Lo Stato islamico torna a colpire la Libia dopo mesi di inattività

L'esperto Musa Tehu Say ad Agenzia Nova: "L’attentato di Sebha dimostra che la regione meridionale paga un prezzo alto"

libia - sebha

L’attentato terroristico suicida che ha colpito ieri un posto di blocco nei pressi di Sebha, il capoluogo della regione meridionale del Fezzan, la vasta regione desertica della Libia sud-occidentale ricca di petrolio e risorse naturali ma povera di servizi, sta generando scalpore tra la popolazione e sui social media. Il deputato Misbah Wahid ha scritto su Twitter che l’episodio “indica la destabilizzazione della fragile sicurezza” in Libia. All’origine della precaria condizione della sicurezza nel Paese vi sono, secondo il deputato, “l’infiltrazione di terroristi, il dilagante fenomeno del contrabbando di carburante e di esseri umani, del traffico di droghe e sostanze allucinogene, principale fonte del finanziamento del terrorismo”.



Da parte sua, Musa Tehu Say, scrittore esperto di affari africani, ha dichiarato ad “Agenzia Nova”: “L’attentato di Sebha dimostra ancora una volta che la regione meridionale paga un prezzo pesante per il conflitto e il caos in Libia, oltre a essere la zona che ha subito maggiormente gli effetti delle guerre scatenate da Khalifa Haftar”. L’esperto ha messo in guardia sull’escalation della tensione che scatenerebbe tutti i Paesi del Sahel africano e dell’intera regione, soprattutto per quanto riguarda l’aumento di gruppi estremisti transnazionali. Citando l’attacco avvenuto pochi giorni fa in Nigeria, costato la vita a 88 persone, Tehu Say ha spiegato degli stessi gruppi attivi nel sud della Libia, che per anni hanno occupato la zona del monte Uwaynat, al confine tra Egitto, Libia e Sudan. Secondo lo scrittore, il governo di unità nazionale non ha ancora un ruolo per garantire la sicurezza e per formare i servizi di sicurezza che sostituirebbero le milizie che il generale Haftar utilizza per garantire la lealtà delle locali tribù libiche. Inoltre, Tehu Say sostiene che Haftar non sarebbe interessato alla sicurezza della regione meridionale della Libia, che pullula di mercenari e sicari.

Wael Ahmed, membro del Consiglio dei notabili e degli anziani di Murzuq, ha spiegato ad “Agenzia Nova” che l’attacco avvenuto a Sebha evidenzia che i gruppi terroristici affiliati allo Stato islamico sono penetrati nelle città e nei villaggi del Fezzan. Il ritorno dello Stato islamico, capace di sferrare duri attacchi come quello avvenuto a Sebha, rende necessaria un’azione seria da parte del Consiglio di presidenza e dell’esecutivo, secondo Ahmed. L’esponente del Consiglio dei notabili ha chiesto la chiusura completa delle frontiere meridionali per fermare anche le varie forme di contrabbando, che sono una potenziale fonte di reddito per i vari gruppi legati allo Stato islamico. Infine, Ahmed ha auspicato il controllo di Murzuq, la più grande città del sud della Libia, fuori dal controllo dello Stato dal 2019, e centro di partenza di diversi gruppi.



Il Consiglio presidenziale della Libia ha tenuto oggi una riunione d’emergenza, alla presenza dei massimi rappresentanti dei servizi segreti del Paese nordafricano, incentrata sull’attentato terroristico suicida che ha colpito ieri un posto di blocco nei pressi di Sebha, dove l’Italia dovrebbe a breve attivare un consolato, causando almeno due vittime. Lo ha reso noto Najwa Wahiba, portavoce dell’organo esecutivo presieduto da Mohamed Menfi. Il Consiglio di presidenza ha deciso di formare un comitato presieduto dal ministro dell’Interno, Khaled Mazen, con la partecipazione dei vertici del Servizio d’informazione generale e dell’Ufficio antiterrorismo, con l’obiettivo di raccogliere informazioni, individuare le persone coinvolte, perseguirle e consegnarle alla giustizia, fornire il sostegno necessario e le esigenze urgenti ai servizi di sicurezza nel sud e definire meccanismi e piani per combattere il terrorismo in tutte le regioni della Libia. “Il Consiglio presidenziale rinnova la condanna dell’attentato terroristico che ha ucciso i martiri mentre compivano il loro dovere, sottolineando che tali crimini non resteranno impuniti”, ha aggiunto Wahiba.

