L’Iraq rivendica un ruolo di “pilastro di stabilità” con la conferenza di Baghdad

L’Iraq rivendica un ruolo di “pilastro della stabilità” in Medio Oriente organizzando a Baghdad la Conferenza per la cooperazione e il partenariato alla presenza dei “pesi massimi” della regione. Dall’Iran all’Arabia Saudita, dagli Emirati Arabi Uniti al Qatar, dalla Giordania all’Egitto fino alla Turchia e al Kuwait: nove Paesi hanno partecipato (quasi) tutti al massimo livello al vertice organizzato dal premier iracheno, Mustafa Khadimi, con l’aiuto della Francia di Emmanuel Macron, giunto oggi in Iraq dove si tratterrà fino a domani. Il comunicato finale della conferenza pone molta enfasi “sugli instancabili sforzi diplomatici iracheni per raggiungere un terreno comune a livello regionale e internazionale al fine di rafforzare i partenariati politici, economici e di sicurezza, adottare un dialogo costruttivo e consolidare le intese sulla base di interessi comuni”. Di fatto, l’unico risultato concreto è stato quello di istituire “un comitato di follow-up composto dai ministri degli Esteri dei paesi partecipanti, per preparare le sessioni periodiche future della Conferenza e per discutere i progetti strategici economici e di investimento proposti dall’Iraq”. Va riconosciuto che mettere nella stessa stanza i ministri di Paesi rivali come Iran e Arabia Saudita, Egitto e Turchia, Emirati Arabi Uniti e Qatar non è affatto scontato.



 



Da sottolineare l’assenza della Siria, non invitata per “non creare controversie” come ammesso dagli stessi organizzatori iracheni. L’agenzia di stampa ed emittente curdo-irachena “Rudaw” sottolineala la denuncia durante il summit dei ministri degli Esteri di Turchia e Iran, rispettivamente Mevlut Cavusoglu e Hossein Amir-Abdollahian, sulle presunte “ingerenze straniere” negli affari regionali. A dire il vero, anche il presidente dell’Egitto, Abdel Fattah al Sisi, ha fatto un richiamo abbastanza esplicito alla “non ingerenza negli affari interni” dei Paesi della regione, riferendosi in particolare all’Iraq. Lo stesso padrone di casa Khadimi ha detto che “la convocazione di questa conferenza a Baghdad incarna la visione dell’Iraq della necessità di stabilire le migliori relazioni possibili con i Paesi del mondo, basate sui fondamenti della cooperazione, dell’integrazione, della non ingerenza negli affari interni e della predominanza del linguaggio del dialogo, collaborazioni e rispetto reciproco”. Il primo ministro ha rimarcato “il ruolo storico dell’Iraq come pilastro della stabilità nella regione: abbiamo posto solide basi per definire questo ruolo, a partire dal rifiuto di utilizzare le terre irachene come arena per conflitti regionali e internazionali, o per essere un trampolino di lancio per l’aggressione contro i suoi vicini”.

Il premier di Baghdad ha ricordato anche “l’incontro di Sua Eminenza, il Grande Ayatollah Ali al Sistani, noto per le sue grandi prese di posizione umanitarie e patriottiche, con Sua Eminenza Sua Santità Papa Francesco”, un evento che “ha rappresentato un salto di qualità nei fondamenti della tolleranza e della fratellanza umana”. Il Paese arabo a maggioranza sciita organizzerà il 10 ottobre prossimo le elezioni parlamentari anticipate che già si preannunciano problematiche, date le forti divisioni che animano la politica irachena. “Abbiamo chiesto alla comunità internazionale di sostenere le elezioni attraverso squadre di monitoraggio. Abbiamo ricevuto risposte sono state positive dalle organizzazioni internazionali e regionali e dai Paesi amici. Il popolo iracheno ha fatto ricorso al percorso democratico per determinare le proprie opzioni”, ha detto Khadimi escludendo “qualsiasi ritorno al passato” e alla dittatura.

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