei rappresentanti di Tobruk, infatti, ha sfiduciato il suo esecutivo in un voto a porte chiuse il cui risultato, tuttavia, è stato subito respinto dall’Alto Consiglio di Stato di Tripoli, l’organo consultivo che funge da “Senato” in Libia. “Siamo stato incaricati di unire la nazione e di preservare le sue proprietà”, ha detto ancora il premier. “Non siamo dalla parte di chi vuole distruggere il Paese: noi siamo per l’unità e la sicurezza della nazione”, ha aggiunto il capo del governo “ad interim” prima di recarsi a Tripoli per riunire il suo Consiglio dei ministri. Il premier ha poi detto che il “popolo libico ha l’ultima parola”, invitando i libici a “scendere in strada per manifestare la propria opinione senza paura”.



Il goveno Dabaiba “perde” la fiducia

Il portavoce del parlamento, Abdullah Blihaq, ha annunciato oggi che la Camera dei rappresentanti ha “ritirato” la fiducia al Gun con 89 voti a favore tra i 113 deputati presenti oggi in aula. La sessione a porte chiuse è stata presieduta dal presidente del parlamento, Aguila Saleh. Secondo Blihaq, il governo Dabaiba resterà in carica solamente per “condurre il disbrigo degli affari correnti”. Occorre sottolineare che vi è però una diatriba sul quorum necessario per mandare a casa il governo. Da una parte, infatti, il presidente della Camera dei rappresentanti di Tobruk ha fissato nel regolamento parlamentare una quota minima del 50 per cento + uno dei membri totali (quindi 95 voti). Dall’altra, la Dichiarazione costituzionale – che funge dal Carta fondamentale provvisoria nel Paese nordafricano – prevede all’articolo 24 una maggioranza di due terzi (quindi 125 deputati).

L’Alto Consiglio di Stato della Libia (il “Senato” con sede a Tripoli) ha però respinto le procedure di revoca della fiducia al Governo di unità nazionale da parte della Camera dei rappresentanti di Tobruk e le considera non valide perché contrarie alla Dichiarazione costituzionale e all’Accordo politico. Lo ha dichiarato oggi ad “Agenzia Nova” il portavoce dell’Alto Consiglio di Stato, Mohamed Abdel Nasser, spiegando che tutto ciò che deriva dalla decisione odierna del parlamento con sede nell’est del Paese “è considerato nullo”. Il Consiglio di Stato è un organo consultivo di Tripoli, nato con gli accordi politici di Skhirat del 2015 e formato in buona parte da ex deputati del Congresso generale nazionale, il parlamento libico dominato dagli islamisti nato nell’agosto del 2014 e dissolto nell’aprile 2016.



Discordanze nei numeri in parlamento

Secondo quanto dichiarato ad “Agenzia Nova” dal deputato Ammar Al Ablaq, eletto a Zliten (in Tripolitania, la regione storica libica occidentale), almeno 36 parlamentari hanno votato contro la revoca della fiducia al governo. Numeri che non corrispondono con quanto annunciato dal portavoce del parlamento, Abdullah Blihaq: secondo quest’ultimo, infatti, il voto di sfiducia sarebbe stato approvato con 89 voti a favore tra i 113 deputati presenti oggi in aula. Da parte sua, Ablaq ha confermato che i presenti in aula erano 113, ma i voti contro il governo (o meglio a favore della sfiducia) sarebbero solo 77. Il parlamentare libico di Zliten ha detto a “Nova” che la sfiducia votata oggi è comunque contraria alla Dichiarazione costituzionale, che prevede il via libera dei due terzi della Camera dei rappresentanti, ma anche ai regolamenti parlamentari, che fissano il quorum al 50 per cento + 1 dei deputati. Secondo Blihaq, il governo Dabaiba resterà in carica solamente per “condurre il disbrigo degli affari correnti”.

Per Moaz al Manfoukh, membro del Foro di dialogo politico libico (Lpdf), l’organismo di 74 membri patrocinato dalle Nazioni Unite che ha nominato le attuali autorità esecutive “ad interim” del Paese nordafricano, l’annuncio del portavoce della Camera dei rappresentanti di Tobruk è destinato a riportare la crisi, le divisioni e a complicare il quadro politico. “La decisione del parlamento di ritirare la fiducia è fraudolenta, contraria alle eleggi, alla Dichiarazione costituzionale e all’Accordo politico libico”, ha detto Al Manfoukh ad “Agenzia Nova”.

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