L’Iran conferma l’attacco contro la nave Saviz, l’ombra di Israele dietro il sabotaggio

Il ministro degli Esteri dell'Iran ha precisato: "Non è una nave spia"

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Il ministero degli Esteri dell’Iran ha confermato oggi l’attacco avvenuto ieri nel Mar Rosso, al largo dello Yemen, contro la nave cargo Saviz, precisando che l’imbarcazione ha subito “danni lievi”. L’Iran ha anche negato che la Saviz sia una nave “spia” utilizzata dai Guardiani della rivoluzione iraniana per controllare il traffico navale al largo delle coste yemenite e fornire informazioni ai ribelli sciiti Houthi. Il portavoce del ministero degli Esteri di Teheran, Saeed Khatibzadeh ha dichiarato che la Saviz non è una nave militare ed è registrata presso l’Organizzazione marittima internazionale, precisando che funge da “stazione logistica” dell’Iran nel Mar Rosso, fornendo servizi antipirateria. “Fortunatamente non si sono verificati incidenti mortali a causa dell’incidente e sono in corso valutazioni tecniche su come si è verificato l’incidente e sulle sue origini”, ha dichiarato Khatibzadeh. In base a quanto emerge dai dati del sito specializzato “vessel finder”, sarebbe ferma dal 24 ottobre 2020 nel braccio di mare che separa lo Yemen dall’Eritrea. La lunga presenza della nave nella regione è stata ripetutamente criticata dall’Arabia Saudita.

Al momento non è nota la causa dell’esplosione, né quale entità o Stato abbia condotto l’attacco. Diversi media internazionali, tra cui il “New York Times” sostengono che l’attacco sarebbe stato condotto da Israele, con una mina a “limpet” (a patella) piazzata sulla fiancata. Tale versione è stata anche diramata dall’agenzia iraniana “Tasnim”. L’attacco è avvenuto mentre a Vienna erano in corso i colloqui della Commissione mista dell’accordo sul nucleare iraniano (Piano globale d’azione congiunto, Jcpoa) durante i quali sono avvenuti i primi colloqui “indiretti” tra Stati Uniti e Iran. Il quotidiano statunitense ha sottolineato, citando una fonte anonima, che Israele avrebbe avvertito Washington dell’attacco. In una dichiarazione, il Comando Centrale delle forze armate Usa si è limitato a dire di essere “a conoscenza di notizie da parte dei media di un incidente che ha coinvolto il Saviz nel Mar Rosso”. “Possiamo confermare che nessuna forza americana è stata coinvolta nell’incidente”, ha riferito il comando. “Non abbiamo ulteriori informazioni da fornire.”

Quello di ieri è solo l’ultimo di una serie di attacchi a navi di proprietà israeliana e iraniana dalla fine di febbraio. In totale sono stati registrati almeno tre attacchi contro navi iraniane o di proprietà israeliana dal 25 febbraio. Il 25 marzo una nave da carico di proprietà di una compagnia israeliana è stata danneggiata da un missile nel Mar Arabico in quello che si sospettava fosse un attacco iraniano, secondo un alto funzionario della sicurezza israeliana. La nave è stata in grado di continuare il suo viaggio. Il 12 marzo l’Iran ha invece accusato Israele della responsabilità di un’esplosione a bordo della nave portacontainer Shahr E Kord al largo delle coste siriane. Il 26 febbraio Netanyahu ha accusato l’Iran di un’esplosione a bordo della nave da trasporto veicoli Helios Ray di proprietà israeliana nel Golfo di Oman. Gli incidenti si sono verificati dopo l’insediamento del presidente degli Stati Uniti Joe Biden che in più di un’occasione durante la sua campagna elettorale si è impegnato riportare Washington all’interno dell’accordo sul nucleare iraniano dopo l’uscita unilaterale voluta dal predecessore Donald Trump nel maggio 2018. Tuttavia secondo due inchieste condotte nei mesi scorsi rispettivamente dal “Wall Street Journal” e dal quotidiano israeliano “Haaretz”, Israele avrebbe compiuto nel 2019 diversi attacchi, almeno 12, contro cargo iraniani e navi mercantili diretti in Siria. Gli attacchi non sono mai stati confermati dall’Iran per evitare di compromettere il traffico di merci e armi dall’Iran alla Siria.

Alcuni analisti israeliani fanno rientrare tra gli attacchi dello scontro “marino” tra Iran e Israele anche il disastro ambientale avvenuto a fine febbraio nel Mediterraneo orientale quando una petroliera ha riversato in mare circa 100 mila di catrame e bitume con conseguenze dalle coste israeliane fino al Libano. Ad oggi non sono chiare le dinamiche dell’incidente che, secondo vari rapporti diffusi sia dalla stampa israeliana che internazionale, sarebbe stato provocato da un sabotaggio condotto dall’unità del commando navale israeliano, Shayetet 13, che avrebbe piazzato una mina contro la nave battente bandiera panamense Emerald che trasportava petrolio iraniano verso la Siria. L’establishment della difesa israeliano da tempo teme che l’Iran avrebbe aperto un nuovo fronte contro Israele in mare. Funzionari della difesa hanno avvertito negli ultimi anni che ciò potrebbe minacciare la libertà di navigazione nel Golfo Persico, danneggiando gravemente l’economia israeliana, in parte tagliando le importazioni. Lo stretto di Bab al-Mandab, che separa l’Asia dall’Africa lo Stretto di Hormuz, che separa il Golfo Persico dal Golfo di Oman e il Canale di Suez sono tre dei passaggi marittimi più importanti del mondo.

La fragilità delle tre vie d’acqua è emersa con forza con il recente incidente accorso alla portacontainer Ever Given dal 23 al 29 marzo ha bloccato la via d’acqua e su cui vi sono ancora indagini sulle reali cause dell’accaduto, attribuito ad una manovra sbagliata del timoniere a causa del forte vento e dalla poca visibilità. Circa il 20 per cento del commercio mondiale di petrolio passa attraverso i tre punti, che servono anche come rotta di transito dall’Asia e dall’Africa al Mar Mediterraneo e all’Europa. Per Israele, qualsiasi minaccia al suo traffico marittimo attraverso questi corsi d’acqua è strategica, dal momento che il 90 per cento delle importazioni ed esportazioni israeliane passa per mare. In particolare, il 12 per cento delle sue importazioni transita da Bab al-Mandab. Il valore annuo di queste importazioni supera i 15 miliardi di dollari.

 

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