Libia, Stephanie Williams: “Berlino non chiude un cerchio, ma è un processo continuo”

Lo afferma ad "Agenzia Nova" l'ex capo pro-tempore della missione Onu in Libia

Williams-Libia

La seconda Conferenza internazionale sulla Libia tenuta ieri a Berlino “non chiude un cerchio, ma è un processo continuo che è adesso in campo”. Lo afferma ad “Agenzia Nova” Stephanie Williams, ex capo pro-tempore della missione Onu in Libia (Unsmil), considerata l’architetto dell’accordo che ha portato alla nascita del primo governo unitario libico in sette anni. “Penso che sia stato molto, molto positivo vedere tutti i Paesi e le organizzazioni regionali riuniti insieme per il processo di Berlino 2, per riaffermare gli impegni della comunità internazionale a favore dell’intera architettura internazionale e inter-libica che è stata costruita in Berlino 1”, spiega Williams, commentando gli esiti della conferenza ministeriale tenuta ieri. La Germania e le Nazioni Unite hanno riunito 17 paesi alla conferenza di Berlino dove, per la prima volta, la Libia era presente come “membro a pieno titolo”.



Si tratta, secondo Williams, di un vero e proprio “ombrello internazionale per consentire ai libici di unirsi e attuare l’intero meccanismo di follow-up” lanciato nel gennaio 2020. Allora, vennero messe nero su bianco le tre “piste”, i tre “binari” (politico, economico e militare) per uscire dalla crisi. Ieri, il governo di transizione della Libia, rappresentato dal premier Abdulhamid Dabaiba e dalla ministra degli Esteri Najla el Mangoush, ha presentato alla comunità internazionale una sua “visione” per stabilizzare il Paese. “È stato molto importante che i libici abbiano potuto di nuovo sentire formalmente, da tutti i partecipanti del processo di Berlino, singoli messaggi sulla necessità di mantenere vivo l’interesse e di condurre le elezioni in tempo, sulla necessità che mercenari e forze straniere lascino il Paese e che gli interventi esterni cessino. È particolarmente importante sostenere i libici che vogliono voltare pagina e andare alle elezioni. Berlino non è un cerchio che si chiude, ma un processo continuo e che è ora in campo”, spiega Williams.

Le conclusioni di ieri hanno sollecitato un “immediato” ritiro delle forze straniere dalla Libia, circostanza per cui la Turchia ha “avanzato delle riserve”, ma anche l’unificazione della Banca centrale della Libia e un’equa distribuzione dei proventi petroliferi. “È facile parlare di mercenari, ma ciò che rende la crisi libica unica è che si tratta fondamentalmente di un conflitto per l’accesso e il controllo delle risorse. Questo è esattamente il motivo per cui abbiamo messo il percorso economico e finanziario allo stesso livello dei percorsi politico e militare. Questo è il fattore chiave sotto-traccia del conflitto”, aggiunge Williams, sollecitando a mantenere alta l’attenzione sulle tre principali istituzioni economiche libiche: la National Oil Corporation (Noc, la compagnia petrolifera), la Banca centrale e la Libyan Investment Authority (Lia, il maxi-fondo sovrano i cui asset sono bloccati dall’Onu).



“La Noc ha fatto un lavoro eroico per ripristinare la produzione petrolifera e mantenere l’autonomia dell’istituzione. Le due Banche centrali hanno avviato un audit internazionale e i risultati dovrebbero essere resi noti a breve”, spiega Williams. L’ex inviata Onu ha sottolineato al riguardo il “bisogno disperato” di una “piena riunificazione” delle due Banche centrali della Libia. “Ci sono stati degli incontri importanti alla fine dello scorso anno, il tasso di cambio è stato unificato, ma c’è ancora molto lavoro da fare. Anche la Lia sta facendo il suo audit. Questi sono tutti passi positivi, ma bisogna sempre chiedersi quale sarà il follow-up, come si può assicurare che i risultati e le raccomandazioni siano rispettate e che tutto sia fatto in modo trasparente? I cittadini libici, intanto, stanno prendendo sempre più contezza di come vengono gestite le loro risorse”, ha detto ancora Williams.

