Marocco: Rabat impone il certificato verde anti-Covid e si avvicina all’immunità di gregge

Il Marocco segue l’esempio dell’Italia e impone il certificato verde, o “green pass”, per l’ingresso nelle strutture pubbliche, come parte di un nuovo approccio per affrontare la pandemia da Covid-19 e raggiungere l’immunità di gregge. Secondo il portale informativo “Afrigate”, il Marocco ha disposto, a partire da giovedì 21 ottobre, il “passaporto vaccinale” come documento ufficiale per l’ingresso nelle strutture pubbliche, per i trasporti pubblici, nonché per l’ingresso di dipendenti e utenti nelle amministrazioni pubbliche, semipubbliche e private, alberghi, ristoranti, caffè, spazi interni, negozi, sale di sport e bagni. Tuttavia la decisione, ufficializzata solo tre giorni prima della sua entrata in vigore, ha suscitato sorpresa tra commercianti e aziende, costretti a rifiutare i clienti ma anche i propri dipendenti sprovvisti dell’apposita certificazione contro il Covid-19.



Il Regno nordafricano ha già vaccinato il 57 per cento della popolazione e ha iniziato la campagna per una terza dose poche settimane fa. “Il pass vaccinale diventerà ‘obsoleto’ se il suo titolare non riceverà una terza dose sei mesi dopo la seconda iniezione”, ha avvertito il ministro della Salute, Khalid Ait Taleb, durante un’intervista televisiva. Sui social, la decisione del governo ha suscitato una certa sorpresa e alimentato accesi dibattiti tra “pro” e “no-vaccino”. Lo scorso 19 ottobre, diverse personalità tra cui politici come Mohamed Nabil Benabdallah, segretario generale del Partito per il progresso e il socialismo (Pps), e Nabila Mounib, segretaria generale del Partito socialista unificato (Psu) hanno lanciato una petizione online intitolata “No alla tessera vaccinale in Marocco senza dibattito nazionale” ,per denunciare l’attuazione “arbitraria” delle certificazione. Alla stessa Mounib è stato inoltre impedito l’ingresso in parlamento a causa della mancata esibizione del certificato vaccinale. Anche la parlamentare Fatima Al Zahra Tamni non ha partecipato alle sessioni del parlamento ieri, a causa del suo rifiuto di presentare il “passaporto vaccinale”, nonostante le tre dosi del vaccino. La donna, spiega il portale informativo “Afrigate”, ha voluto così esprimere la sua protesta contro la decisione delle autorità marocchine, considerata autoritaria.

Secondo il ministro Ait Taleb, sono in tutto 16 milioni le dosi disponibili al momento in Marocco e basterebbe la vaccinazione di sei milioni di persone per raggiungere l’immunità di gregge. Fino al 17 ottobre 2021 sono state utilizzate più di 44,8 milioni di dosi di vaccinazione e il numero totale delle persone che hanno ricevuto una sola dose almeno ha raggiunto i 23,6 milioni, ovvero 77,5 della popolazione target (circa il 64 per cento della popolazione totale), di cui 21,4 milioni sono completamente vaccinati (due dosi), ovvero il 70 per cento della popolazione target (cioè circa il 57,6 per cento della popolazione totale). Il ministro ha difeso le nuove misure prese in riferimento all’obbligo del certificato di vaccinazione, affermando che le autorità hanno approvato tale misura “per recuperare il tempo perso per raggiungere l’immunità di gruppo durante le restanti settimane di quest’anno, soprattutto perché in Marocco è molto vicino a raggiungerla”.



Lo scorso 25 ottobre inoltre, decine di cittadini hanno manifestato nel centro della capitale Rabat contro l’obbligo imposto dal governo. Secondo il quotidiano “Al Yaoum 24”, le forze di sicurezza sono intervenute per calmare i manifestanti, mentre l’Ordine degli avvocati ha definito “illegale” l’imposizione del certificato vaccinale, invitando l’esecutivo a fare marcia indietro. Da parte sua, il governo ha affermato di aver accolto con piacere favore il grande afflusso ai centri di vaccinazione a seguito dell’adozione del “nuovo approccio preventivo” basato sul passaporto vaccinale, che “garantirà il raggiungimento dell’immunità collettiva e il ritorno alla vita normale”. L’esecutivo guidato dal neo premier Aziz Akhannouch ha inoltre informato i cittadini che hanno ricevuto la prima dose del vaccino contro il Covid-19, della possibilità di ottenere un “passaporto vaccinale” provvisorio “al fine di beneficiare di alcuni vantaggi garantiti dalla certificazione” in attesa della seconda dose.

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