Il primo ministro del governo di unità nazionale della Libia, Abdelhamid Dabaiba, è stato tra i primi a condannare l’attentato suicida avvenuto ieri nella parte orientale di Sebha. Dabaiba, in un tweet pubblicato sul suo account ufficiale, ha dichiarato: “Condanniamo l’atto terroristico codardo che ha preso di mira un posto di blocco a Sebha, offrendo condoglianze alle famiglie del defunto capitano Ibrahim Abdel Nabi al Manaa e del tenente Abbas Abu Bakr Ali al Sharif. Auguriamo una pronta guarigione ai feriti. La nostra guerra contro il terrorismo continua e colpiremo duramente tutti i suoi nascondigli, ovunque si trovino”, ha aggiunto il premier.

La Camera dei rappresentanti della Libia con sede a Tobruk, nell’est del Paese, ha condannato con durezza oggi l’attentato terroristico, rivendicato dallo Stato islamico, che ieri sera ha ucciso il capo del dipartimento investigativo criminale e un ufficiale al seguito. In una dichiarazione rilasciata oggi, il parlamento libico ha invitato tutte le agenzie di sicurezza e militari ad assumersi le proprie responsabilità nel perseguire e rintracciare i gruppi terroristici e a colpire con “pugno di ferro chiunque cerchi di prendere di mira la sicurezza della patria e dei cittadini”. Nella sua dichiarazione, la Camera dei rappresentanti ha espresso le sue condoglianze alle famiglie dei defunti, augurando ai feriti una pronta guarigione.

Lo Stato islamico (Is) ha rivendicato nella notte l’attentato suicida. Secondo le prime ricostruzioni, l’attacco ha preso di mira un posto di blocco sulla strada Sebha-Brak al Shati, uccidendo due membri di sicurezza e ferendone altri tre, uno dei quali ricoverato in terapia intensiva. L’attentato, riferisce il sito web d’informazione libico “218 tv”, è avvenuto tramite un mezzo da trasporto tuk-tuk carico di rottami su cui era nascosto un ordigno esplosivo guidato da un attentatore suicida non ancora identificato: l’autobomba è esplosa a poca distanza dal posto di blocco presidiato dal personale di sicurezza.

L’agenzia “Amaq”, braccio mediatico dello Stato islamico, ha pubblicato alcuni dettagli dell’attentato contro “i miliziani del tiranno Haftar”, in riferimento al comandante dell’autoproclamato Esercito nazionale libico (Lna) con sede in Cirenaica. “Il fratello Muhammad al Muhajir, che Dio lo accetti, ha diretto con la sua auto-bomba verso un posto di blocco della milizia del tiranno Haftar nella zona settentrionale di Maziq, nella città di Sabha e, dopo essersi avvicinato, ha fatto esplodere la sua auto-trappola, uccidendo almeno quattro di loro, tra cui un ufficiale che occupa la posizione di capo del ramo investigativo criminale e un altro ufficiale a capo degli affari amministrativi, oltre a ferire diversi altri elementi, distruggendo tre veicoli e causando grande distruzione nel luogo dell’attacco”, si legge nel comunicato del gruppo jihadista, rilanciato dall’agenzia “Amaq” sui suoi canali social.

Potrebbe essere questa, forse, la risposta delle bandiere nere all’uccisione del “califfo” dello Stato islamico in Nord Africa, Abu Muadh al Iraqi (l’iracheno), ucciso durante un’operazione di sicurezza – non proprio brillante – avvenuta tra il 14 e il 15 settembre. Nel raid delle forze di Haftar nel quartiere Abdel Kaffi, nella città di Sebha, erano stati uccisi altri nove terroristi, tre donne e un bambino che erano con gli estremisti. Nel blitz avevano perso la vita anche tre soldati fedeli a Haftar appartenenti al 116esimo e del 160esimo battaglione. Al Iraq, il cui nome corretto è Abdel Qader al Najdi, era considerato il regista dietro alla decapitazione di 21 copti egiziani avvenuti in Libia nel febbraio del 2015.

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