Una tappa importante nel “percorso politico” per andare al voto entro quest’anno si terrà lunedì 28 giugno, quando la città svizzera di Ginevra ospiterà una nuova riunione dal vivo del Foro di dialogo politico libico (Lpdf) che nel febbraio scorso ha dato vita all’attuale governo. L’esito dell’incontro non è ancora chiaro, ma senza un accordo sulle regole delle elezioni (solo parlamentari o anche presidenziali? quali poteri avrà il nuovo presidente?) l’intero impianto Onu rischia di subire un duro colpo. “Conosco i membri del Foro e ho molta fiducia in loro, perché hanno ottenuto moltissimo nel primo incontro a Tunisi dove c’è stato un consenso molto ampio sulla selezione della data del 24 dicembre di quest’anno come giorno in cui i libici potranno finalmente ripristinare la sovranità in un governo eletto democraticamente”, ricorda Williams. In un lasso di tempo relativamente breve, lo scorso febbraio i membri dell’Lpdf si sono riuniti di nuovo a Ginevra per la selezione del primo governo unitario in Libia in sette anni. “Sono andati a Tunisi e poi a Ginevra sapendo bene che tutti gli occhi della Libia erano puntati su di loro. Sanno che su di loro grava una grande responsabilità storica e che il più grande desiderio dei libici è di poter eleggere in modo libero e giusto il loro governo”, aggiunge Williams.

Sul ruolo degli Stati Uniti nella crisi libica, la diplomatica Usa ravvisa una maggiore compattezza nell’attuale amministrazione guidata dal presidente Joe Biden. “Quello che vedo è molta più coerenza nella strategia degli Stati Uniti in Libia, che è un fatto positivo. C’è stata una disconnessione tra le varie agenzie statunitensi sul dossier libico nell’ultima amministrazione. Ora da Washington arriva un messaggio forte e unico e questo è molto importante per i libici e, francamente, anche per i vari spoiler esterni: ora non potranno più bussare alla porta della Casa Bianca e avere un messaggio, e al Dipartimento di Stato avere un altro messaggio”, spiega Williams, interpretando come un segnale positivo anche il “doppio incarico” assegnato a Richard Norland, ambasciatore Usa in Libia (ma distaccato a Tunisi) e inviato speciale degli Stati Uniti. “Questo può aiutare nelle mediazioni internazionali”, commenta Williams.

Secondo l’ex inviata Onu, l’amministrazione a guida Biden ha posto il sostegno alla democrazia fra le priorità della sua politica estera. “È molto bello vedere dal presidente, e di riflesso dal segretario di Stato Blinken, enfasi sulla necessità di sostenere la democrazia. Questo è esattamente quello che serve in Medio Oriente e Nord Africa, dove ci sono 600 milioni di arabi che hanno il diritto di poter scegliere il proprio governo. È una falsa scelta quella tra Islam politico o autocrazia militare. Queste persone hanno il diritto universale di scegliere il loro governo. E un governo che rifletta la volontà del suo popolo è in grado di prendere le decisioni sovrane che servono in Libia”, aggiunge l’ex inviata Onu.

In un video messaggio trasmesso ieri durante la conferenza di Berlino, il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, ha sollecitato le autorità unitarie transitorie della Libia a consentire “l’immediato rilascio” dei migranti e dei richiedenti asilo arbitrariamente detenuti. “L’Onu – spiega Williams – ha sempre detto che i centri di detenzione vanno chiusi e che la Libia non è un porto sicuro. Abbiamo visto, durante il nostro periodo in Libia, una sovra-enfasi sui centri di detenzione, dove una minoranza di migranti è imprigionata in condizioni davvero terribili, come ben documentato dalle agenzie Onu e dalle organizzazioni per i diritti umani. Ma ci sono anche 800 mila migranti che vivono all’aperto in Libia”. La soluzione per questa “tremenda crisi dei diritti umani”, secondo Williams, passa dalla stabilizzazione del Paese. “Serve un governo unito, sovrano e rappresentativo che lavori per l’unificazione delle istituzioni di sicurezza, si impegni nell’attuazione dello stato di diritto, lavori al disarmo delle milizie e alla loro integrazione all’interno di forze di sicurezza disciplinate. Questo è anche un modo per contrastare il fenomeno dei trafficanti di esseri umani, carburante, droga e armi”, aggiunge Williams.

Sulla posizione dell’Italia, infine, l’ex inviata Onu spiega che il nostro Paese “ha e continuerà ad avere un ruolo molto produttivo e vitale sul dossier libico. Le vostre storiche relazioni con la Libia, la prossimità geografica e il fatto che tutto ciò che accade in Libia tocchi la sicurezza nazionale dell’Italia rendono la Libia un obiettivo molto importante per il vostro Paese. Avete una grande ambasciata sul terreno a Tripoli e un ambasciatore fantastico, Giuseppe Buccino, che ha una enorme expertise sulla Libia”, aggiunge l’ex inviata Onu.

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