Lopez Obrador in uscita dal Covid: “Non trascurate le carezze e i rimedi della nonna”

"Voglio condividere con voi la soddisfazione di essere in via di guarigione" ha detto il presidente del Messico

lopez obrador

Il presidente del Messico, Andrés Manuel Lopez Obrador, ha assicurato di essere vicino alla guarigione dalla covid-19, virus contratto a inizio settimana, raccomandando – tra gli altri – l’uso di alcuni rimedi casalinghi per alleviare la malattia. “Voglio condividere con voi la soddisfazione di essere in via di guarigione”, ha detto il presidente in un messaggio video registrato nel suo ufficio con ospiti, a debita distanza, i ministri dell’Interno e delle Finanze. “È abbastanza incoraggiante aver sperimentato, sulla mia pelle, che questa variante del covid non ha la letalità, la pericolosità della Delta”, ha sottolineato il capo dello Stato in un messaggio centrato su contenuti tranquillizzanti. “Sono passati quattro giorni dall’infezione e sto già bene. Non ho preso medicinali, eccetto il paracetamolo” ha proseguito “Amlo” raccomandando, pronto alle ironie “degli avversari”, l’applicazione di un noto unguento mentolato o gesti di affetto tra familiari.



“Da piccolo, mi ricordo che quando ci prendevamo l’influenza, mia madre ci metteva la crema sul petto e sulla pianta dei piedi”, ha proseguito Lopez Obrador mimando i gesti del massaggio. “Queste soluzioni, miele con un poco di limone per la gola, e così uno si riprende. E non fanno nessun danno le carezze, non sono mai troppe le carezze all’interno di una coppia, ai figli. Con attenzione, ovviamente, senza contagiarsi”, ha precisato. La variante micron “produce sintomi leggeri, è l’equivalente di un’influenza. Non ho mai avuto febbre, mal di testa, mancanza di ossigenazione. Tutto normale, solo un po di voce roca e mal di gola, che stanno già passando. Significa che questa pandemia si incammina all’uscita. È ancora una pandemia ma con questa nuova variante non ci sono molti pericoli, non aumenteranno molto i ricoveri e, cosa più importante, non avremo troppi altri decessi. E dopo questo periodo di contagio, molto veloce, torneremo tutti alla normalità”, ha aggiunto.

Nelle stesse ore, le autorità sanitarie del Messico hanno ribadito l’appello a non utilizzare prove sierologiche per la diagnosi o il monitoraggio del nuovo coronavirus. Un test “casalingo” che si realizza su un piccolo campione di sangue e che, avverte la Comisión Federal para la Protección contra Riesgos Sanitarios (Cofepris), ha concrete probabilità di rivelare “falsi negativi”, anche nella fase acuta della malattia. Risultati che potrebbero dare al paziente la “falsa sensazione” di essere al sicuro, avverte l’agenzia in una nota emessa a seguito dell’invito dell’Organizzazione mondiale della Salute (Oms), a valutare i test diagnostici della covid. Un esame reso ancor più stringente, a livello mondiale, dal diffondersi della variante Omicron del virus, destinata ad avere il sopravvento sulle altre ma i cui metodi di contrasto, soprattutto tramite vaccino, devono ancora essere messi a punto.



Lunedì 10 gennaio Lopez Obrador era risultato positivo al nuovo coronavirus, per la seconda volta. Il capo dello stato, che aveva denunciato “sintomi lievi” della malattia, ha ricevuto tre dosi di vaccino. “Informo che sono stato contagiato dal covid-19 e pur avendo sintomi lievi, rimarrò in isolamento, lavorerà dal mio ufficio e comunicherò in modo virtuale fino a quando non sarò guarito”, ha scritto Lopez Obrador in un messaggio pubblicato sul proprio profilo Twitter. “Amlo” era risultato una prima volta positivo poco meno di un anno fa, il 24 gennaio 2021, contagio che lo aveva tenuto distante dalla vita pubblica per circa due settimane. Il presidente aveva ricevuto l’ultima dose di vaccino, AstraZeneca come le due precedenti somministrazioni, il 7 dicembre.

L’ultima puntura, e non era la prima volta, è stata somministrata in pubblico per sottolineare l’importanza del vaccino, nel corso della tradizionale conferenza stampa quotidiana, appuntamento che presiede tutte le mattine dal suo insediamento, a inizio 2019. Per qualche tempo, il suo posto dinanzi ai giornalisti sarà ricoperto dal ministro dell’Interno, Adan Augusto Lopez. “Mi sono svegliato con un po’ di voce roca, più tardi mi sottoporrò alla prova”, aveva detto ieri mattina il capo dello Stato, prima di sostenere incontri con ministri e funzionari, pronti oggi a sottoporsi al test. Nel corso delle riunioni sono state adottate le misure standard di prevenzione, ha detto “Amlo”, alludendo all’uso di gel disinfettante e prova della temperatura corporea.

Il Messico ha registrato giovedì 43.523 nuovi contagi da covid-19, nuova cifra record dall’inizio della pandemia, arrivando a un totale di 4. 257.776 casi accertati. Secondo l’ultimo bollettino del ministero della Salute, nelle ultime 24 ore sono state inoltre certificate 148 morti riconducibili al nuovo coronavirus, per un totale di 300.912 decessi. La nuova fiammata di contagi, in gran parte legata al diffondersi della variante Omicron, non è per il momento motivo di un aumento tendenziale delle morti, ma sta decisamente aumentando la pressione sugli ospedali, riferisce il quotidiano “Millennio”. La crescita “esponenziale” dei contagi ha portato le autorità a raccomandare un allentamento sui test, sollecitando l’isolamento preventivo casalingo all’insorgere dei primi sintomi.

Il Messico si colloca da tempo nei primi dieci posti al mondo per numero assoluto di decessi. Sin dall’inizio della crisi pandemica, il presidente Andres Manuel Lopez Obrador ha predicato moderazione nella lettura dell’allarme sanitario. Al tempo stesso il governo ha sempre cercato di contenere le limitazioni alla circolazione, ricordando tra l’altro i possibili profili di incostituzionalità dei provvedimenti. Fermamente convinto che il virus non può essere fermato ai confini nazionali, il Paese non ha mai chiuso le proprie frontiere, scommettendo piuttosto sul potenziamento delle strutture di accoglienza sanitaria, anche grazie all’intervento dell’esercito e con risorse ricavate dai numerosi piani di austerità del governo.

Il grosso degli interventi preventivi si è concentrato sulla chiusura delle attività economiche e sociali di massa, modulate per zone, e comunque pagate con la perdita di numerosi punti di prodotto interno lordo nel 2020. Nel Paese nordamericano sono stati peraltro autorizzati numerosi vaccini in emergenza, compresi quelli che non hanno ricevuto il via libera dall’Organizzazione mondiale della Sanità (Oms). Il Messico ha anche perorato in numerosi fori internazionali la necessità di una più equa distribuzione dei vaccini tra nord e sud del mondo, sviluppando – tra le altre cose – un progetto di produzione del farmaco AstraZeneca in collaborazione con l’Argentina e la sintesi di un vaccino nazionale dal probabile nome “Patria”. Ad oggi, ha autorizzato all’uso in emergenza almeno dieci vaccini, compreso il cubano “Abdala”.

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