L’opposizione dialogante in Venezuela spiazzata dalla possibile mediazione del Vaticano

Secondo quanto appreso da "Nova" il Papa avrebbe intenzione di convocare Maduro e Guaidò

venezuela

La possibilità che la soluzione della crisi in Venezuela passi per una iniziativa del Vaticano potrebbe disinnescare le tensioni interne al fronte antigovernativo. Papa Francesco, a quanto apprendeva “Agenzia Nova” da fonti vaticane, avrebbe infatti intenzione di convocare presso la Santa Sede il presidente Nicolas Maduro e l’ex presidente dell’Assemblea nazionale (An), Juan Guaidò.



Per il leader oppositore si tratterebbe di una legittimazione forte, a fronte di un tentativo di alcuni competitor interni che, forti degli oltre due anni di “governo ad interim” senza risultati di sostanza, si candidano a un cambio di strategia e di comando, tornando al tavolo con Maduro. L’ex presidente dell’Assemblea nazionale (An) non ha mai ritenuto esserci le condizioni per un dialogo costruttivo, soprattutto in territorio venezuelano, anche per il timore che possa risolversi in un ulteriore allungamento della crisi, con Maduro saldamente in sella. Quello del Vaticano sarebbe in questo senso lo scenario ideale per riportare in auge Guaidò: pronto al dialogo con Maduro, come chiesto dalla parte sin qui meno forte dello schieramento, ma con le garanzie che il Santo Padre offre per un confronto senza squilibri.

Presentando la strategia “reale e fattibile” per arrivare a una soluzione per “uscire dalla tragedia”, Guaidò ha parlato della necessità di non arrivare a un accordo “che tenga in piedi l’esistente. Il Venezuela ha bisogno di un accordo di salvezza nazionale” tra il governo “ad interim” e dalla coalizione dei partiti che fanno capo a lui, “dagli attori che conformano il regime” e “in particolar modo dalle potenze internazionali”. Dialogo sì ma nessuna “cospirazione con la dittatura”, ha aggiunto Guaidò rivolto a tutti coloro che hanno “legittime aspirazioni” a guidare l’opposizione. “Cospirare con la dittatura per legittimarsi come tirannia e opposizione leale a questa tirannia non porta alla libertà ma alla sottomissione e alla normalizzazione della peggior tragedia che abbiamo vissuto nel paese”, ha insistito Guaidò.



La pressione sulla leadership di Guaidò è aumentata con il recente ingresso di un oppositore, Roberto Picon, nel nuovo Consiglio nazionale elettorale (Cne), grazie ai voti della maggioranza chavista. Picon, considerato lo stratega e principale artefice della vittoria delle opposizioni alle legislative del 2015, è stato a lungo figura politica di primo piano nel paese. E aveva fatto rumore il suo schierarsi al fianco di Henrique Capriles, l’ex candidato presidenziale, che invitava Guaidò ad abbandonare il “muro contro muro” e accettare la sfida elettorale posta da Maduro, cercando di strappare le migliori condizioni di accesso alle urne. Una carta difficile, ma che con Picon nel Cne sembrava potersi giocare. Non meno significativa la presa di posizione del principale sponsor internazionale di Guaidò. Gli Stati Uniti avevano infatti accolto il nuovo Cne del Venezuela senza le tradizionali scomuniche che accompagnavano ogni iniziativa di Maduro durante la presidenza Donald Trump. “Sta ai venezuelani decidere se il nuovo Cne può contribuire alla soluzione della crisi”, spiegava in una tweet la vicesegreteria del Dipartimento di Stato.

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