Macron annuncia la riorganizzazione del G5: “Ma manterremo i nostri impegni”

Restano nel Sahel tra i 2.500 e i 3 mila militari, a Niamey il quartier generale, chiuse le basi nel nord del Mali

La Francia manterrà nel Sahel tra i 2.500 e i 3 mila militari. È questo il principale annuncio arrivato oggi dal presidente francese, Emmanuel Macron, durante una conferenza stampa tenuta all’Eliseo al fianco dell’omologo del Niger, Mohamed Bazoum, al termine del vertice del G5 Sahel che si è tenuto in videoconferenza. Macron ha sottolineato la “necessità” di adattarsi” ai gruppi terroristici presenti nella zona e di “accompagnare” i Paesi della regione e ha evocato la task force Takuba – cui contribuisce anche l’Italia con un massimo di 200 uomini da inviare entro la fine di quest’anno – affermando che la Francia continuerà a dare “un contributo significativo” al dispositivo. Nella sua conferenza stampa il capo dell’Eliseo ha quindi confermato, come anticipato nei giorni scorsi da diverse fonti di stampa, che entro la fine dell’anno Parigi comincerà a chiudere le sue basi militari nel nord del Mali. La chiusura, ha precisato Macron, avverrà nel “secondo semestre del 2021”, mentre quella delle basi di Kidal, Tessalit e Timbuctu arriverà invece per l’inizio del 2022. Confermato inoltre che il comando operativo delle forze francesi sarà gradualmente trasferito dal quartier generale maliano di Barkhane a Gao a Niamey, da dove sarà coordinata l’azione della task force europea Takuba “in un territorio più ampio”.



La Francia, ha poi tenuto a precisare Macron, resta militarmente impegnata nel Sahel perché gli viene chiesto dagli Stati della regione. “La Francia non ha la vocazione, e ancor meno la volontà, di rimanere impegnata in eterno nel Sahel. Siamo lì perché ci viene chiesto, per una domanda che non supererà mai quello che ci chiedono”, ha detto Macron. “Questa sollecitazione del sostegno della Francia è stata reiterata in occasione dei vertici di Pau e di N’Djamena. È anche emersa senza ambiguità dallo scambio che abbiamo avuto questa mattina”, ha aggiunto. Il senso della nostra presenza “non ha più nessun rapporto con gli interventi militari che la Francia ha condotto in passato sul continente africano”, ha proseguito il presidente francese, aggiungendo che quella annunciata oggi è una nuova evoluzione profonda dell’impegno francese nel Sahel poiché i successi finora conseguiti lo consentono e sottolineando che il progetto di “radicamento territoriale” di Al Qaeda e dello Stato islamico nel Sahel è stato “ostacolato, impedito” grazie all’impegno emerso durante il vertice di Pau. “Grazie a questo sussulto militare, ad un impegno supplementare dell’esercito francese e ad una migliore organizzazione del nostro coordinamento con i partner saheliani abbiamo saputo riprendere il controllo di questi territori tutti insieme”, ha detto. “La sfida è ormai quella di portare progressivamente in queste zone un massimo di servizi alla popolazione. È il senso del sussulto civile che abbiamo deciso durante il vertice di N’Djamena”, ha aggiunto il capo dell’Eliseo.

Il presidente nigerino, Bazoum, ha dal canto suo sottolineato la necessità che la lotta al terrorismo nella regione del Sahel evolva in direzione di un approccio capace di sostenere le popolazioni locali e di riconsegnare loro le terre dalle quali sono state costrette a fuggire, con l’obiettivo di riportare a casa entro fine anno tutti gli abitanti delle regioni colpite dagli attacchi. “In seguito a diverse operazioni congiunte tenute in collaborazione con le forze Barkhane e le truppe del Burkina Faso abbiamo intenzione di riportare alle loro case 30 mila abitanti di 19 villaggi” da cui erano stati costretti a fuggire, ha detto Bazoum, elogiando i risultati militari delle operazioni militari regionali. Il presidente nigerino ha commentato con soddisfazione in particolare l’operazione transfrontaliera “inedita” tenuta di recente dalle forze armate nigerine e burkinabé, così come quella con l’esercito maliano tenuta nella regione di Menaka e nella quale sono stati arrestati quattro leader dello Stato islamico nel Grande Sahara (Isgs) e due altri uccisi. Una prova, ha detto il presidente nigerino, di come con la cooperazione militare fra Paesi regionali possiamo ottenere risultati superiori a quelli dati da singoli sforzi.



Nel suo intervento Bazoum ha insistito sulla necessità di attuare un altro approccio, più attento alle popolazioni civili, per sconfiggere i gruppi terroristici in zona. “È necessario mettere in atto un programma di ricostruzione dei servizi di base e di rassicurazione sulle condizioni di sicurezza“, ha detto il presidente nigerino, per il quale il pesante bilancio sofferto dalle truppe francesi nel Sahel e i risultati non soddisfacenti nel contenimento della minaccia terroristica sono la prova che “quell’approccio non è il solo, serve sostenere le popolazioni e dare loro le condizioni per vivere normalmente”. Bazoum ha quindi portato come esempio di azione virtuosa le ultime operazioni avviate lo scorso 20 giugno nei villaggi al confine con il lago Ciad, una zona dove i terroristi hanno sottratto territorio ai civili: “abbiamo riportato a casa circa 6 mila persone del villaggio di Barwa nella regione di Diffa”, ha detto, sottolineando come in quest’area siano sfollate fra il 2015 ed il 2017 fino a 130mila persone, mentre i dintorni ospitano a loro volta fra le 110 e le 130 mila persone in fuga dallo Stato nigeriano del Borno, dove imperversa l’azione di Boko Haram.

La riorganizzazione del dispositivo del G5 Sahel è stata preceduta il mese scorsa dall’annuncio da parte di Macron di una “profonda trasformazione” dell’operazione militare Barkhane, attiva nel Sahel dal 2014 contro la minaccia jihadista, in quello che si preannuncia come un graduale disimpegno francese in un’area mai realmente pacificata e che anzi, rispetto a qualche anno fa, appare ancor più instabile e fragile. Il programma prevede, nello specifico, la fine dell’operazione Barkhane come “operazione esterna” per consentire la creazione di un’operazione multilaterale “di appoggio, sostegno e cooperazione agli eserciti dei Paesi della regione che lo chiederanno”, ha precisato Macron, spiegando che “molto presto” verranno presentate le modalità e il calendario dettagliato in cui avverrà la rimodulazione dell’intervento.

“La forma della nostra presenza nel Sahel non è più adatta alla realtà dei combattimenti”, ha dichiarato il presidente francese, parlando di “diverse centinaia” di militari che resteranno nel Sahel (a fronte dei 5.100 attualmente presenti) e menzionando anche la chiusura di alcune basi dell’esercito francese, senza specificare quali. Secondo quanto riferito dal quotidiano “Le Monde”, il ritiro francese è al momento pianificato in tre fasi principali: la prima è prevista per l’inizio del 2022 e potrebbe portare alla chiusura di alcune basi militari in Mali; la seconda fase porterebbe a un calo delle forze del 30 per cento entro l’estate 2022; la terza fase, ancora ipotetica, prevedrebbe una riduzione del 50 per cento delle forze attuali, portandole a circa 2.500 uomini all’inizio del 2023.

Leggi anche altre notizie su Nova News
Seguici sui canali social di Nova News su Facebook, Twitter, LinkedIn, Instagram, Telegram

TAGS