Marò, la Corte suprema indiana aggiorna alla prossima settimana l’udienza per la chiusura del caso

Il collegio aveva stabilito che la dichiarazione di chiusura sarebbe avvenuta solo dopo il deposito del risarcimento

caso Marò

La Corte suprema dell’India ha aggiornato alla prossima settimana l’udienza per la chiusura del caso Enrica Lexie perché l’indennizzo di cento milioni di rupie (1,1 milioni di euro circa) concordato per le vittime non è ancora stato depositato. Lo riferisce il sito di informazione giudiziaria indiano “Live Law”. Nell’udienza odierna presieduta dal giudice capo, Sharad Arvind Bobde, il procuratore generale, Tushar Mehta, ha dichiarato che “l’Italia ha avviato il trasferimento di denaro”, ma che la somma non è ancora disponibile. I supremi giudici hanno quindi rinviato alla prossima settimana la chiusura del caso. Lo stesso collegio il 9 aprile aveva stabilito che la dichiarazione di chiusura sarebbe avvenuta solo dopo il deposito del risarcimento, precisando che il ministero degli Esteri indiano, entro una settimana dal ricevimento della somma, avrebbe dovuto a sua volta versarla nel conto corrente della Corte.



Il caso risale al 2012: il 15 febbraio di quell’anno i fucilieri della Marina militare Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, in servizio antipirateria sulla petroliera italiana Enrica Lexie, furono arrestati dalle autorità indiane con l’accusa di avere ucciso due pescatori, Valentine Jelastine e Ajeesh Pink, imbarcati sul peschereccio indiano Saint Anthony al largo della costa dello Stato del Kerala, arresto contestato dal governo italiano per il quale i fatti erano avvenuti in acque internazionali. Nel 2015 l’Italia ha attivato la procedura di arbitrato internazionale nel quadro della Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare (Unclos), rivolgendosi al Tribunale internazionale del diritto del mare (Itlos) di Amburgo; nell’ambito della procedura, a l’Aja è stato costituito il tribunale arbitrale presso la Corte permanente di arbitrato (Cpa). Latorre è tornato in Italia nel 2014 per motivi di salute, Girone nel 2016 in attesa della sentenza.

La sentenza arbitrale, il cui dispositivo è stato pubblicato il 2 luglio 2020, ha stabilito che i due marò godono dell’immunità in relazione ai fatti accaduti durante l’incidente e che all’India è pertanto precluso l’esercizio della propria giurisdizione nei loro confronti. Il Tribunale arbitrale ha dunque accolto la tesi sempre sostenuta dall’Italia in tutte le sedi giudiziarie – indiane e internazionali – e cioè che i due fucilieri di Marina erano funzionari dello Stato italiano, impegnati nell’esercizio delle loro funzioni, e pertanto immuni dalla giustizia straniera. Tuttavia è stato anche stabilito che l’Italia ha violato gli articoli 87 e 90 della Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare e che deve compensare l’India per la perdita di vite umane, i danni fisici, il danno materiale all’imbarcazione e il danno morale sofferto dal comandante e altri membri dell’equipaggio del peschereccio. Al riguardo, il Tribunale ha invitato le due parti a raggiungere un accordo attraverso contatti diretti.



La vicenda ha avuto per anni un impatto negativo sulle relazioni tra Italia e India. Dopo la visita di Romano Prodi nel 2007, nessun presidente del Consiglio italiano ha visitato il Paese asiatico per dieci anni, fino a Paolo Gentiloni, il 30 ottobre 2017. Esattamente un anno dopo il rilancio delle relazioni bilaterali è proseguito con la visita a Nuova Delhi dell’allora presidente del Consiglio, Giuseppe Conte. Un ulteriore passo è stato fatto lo scorso 6 novembre col vertice, tenutosi in modalità virtuale, tra lo stesso Conte e il primo ministro indiano, Narendra Modi, nel quale è stato adottato un piano d’azione per il periodo 2020-24 per un partenariato rafforzato.

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