Libia: scontro governo-presidenza sulla sospensione della ministra degli Esteri

A Najla el Mangoush è stato vietato di viaggiare al di fuori del Paese fino al completamento delle indagini

Najla el Mangoush

E’ in corso un duro scontro istituzionale in Libia tra il Governo di unità nazionale e il Consiglio presidenziale, i due organi esecutivi provvisori nominati lo scorso febbraio dal Foro di dialogo politico libico (Lpdf). L’oggetto della contesa è la sospensione della ministra degli Affari esteri del Governo di unità nazionale, Najla el Mangoush, “in via cautelativa” per indagare sulle presunte “violazioni amministrative a lei attribuite”, come riferito ieri dal Consiglio di presidenza, il “collegio” di tre membri – formato dal presidente Mohamed Menfi (Cirenaica) e dai vicepresidenti Abdullah al Lafi (Tripolitania) e Moussa Kuni (Fezzan) – che fa le veci del capo dello Stato nordafricano. Nella motivazione, il Consiglio ha accusato la titolare della diplomazia libica di aver “rappresentato la politica estera senza coordinamento”.



Alla Mangoush, avvocato originaria di Bengasi con un solido background accademico negli Stati Uniti, è stato vietato viaggiare al di fuori del Paese nordafricano fino al completamento delle indagini nei suoi confronti. Nel corso della notte, il Governo di unità nazionale (Gun) di Tripoli ha emanato un comunicato a sostegno della Mangoush e delle prerogative dell’esecutivo, condannando nella forma e nella sostanza la sospensione della Ministra degli Esteri. In precedenza, la ministra era già stata tacciata di aver scavalcato il Consiglio presidenziale nominando funzionari nelle sedi diplomatiche estere. La stessa ministra, peraltro, è stata criticata a Tripoli per le sue prese di posizione a favore della partenza di tutte le forze straniere dalla Libia, incluse quelle della Turchia. Fonti libiche di “Agenzia Nova” hanno riferito che la sospensione della ministra sarebbe legata al caso Lockerbie e alla promessa di estradizione, da parte della responsabile della diplomazia di Tripoli, di un cittadino libico implicato nella fabbricazione bomba dell’attentato al volo Pan Am 103, esploso in volo il 21 dicembre 1988.

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