Luttwak: “L’ondata di geoeconomia lanciata dalla Cina fallirà”

Il politologo è intervenuto a un evento organizzato dalla Luiss Business School

Edward Luttwak

La prima ondata di geoeconomia è fallita; la seconda, portata avanti dalla Cina, fallirà anch’essa. Lo ha affermato il politologo Edward Luttwak, nel corso di un evento organizzato dalla Luiss Business School dal titolo “Geoeconomics: perché studiare geopolitica in una Business School”. La geoeconomia consiste nell’utilizzare metodi e logica della guerra a livello commerciale e industriale, come ha spiegato Luttwak. Con la fine della Guerra fredda e il crollo dell’Unione Sovietica, le nazioni non si sono combattute a livello militare ma commerciale. Dalla fine della Guerra fredda, Paesi come il Giappone hanno visto una collaborazione fra industrie dell’automotive e ministero dell’Industria per conquistare il mercato globale, approfittando delle crisi del settore statunitense, ha rilevato l’esperto statunitense di origine romena.



Con la crisi finanziaria del 2008, “la Cina lancia la propria guerra geoeconomica”, partendo dal settore dei microprocessori, ha ricordato Luttwak. Il politologo ha parlato di una “aspettativa cinese” in Occidente che sopravvaluta le capacità di Pechino a livello di sviluppo tecnologico e industriale. “Questa illusione continua”, ha proseguito Luttwak, citando l’esempio dell’intelligenza artificiale e rilevando come i cinesi “siano molto bravi nella propaganda”. “L’unico posto dove i cinesi hanno grande influenza è l’Italia”, ha commentato Luttwak. “Il primo ciclo di geoeconomia fu quello giapponese e fallì. Il secondo tentativo è quello cinese che vuole utilizzare barriere doganali per mettere pressioni sull’Australia e altri Paesi e della Belt and Road Initiative”, ha proseguito. Passando agli Usa, Luttwak ha aggiunto che “la Silicon Valley sta affondando”, perdendo il confronto con l’industria di Austin, in Texas.

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